Mario Vargas Llosa - Il sogno del Celta

Il 28 marzo del 1936 ad Arequipa (Perù) nasce Mario Vargas Llosa, premio Nobel per la letteratura nel 2010, anno in cui pubblica "Il sogno del Celta", uno dei suoi tanti romanzi, per me tra i più appassionanti e drammatici che ho letto.
La vita intensa e strabiliante dell'irlandese Roger Casement (1864-1916) viene risucchiata nel vortice violento della Storia di Nazioni come Irlanda, Inghilterra, Congo, Perù, Colombia, Brasile; di continenti come la vorace Europa, la labile Africa, la fiaccata America del Sud in uno dei momenti di maggiore tensione tra le potenze europee, tra queste e le vaste aree del mondo sottomesse con ferocia ancor più dopo la Conferenza di Berlino (1884-1885), in nome del principio di effettività che si tradusse nella realtà in una conquista efferata dei territori dell'Africa, riducendo all'abiezione popolazioni inermi, perpetrando azioni da abominio, con turpitudine, fino alla scellerataggine.
In questo scenario catastrofico Roger Casement, assetato di pietà e di giustizia, si muove come un funambolo sospeso tra vita privata e gravosi impegni pubblici, tra morigeratezza incrollabile dei suoi principi e immoralità abietta di governanti, funzionari e mestatori, tra passioni e sconfitte politiche, fino a divenire vittima sacrificale destinata alla morte da un establishment accecato dal profitto e dall'odio.
Lodevoli la possente forza narrativa e la prosa icastica, che rendono pregevole e profondamente umana l'esperienza della lettura di questo romanzo, esempio di equilibrio tra etica umanitaria ed estetica letteraria.
Pippo Lombardo