Viaggio in Giappone
Breve cronaca di parole e immagini
di Pippo Lombardo
Tokio
Sempre Tokio: culto della natura e modernità. Armonia perfetta. Si tratta del parco Shinjuku Gyoen di ben 58 ettari circa, un'oasi verde molto popolare situata all'interno della frenetica metropoli. All'interno tre stili di giardino: quello tradizionale, uno all'inglese e uno alla francese. L'edificio sullo sfondo è il famoso grattacielo NTT Docomo Yoyogi Building.
Ancora Tokio, quartiere Ueno: Museo nazionale - sezione dei samurai. Il museo più antico del Giappone, dove il passato riemerge da reperti di straordinaria bellezza, restituendo allo spettatore lo stupore di un mondo che rivive attraverso armi e armature, oggetti rituali, splendide pitture e ceramiche, sontuosi abiti di tessuti pregiati. In poche parole: il Giappone che ti incanta.
Tokio è anche Shibuya, uno degli incroci più trafficati al mondo. Si stima che circa 2500 persone lo attraversino ogni volta che scatta il semaforo verde. Una sensazione di capogiro, di immersione in quella contemporaneità che questa città incarna appieno: luci, insegne, palazzi modernissimi di vetro e acciaio, una frenesia che sospinge tutti alla velocità, in una realtà che agli occhi dei turisti sembra di un altro mondo. Persone che si incrociano, destini che si incrociano e chissà dove portano. Di certo verso un consumismo elevato all'ennesima potenza. L' "hic et nunc" che si polverizza in una manciata di secondi e la dimensione umana viene fagocitata da un mercato senza freni e senza morale. La società liquida di Zygmunt Bauman qui si concretizza in una realtà sociale caratterizzata da instabilità, fluidità e mutabilità delle relazioni, delle istituzioni e delle identità personali. Diogene di Sinope? Chissà cosa avrebbe detto cercando l'uomo in questo marasma!
Non si direbbe, ma siamo sempre a Tokio (quartiere Asakusa), quella della tradizione religiosa buddista, quella che non ti aspetti in mezzo ai grattacieli. Un tempio che sfida la modernità, riemergendo con vigore da un passato remoto per farsi ammirare in tutta la sua sacralità e bellezza. É l'area sacra del tempio Sensō-ji, il più antico e esteso di Tokio. Da questa grande porta, Hōzōmon, affluiscono fiumane di fedeli e turisti, tutti in cerca di qualcosa di inesprimibile: i primi del contatto con la divinità Kannon, qui custodita; gli altri di sensazioni sospese tra lo stupore e l'effimero del tipico consumo occidentale. Tutti, però, accomunati dal diabolico cellulare che predatorio cattura panoramiche, particolari, volti propri e altrui da imprigionare nei pixel quale bottino da ostentare fra amici e parenti. Da aggiungere: tutta l'area è stata bombardata e distrutta durante la Seconda Guerra Mondiale, riedificata a gloria di un passato incancellabile.
Kamakura
Da Tokio a Kamakura. Circa 65 km per raggiungere due mete importanti: il santuario shintoista di Tsurugaoka Hachimangu; la grande statua del Budda, 12 metri di altezza, sacralità profonda e bellezza. Tantissimi pellegrini giapponesi che si mescolano con tantissimi turisti di ogni parte del mondo, soprattutto europei, avvantaggiati da un cambio molto favorevole. Luoghi brulicanti di interminabili file umane chiassose, sotto un caldo sole inusuale a maggio. Tutti prendono d'assalto le postazioni più belle per le famigerate foto ricordo di se stessi o in gruppo con sullo sfondo particolari di edifici colorati, carichi di storia. Ma malgrado ciò, l'aura sacrale si impone su tutto e tutti e in ognuno, per qualche secondo, sboccia persino una preghiera, intima e universale: specialmente per la pace.
Takayama
Takayama: 300 km a ovest da Tokio, tra le Alpi Giapponesi. Si torna indietro nel passato attraversando le strette vie del quartiere Sanmachi Suji, fiancheggiate da tipiche abitazioni costruite da mastri carpentieri famosi per la bravura nel maneggiare il legno, per erigere anche templi sparsi tra Nara e Kioto, dove la tradizione vuole che abbiano innalzato anche il Palazzo imperiale. Al solito, turisti come cavallette che scattano foto agli angoli più pittoreschi del piccolo centro e che aggrediscono le innumerevoli botteghe di souvenir che si susseguono lungo le stradine, offuscando il fascino del luogo. Si prova un po' di delusione che per fortuna viene compensata nel tardo pomeriggio da una cena a base di ottima carne Hida Wagyu che ti portano al tavolo con il fornello per cucinarla con erbe, brodi, salse, uovo crudo. Nel piccolo ristorante turisti europei, alcuni italiani. Poi risate quando comunichiamo con i traduttori che a volte impazziscono: parole fuori contesto che suscitano risolini gentili nella minuta signora che ci serve. Alla fine, comunque, ci si intende, facciamo i complimenti per il cibo veramente squisito, ricevendo inchini su inchini di ringraziamento. Il Giappone è anche questo.
Shirakawa - Go
Benvenuti a Shirakawa - Go, nel cuore dell'antico Giappone. Dichiarato dall'UNESCO patrimonio dell'umanità, conserva miracolosamente tutte le caratteristiche della sua bellezza, nonostante l'invasione dei soliti innumerevoli turisti che però in questa grande area quasi si mimetizzano nell'ambiente. Vegetazione lussureggiante, un fiume gorgogliante, Shō-kawa, e le sue magnifiche “gassho-zukuri", case con tetto spiovente di paglia, esempio di abitazioni con ambienti pensati anche per la bachicoltura (ultimo piano), in cui vivevano e vivono più nuclei della stessa famiglia. Una casa contadina e una di un samurai sono oggi musei di straordinario fascino. Risaie in ogni dove, abitanti intenti nelle loro faccende quotidiane, maestranze di operai che curano la manutenzione delle case, restituiscono al visitatore un'atmosfera di vita veramente autentica.
Kanazawa
É la volta di Kanazawa, splendida città in equilibrio tra modernità, tradizione e natura. Almeno questa è l'impressione che colpisce un turista. Strada principale con edifici e hotel elegantissimi e appena giri l'angolo il quartiere dei samurai, Nagamachi, conservato come era una volta e tra strette stradine spunta la casa della famiglia Nomura, magnifico esempio di abitazione giapponese tradizionale. Poi una lunga passeggiata tra le vie moderne e spaziose e ti ritrovi al santuario shintoista Oyama-jinja: poco più in là ci si immerge nel giardino Kenrokuen, 11 ettari di natura armoniosa studiata in ogni particolare e qualche passo ancora per ammirare il castello del clan Maeda. E che dire poi del grande mercato ittico? Uno spettacolo di gente, di colori, soprattutto di pesci di ogni tipo. Poi la sera cibo giapponese in uno dei tanti locali dove tutto è squisito.
Kioto
Kioto di notte
Kioto di notte ha un fascino che la avvolge per renderla ancora più incantevole. Le luci non troppo sfrontate ne esaltano gli aspetti più atavici, rendendola unica: l'aria sacra di Kiomizu e il quartiere delle geishe. Una luna assassina per lambire l'anima, una prelibata cena tradizionale per ristorare il corpo.
Nara
Il viaggio, purtroppo, volge ormai alla sua conclusione. É mattina. Nara ci accoglie con i suoi messaggeri divini, i cervi, lungo la strada che porta a uno dei luoghi sacri più visitati del Giappone. Ci incamminiamo all'interno dell'estesissimo parco fino a giungere al santuario Kasuga Taisha. Turisti anche qui numerosissimi e provenienti da ogni dove: americani, europei, asiatici, nordafricani. Ancora una volta natura, spiritualità, umanità si fondono. Il frastuono della società moderna è come inghiottito in una dimensione temporale sospesa, aleggia invece una sorta di meraviglia che, a tratti, diventa stupore della contemplazione.
Fushimi Inari-Taisha
Area sacra di Fushimi Inari-Taisha. Penultima tappa del nostro viaggio disturbata da una pioggia insistente che impedisce di affrontare tutto il percorso del sentiero suggestivo delimitato da migliaia di "torii" (portale sacro) di questo santuario shintoista, il più importante del Giappone, che è visitato annualmente da milioni di pellegrini e turisti. La folla rallentata diventa calca e, percorse poche decine di metri, siamo costretti a tornare indietro. Resta solo il ricordo di un luogo seducente, misto al rammarico di un'aspettativa in parte delusa. Ma ci sarà ancora domani. Ci aspettano Miyajima e Hiroschima.
La mattina dell'ultimo giorno, Miyajima ci accoglie con un sole pallido che spande la sua luce altrettanto pallida su un paesaggio naturale di incantevole bellezza dai toni ammorbiditi da un leggero vapore che sfuma i contorni di ogni cosa, compresi i rossi scarlatti dei padiglioni e della vasta area sacra che si adagia elegante sul mare. Un viavai di turisti affaccendati nei soliti scatti fotografici su scorci che vale la pena immortalare. Una coppia di sposi, sacerdoti e fedeli in preghiera, un'atmosfera rarefatta, anche qui sospesa tra il passato e il presente che poco più in là si sfalda tra colorate bancarelle di souvenir e ristoranti che all'ora di pranzo pullulano di gruppi, di famiglie giapponesi e stranieri. Un breve lunch. Pomeriggio ci attende Hiroshima.
Hiroshima...del sentimento del dolore. Nessun altra parola da aggiungere, benché percorrendo le sue strade, lo spazio del memoriale che si dilata nel tempo, siano tante le parole che affiorano al cuore, siano tante le domande che non trovano risposte. Il grido delle migliaia di vittime innocenti di quel 6 agosto 1945 ancora risuona in questo luogo, specialmente il pianto inconsolabile dei tantissimi bambini che in quel giorno incrociarono i loro normali destini con quelli incomprensibili della storia umana e dei potenti della terra, loro carnefici. Indelebili le foto che li ritraggono nel momento dell'orrore. Che ancora oggi, purtroppo, sembra non avere fine. Leva ancora la tua voce, cara Sadako Sasaki, dall'alto del monumento che ti solleva verso il cielo per invocare pietà, per ricordare le tue sofferenze a seguito delle radiazioni di quella bomba devastante, ma dal nome gentile "Little boy".































































