Le mummie animali nell'antico Egitto
di Enzo Alibrandi
Gli animali, così come gli esseri umani, venivano mummificati nella società dell’Antico Egitto e avevano una notevole importanza in chiave religiosa. È possibile classificare queste mummie particolari in 4 categorie ovvero le mummie di animali domestici (da compagnia), parti di animali mummificate (cibo mummificato), animali sacri (mummie sacre) e animali utilizzati come offerta votiva (mummie votive). Le prime tre categorie le possiamo trovare in tutta la storia egiziana mentre, quelle votive, a partire dalle epoche più tarde.
Le mummie domestiche erano quelle legate ad animali da compagnia come cani, gatti, con casi addirittura di gazzelle e babbuini e che venivano mummificati per seguire il loro padrone nell’aldilà nella sua tomba. Il cibo mummificato come pezzi di manzo e di pollame o vegetali veniva inserito insieme al corredo funerario del defunto per far sì che quest’ultimo potesse continuare ad alimentare il suo Ba e Ka nella tomba e nel suo viaggio nel mondo ultraterreno e, in alcuni casi, ritroviamo questi alimenti all’interno di piccoli contenitori stuccati di bianco e realizzati in legno di sicomoro.
Gli animali sacri erano animali come bovini, rapaci, pesci che venivano scelti e allevati all’interno di templi o recinti sacri e venerati come divinità. Alla loro morte, venivano mummificati con tutti gli onori in quanto considerati come manifestazione della divinità corrispondete in terra (es. il toro Api era associato a Ptah ed era venerato a Menfi).
Le mummie votive erano costituite da piccoli mammiferi, rapaci e volatili (falchi, ibis, sparvieri, etc.) che venivano acquistate e portate dai fedeli presso templi e santuari dedicati ad una o più divinità associata a un determinato animale al fine di onorarla
Le mummie di pesci nell’Antico Egitto
Alcune specie ittiche erano considerate sacre e venerate tramite appositi riti religiosi. La maggior parte di questi riti prevedeva offerte e pratiche di mummificazione dei pesci, così come avveniva per altri animali considerati sacri nella religione egiziana in quanto ipostasi divine.
I primi studi sulle mummie di pesci furono condotti nel 1903 dai naturalisti francesi Louis Lortet e Claude Gaillard. Nello stesso anno, i due naturalisti pubblicarono uno studio approfondito sugli animali mummificati rinvenuti in alcuni scavi della necropoli di Saqqara (Basso Egitto). Nel 1909 a Esna (Alto Egitto), Lortet e Gaillard scoprirono una necropoli contenente molte mummie di pesce Persico del Nilo (Lates niloticus), nonché altre specie ittiche non identificate71. In questo sito i due naturalisti trovarono anche alcuni sarcofagi lignei ittiomorfi, tra cui un piccolo sarcofago che riproduceva la forma di un Barbus bynni, un pesce d’acqua dolce endemico dell’Alto Egitto, e conteneva diverse scaglie e ossa, nonché frammenti di tessuti trattati con il natron72.
Il processo di mummificazione dei pesci prevedeva vari passaggi. Inizialmente, veniva praticata un’incisione orizzontale nella zona pettorale o addominale, così da estrarre facilmente le viscere. La cavità interna, vuota, veniva poi riempita con sacchetti di lino contenenti fango e natron. Infine, il pesce veniva cosparso di resine e oli profumati e ricoperto con vari strati di bende di lino. Saltuariamente, i pesci mummificati venivano posti all’interno di sarcofagi ittiomorfi riccamente decorati. I pesci venivano mummificati in quanto associati a determinate divinità. La divinità più importante associata ai pesci era Hatmehyt (HAt-mHyt ) conosciuta anche come “La prima dei pesci”. Questa divinità minore era venerata nel Delta, nella città di Mendes (Μένδης), dove probabilmente esisteva un tempio dedicato al culto della dea59. Nell’iconografia, Hatmehyt viene rappresentata come una figura teriomorfa femminile, con la testa ornata da un emblema ittiomorfo, probabilmente associato a un pesce del genere Lepidotes60 o al pesce gatto africano Schilbe mystus61.


