PEDAGOGIA DELL’OPPRESSO
Il nostro compito non è parlare al popolo circa la nostra visione del mondo, o tentare di imporgliela, ma dialogare con lui circa la sua e la nostra.
Paulo Freire
Per quanto riguarda le radici pedagogiche che fondano il TdO, è inevitabile fare riferimento a Paulo Freire, pedagogista e teorico dell'educazione brasiliano, e alla sua Pedagogia degli oppressi, saggio che ha ispirato profondamente il metodo di Boal.
I due si conobbero nel 1973 per un progetto di alfabetizzazione chiamato ALFIN (Operazione di Alfabetizzazione Integrale). Sebbene tale esperienza si concluse presto, l'incontro con il connazionale fu fondamentale per far sì che il TdO si trasformasse in strumento di educazione popolare.
Non lontano dall'ideologia marxista, Freire distingue nella società una classe di oppressi, che in qualità di oggetti non hanno obbiettivi propri, e una di oppressori, classe questa che aspira ad avere più che a essere e che al contempo prescrive gli obbiettivi degli oppressi. Tuttavia questi due poli della società non sono in contrasto, poiché gli stessi oppressi non aspirano alla liberazione, bensì all'identificazione con gli oppressori. In un impreciso momento della sua vita, ogni oppresso assume una posizione di aderenza all'oppressore: dimenticandosi di essere oppresso, desidera solo diventare oppressore.
La pedagogia dell'oppresso prevede un primo processo di emancipazione attraverso la presa di coscienza della propria posizione di oppresso ed un secondo di azione dialogante. «Il superamento della situazione oppressiva implica la liberazione, attraverso il dialogo, di oppresso e oppressore; il conflitto si esplica nel dialogo e l'oppresso liberandosi può educare gli altri». Bisogna dunque far sì, sostiene Freire, che il popolo si riappropri della parola creatrice, strumento primario della democrazia in quanto mezzo di scambio e confronto ed elemento basilare verso la liberazione.
Boal esalta questo concetto facendo della possibilità di espressione tra pubblico e scena una scelta stilistica e condivide con lui una matrice fortemente politica. Se per Freire «l'educazione [...] è un atto politico perché non è disgiunta dalla realtà ed è inserita in un contesto sociale, quindi politico», l'obiettivo di Boal è un teatro che miri a sollecitare la partecipazione attiva dei cittadini, un teatro strettamente politico che sia strumento di comunicazione per le classi più povere.