Il teatro dell'oppresso di Augusto Boal
di Tobia Dal Corso
Essere cittadini non vuol dire far parte di una società, ma provare a trasformarla.
Augusto Boal
Prima parte
La prima volta che sentii parlare del Teatro dell'Oppresso, ammetto, pensai si trattasse di una moda consumata mezzo secolo fa e ormai relegata ai soli libri di storia del teatro. Anche quando mi spiegarono brevemente le sue potenzialità e il suo valore politico e culturale, confesso che ritenni comunque si trattasse di un fenomeno confinato nella realtà brasiliana in cui nacque e non utilizzabile in altro luogo e tempo. Riconosco che mi sbagliavo. Il Teatro dell'Oppresso (anche abbreviato in TdO) è uno strumento così versatile e profondo che mi stupisce non abbia oggi un ruolo di grande rilievo nelle società moderne.
Con il termine Teatro dell'Oppresso si connotano una serie di metodologie ideate tra gli anni Sessanta e Settanta dal regista brasiliano Augusto Boal. Si tratta di un sistema di tecniche, esercizi e discipline che in maniera multiforme si sposta tra immagine e parola, pensiero e corpo, rappresentazione e dibattito; è insieme una metodologia educativa e uno strumento di trasformazione sociale, capace di muoversi e di adattarsi in diversi settori e realtà. Se «il teatro nella sua essenza […] è “la capacità di vedersi in azione”», il TdO è una delle forme teatrali che più enfatizza questo aspetto e ne fa il punto cardine della sua ricerca. Scopo del TdO è infatti abbattere la la barriera che separa il pubblico dagli attori, trasformando il teatro in un dialogo equo ed eliminando la distinzione tra chi decide e chi è deciso, tra oppressori e oppressi, assurgendo così a strumento per e della comunità.
Come spiega lo stesso Boal in un'intervista, Shakespeare paragona il teatro a uno specchio che mostra virtù e vizi del nostro tempo. Invece che rimanere passivi, l'artista brasiliano ci invita a entrare in questa immagine per trasformarla nella maniera in cui la si vorrebbe vedere, facendo sì che l'atto teatrale di trasformazione diventi trasformatore di noi stessi e della realtà che ci circonda.
La prossima volta ci soffermeremo sugli esordi, sull'esilio e sull'esperienza europea di Augusto Boal.









