Johann Wolfgang von Goethe - I dolori del giovane Werther

Oggi dedicherò questo spazio letterario ai pochi che ancora non hanno letto "I dolori del giovane Werther", romanzo epistolare di Johann Wolfgang Goethe (1749-1823).
L'occasione mi viene offerta dalla data odierna. Il 4 maggio di 250 fa (era il 1771) il protagonista scrive la prima lettera del romanzo d'amore tra i più famosi mai scritti. Il destinatario è l'amico amatissimo Wilhelm, depositario dei più intimi turbamenti vissuti per l'infelice amore per Lotte, conclusosi con un tragico epilogo. Venature di autobiografismo sono palesi: Werther è Goethe, Lotte è Lotte Buff, di cui l'autore poco più che ventenne si era innamorato. Lo stretto legame tra finzione e realtà sarà funzionale ad innescare un meccanismo letterario di emozioni sempre più profonde che si raggrumano nell'animo del protagonista che titanicamente lotta contro una società aristocratica già in crisi, ma ancora ben salda al potere, di cui sarà l'innocente vittima sacrificale.
E noi lettori di pagina in pagina, di lettera in lettera saremo magneticamente attratti da quello che definirei un "soliloquio diaristico" di struggente malinconia, al quale parteciperemo con trepidazione, finendo, senza rendercene conto, con l' identificarci sempre più in Wilhelm, che "recita" ma dietro le quinte, tutti ridotti, egli letterariamente e noi realmente, a lettori impotenti di fronte a un destino solo ineluttabile. Amore tanto più incomprensibile a noi moderni abituati a una visione dell'amore libera da ogni vincolo sociale, politico, di classe, quanto più indicativo della grandezza d'animo di Werther/Goethe, "colossi" di moralità e autenticità incomparabili alle prese con una lotta impari che li costringerà a soccombere. Almeno apparentemente. La Storia, la vita, i lettori di ogni epoca, infatti, saranno sempre dalla loro parte.
Tanto e tanto altro da aggiungere per un romanzo così importante. Un classico di questo calibro non si può certo liquidare in poco più di venti righe. Ma anticipo che più in là ci saranno altre occasioni che ci permetteranno di soffermarci con maggiore ampiezza sul "Werther". Intanto invito a leggerlo chi non lo ha ancora fatto, invito a rileggerlo chi lo ha già apprezzato.
Pippo Lombardo