Emily Wilson - Seneca

Nel 65 d. C., con molta probabilità nel mese di aprile (tra il 12 e il 19), moriva Lucio Anneo Seneca, tra i massimi pensatori di sempre. Da qui il libro di oggi, scelto: 1) per il fascino irresistibile che egli ha esercitato su di me; 2) per l'ammirazione riguardo a Emily Wilson, l'autrice (curriculum di tutto rispetto: studi a Oxford e Yale, docenza presso il Dipartimento di studi classici all'Università della Pennsylvania).
Come insegnante con i miei studenti ho sempre condiviso il piacere delle lezioni dedicate a Seneca e alle sue opere (soprattutto alle "Lettere a Lucilio", "La tranquillità dell'animo", "La brevità della vita"); come lettore ho apprezzato oltre modo il taglio del saggio che annoda con finezza biografia e pensiero dell'autore senza mai stancare, suscitando, invece, continuo interesse, dimostrandosi un libro alla portata di tutti, sia di chi ha studiato storia romana, letteratura latina, filosofia, ma anche di chi non sa niente di tutto ciò.
Alla fine si resta ugualmente incantati da questo Seneca rappresentato a tutto tondo, profondamente umano nelle sue debolezze, "praedives" (straricco), "praepotens" (strapotente), filosofo profondo, educatore appassionato e tradito, politico avveduto e vittima della politica, letterato raffinato, in un equilibrio miracoloso tra "ratio" (ragione) e "oratio" (eloquenza) fino alla sua tragica morte voluta da Nerone.
Per tutto questo la Storia, meritatamente, gli ha riservato una straordinaria influenza in diversi ambiti: sul dramma moderno (dalla rappresentazione della sua "Fedra" a Roma nel 1485); sulla saggistica moderna (Montaigne, Burton, ecc...); sul pensiero politico (Castiglione, Machiavelli...); sulla psicologia e l'etica; sull'arte; e ancora oggi su chi si lascia affascinare dal suo "oratorius vigor" (vigore dell'eloquenza), dalla sua filosofia che "non è fatta di astrazioni: è una costruzione di abiti mentali, che avviene giorno dopo giorno" (pag. 235). A tal proposito, più in là, mi intratterrò con un altro saggio sulla diffusione del pensiero stoico nella società di oggi.
Nel libro, ovviamente, sono frequenti citazioni, brani tratti dalle opere del filosofo, quali isotopie di una "narrazione" avvincente, molte di un'attualità sorprendente. Ecco solo un assaggio: "Quanto si sbagliano gli uomini che bramano di ampliare il proprio dominio al di là del mare e pensano di essere massimamente soddisfatti se si accaparrano con le armi territori e ai già posseduti ne aggiungono di nuovi, ignari di quale sia il vero potere straordinario, pari a quello degli dei: dominare se stessi rappresenta il più grande dominio!" (Lettere a Lucilio, CXIII. 30).
E tanto e tanto altro ancora di così significativo si trova in questo libro di pregio. Basta leggerlo.
Pippo Lombardo