Piervittorio Tondelli - Altri libertini

“Altri libertini” (Feltrinelli, 1980), è il romanzo di esordio di Pier Vittorio Tondelli (1955-1991). In poco meno di 200 pagine, tutto si manifesta da subito crudo nella sua drammaticità, scandaloso nella sua estetica, a tratti blasfemo nella sua comunicazione, ma tutto volutamente e dannatamente vero, specchio fedele dell’Italia degli anni Settanta in preda a deliqui etici, politici, sociali, economici, che disorientarono soprattutto i giovani in cerca di una stabilità esistenziale minata dal crescente degrado morale in cui molti di loro furono dissolti tra noia e paranoia, tra droga e dissolutezza, senza bussola, senza meta.
Come sciabolate violente le parole si abbattono sul lettore, tra univerbazione forzata, espressioni gergali, dialettismi, lessico realisticamente volgare. La sintassi sbanda come sbandano i giovani protagonisti, ma per fedeltà a una rappresentazione letteraria di notevole valore che fotografa, scevra da ogni moralismo, una umanità dolente, che esige comprensione, non giudizi liquidatori; un’umanità dolente che tende a una qualche redenzione, ma viene crocifissa, invece, a una emarginazione dolorosa e impietosa da parte di una società materialista per finire intrappolata nelle maglie di un disagio disperato e disperante.
Il romanzo a episodi, cult dei giovani degli anni ’80, oggi alla sua ventinovesima edizione, alla sua uscita ha subìto il sequestro per oscenità e oltraggio della pubblica morale, e per questo sottratto alla circolazione per un anno. A 30 anni dalla morte dell’autore, leggere questo testo significa smentire quella critica benpensante e ipocrita che riteneva quel successo solo una meteora che non avrebbe lasciato traccia. Non è stato così. Testo da maneggiare con cura, spiazzante e interrogativo, pertanto non per tutti.
Pippo Lombardo