I.B. Singer - Keyla la rossa

Prima stesura scritta in lingua yiddish, titolo originale"Yarmy un Keyle", è un romanzo di disperazione e tentativi falliti di riscatto umano, di immoralità e battiti d'ali angelici con cadute rovinose negli abissi della degradazione che sfocia in una cattiveria disumana, oscillante tra prostituzione, alcolismo, bordelli, taverne, miseria del quartiere ebraico di una Varsavia dei primi del '900, e poi di una New York in piena espansione, che accoglieva gli immigrati da sfruttare per realizzare il grande sogno americano. E che c'entra con tutto questo la bella Keyla dai capelli rossi? Keyla è tutto questo. Keyla è prostituta per povertà, dilaniata nel corpo e nell'anima da uomini farabutti e delinquenti, ma che anela tante volte alla purezza e quando sta per raggiungerla, coinvolta in una storia d'amore autentico e profondo col tenero Bunem, più giovane di lei, ecco sfuggirle ancora. Per sempre? E come si può raggiungere la purezza in una metropoli che facogita speranze, illusioni, i ricchi come i poveri, tutto e tutti immolati al denaro, nuova divinità immonda e truculenta? Le ultime pagine, attraverso dialoghi serrati e vibranti, riveleranno crudamente che Keyla e i tre uomini che più l'hanno amata, che più l'hanno conosciuta meglio sono non solo dei perdenti, ma anche dei perduti.
Così Isaac Bashevis Singer, nato in Polonia (1903) e morto a Miami (1991) magistralmente traccia con distacco e lucidità, la vita e le culture, ebraica da un lato e statunitense dall'altro, di cui è stato testimone e profondo osservatore, conoscitore e critico, attraverso una scrittura di sofferenza che gli è valso il premio Nobel per la letteratura nel 1978. E un premio Nobel vale sempre la pena leggerlo.
Pippo Lombardo