Sait Fai Abasiyanik - Un uomo inutile

Sait Faik Abasiyanik. Questo il nome di un autore turco del '900. Il più importante. Vive appena 48 anni. Una vita da flâneur? Da bohémien? Un po' dell'uno, un po' dell'altro. Comunque direi che ha vissuto semplicemente una vita. La sua. Vita di letteratura, per la letteratura. Quella che spesso si rispecchia nelle sue pagine intense e raffinate, nei contenuti come nella forma, certamente nuove per un orizzonte in cui la tradizione era tutto, quella che egli infrange con la bravura di chi sa usare il bulino per restituirci una realtà minuziosa, osservata come con un microscopio, il suo animo sensibilissimo, fatta di dettagli piccoli, di racconti più o meno brevi, caleidoscopio di una Turchia antica e vera, in parte rude e indecifrabile, ma al tempo stesso assolutamente autentica nei paesaggi, come nei personaggi, tanti, tra i quali si nasconde lo stesso autore. Trame esili come ragnatele che intrappolano vite evanescenti, di uomini sanguigni, di donne forti, fatali e vittime, di bambini abbandonati a se stessi, ma tutti assillati dalla necessità di vivere, di sopravvivere.
Un realismo lirico, a volte di matrice visionaria, ci trascina in un' atmosfera stambuliota, sospesa al filo invisibile della Storia, colta nel suo attuarsi quotidiano con acume e struggente amore. Sait Faik Abasiyanik ama e odia dal profondo delle sue viscere, gioisce e farnetica, sogna e soffre, si isola e si ostina a cercare nell'umanità che gli gravita attorno. Tutto cerca e niente trova. Silenzio e grida. Alcolismo e sublimazione. Raffinatezza intellettuale e estenuazione psichica. Per tanti "un uomo inutile", a cui, però, finalmente sono state riconosciute le sue grandi doti umane e letterarie.
Al lettore attento la possibilità di addentrarsi nei meandri di pagine inusuali quanto affascinanti ed esotiche per noi occidentali.
Pippo Lombardo