Guida il tuo carro sulle ossa dei morti
Romanzo di Olga Tokarczuk
di Carla D'Agristina
Lo ammetto: ho scelto di leggere questo libro per il suo titolo, perché era accattivante, mi ha attratta molto (poi ho scoperto essere un verso di William Blake, dato che la protagonista traduce alcune sue poesie, e ciò mi ha resa ulteriormente felice).
Questo libro è un romanzo ecologista travestito da noir. Sì, perché in questa gelida Polonia accade un fatto strano: ci sono una serie di omicidi ravvicinati e quindi partono le indagini.
La nostra protagonista e voce narrante, Janina, un’insegnante di inglese in pensione e grande appassionata di astrologia, vive da sola nella sua casetta isolata nel bosco, con soltanto un paio di vicini. La sua casa è immersa nella Natura; lei stessa lo è. Il suo contatto con essa è molto romantico, come quello dei poeti inglesi.
Janina comunica con la Natura e le sue Creature, al punto da utilizzare la lettera maiuscola per indicare la loro personificazione. Vive con gli animali e soffre con loro, tanto da credere che siano loro stessi a vendicarsi su questi uomini uccisi, per via della caccia. Ogni cosa, ogni essere sembra quasi parlare, in un’atmosfera raccolta ma piena di tensione.
“Pena, grande pena, lutto per ogni Animale morto, un lutto che non ha mai fine. Ne finisce uno e ne comincia un altro, perciò sono costantemente in lutto. Ecco come mi sento. Ero inginocchiata sulla neve insanguinata e accarezzavo il pelo ruvido, freddo, rigido.”
A questo punto vi starete chiedendo: “Ma quindi di cosa parla questo libro?”
Di tutto. Olga Tokarczuk, premio Nobel 2018, è una maestra di stile e stili: quando Janina pensa o si rivolge alla Natura, lo fa nel modo più dolce e impalpabile che si possa immaginare; quando, invece, racconta le vicende umane, specialmente quelle legate agli uomini cacciatori, la lingua diventa rude e tagliente. Il racconto dell’investigazione fa praticamente da sfondo al susseguirsi delle sue riflessioni filosofiche e naturalistiche, il tutto in maniera molto lenta ma, allo stesso tempo, magnetica.
“L’anima ce l’ha il più abietto dei criminali, ma non tu, bellissima Cerca, e neanche tu, Cinghiale, e neanche tu, Anitra selvatica, né tu, Maiale, né tu, Cane. Ormai l’assassinio è impunito. E poiché è impunito, nessuno lo nota più. E poiché nessuno lo nota più, non esiste. Quando passate davanti alle vetrine dei negozi dove stanno appesi pezzi rossi di corpi squartati, che cosa pensate che siano? Non ci riflettete, vero? Oppure quando ordinate uno spiedino o una cotoletta, che cosa vi portano? In questo non c’è niente di terribile. Il crimine è stato riconosciuto come una cosa normale, è diventato un’attività quotidiana. Chiunque ne commette. Ecco come sarebbe il mondo se i campi di concentramento fossero diventati la norma. Nessuno ci vedrebbe niente di male.”
Credo sia un’autrice tutta da scoprire, cosa che conto di fare presto. Se avete voglia di leggere un romanzo originale, un ibrido di generi scritto divinamente, questo libro fa per voi.
