L’archeologia urbana a Enna:
dal Mito alla Storia
di una città antica “invisibile”
di Francesca Valbruzzi
La città antica di Enna è ritenuta ancora oggi invisibile non certo perché i frammenti del passato siano spariti e non siano più rintracciabili sotto i depositi del tempo. La sua natura rupestre, infatti, ne assicura la conservazione nelle fondamenta della città moderna. Come vedremo, infatti, gli archeologi negli ultimi quindici anni hanno fatto emergere le pietre antiche. Ma il problema è che queste restano “nuda pietra” se non si riesce a spiegare cosa erano, permettendo, ovviamente, a tutti di poterle vedere e capire il passato della città, per connetterlo al proprio presente.
Italo Calvino è riuscito a darci un’immagine letteraria di queste “città invisibili” che stentano a riemergere dal passato e nel suo testo omonimo troviamo felici definizioni di ciò che dovrebbero cercare gli archeologi nella memoria di pietra delle città antiche: “Una descrizione di Zaira quale è oggi dovrebbe contenere tutto il passato di Zaira. Ma la città non dice il suo passato, lo contiene come le linee d’una mano”
La memoria depositata nelle stratificazioni di una città non “dice il suo passato”, ma “lo contiene” come un segno muto. Proverò in questo breve racconto a leggere i segni della storia antica di Enna mettendo insieme i frammenti del passato riemersi dal sottosuolo in questi ultimi anni.
L'immagine della città antica di Enna è ormai scomparsa nella sua originaria unità urbanistica, architettonica e paesaggistica. La lunga continuità d'uso del sito urbano sul vasto pianoro ondulato della montagna che domina la Sicilia centrale ha determinato la scomparsa dei livelli di vita dell'insediamento antico. Costruendo "per via di levare" le generazioni che si sono succedute sull’elevata formazione rocciosa hanno finito per insediarsi al di sotto dei livelli precedenti ed hanno utilizzato le parti costruttive dei monumenti antichi come materiali di spoglio per l'edificazione della città medievale e moderna.
L'archeologia urbana a Enna, quindi, deve necessariamente cercare le tracce dell'antico nelle stratigrafie rovesciate dei depositi moderni accumulati sulle scoscese pendici e nelle "grotte" riutilizzate fino in età contemporanea.
Negli ultimi quindici anni sulle pendici del centro storico di Enna sono state realizzate indagini archeologiche sistematiche a cura della Soprintendenza in collaborazione con il Comune di Enna sotto la mia direzione scientifica e degli archeologi Enrico Giannitrapani e Rossella Nicoletti. Tali vaste ricerche hanno illuminato alcuni squarci di storia urbana, a partire dalle fasi medievali fino all’età greco-romana (Fig. 1).
Una campagna di scavi archeologici è stata condotta nel 2006 nell’area di Ianniscuro, caratterizzata da una porta urbica in pietra lungo un percorso medievale di accesso alla parte sud-occidentale del pianoro sommitale, dove sorse alla fine del XIV secolo il quartiere di Fundrisi, che ospitò la popolazione cacciata ad opera del re Martino dal casale di Fundrò. Nel corso di queste ricerche è stato possibile datare ad età altomedievale l’epoca di costruzione di una torre quadrata di difesa che conobbe varie fasi di vita fino all’ultima età sveva, quando venne distrutta (Fig. 2).
Lungo tutte le pendici della montagna sono state condotte esplorazioni sistematiche da cui è emersa una presenza diffusa nel perimetro del pianoro di ipogei funerari assegnabili per la tipologia architettonica ad età romana e bizantina.
Si può oggi associare alla tipologia del columbarium il vasto ipogeo denominato della Spezieria, che lo studio topografico del grande Soprintendente archeologo Paolo Orsi, nel 1930, qualificava come “antro sacro di età greca con edicole” (Fig. 3). La nuova identificazione e datazione nella prima età imperiale è scaturita dal confronto con altri ipogei con nicchie per la deposizione di urne rinvenuti nelle necropoli rupestri del territorio ennese: le necropoli di Canalotto, presso Calascibetta, e di S. Onofrio, presso Nicosia. Tale monumento funerario, posto a strapiombo sul costone meridionale della montagna, si affacciava sulla antica via di accesso alla città che si inerpicava attraverso il vallone Pisciotto.
Arrampicandomi in cordata sulle pareti quasi verticali che dominano il vallone con l’aiuto dei rocciatori che stavano lavorando alla messa in sicurezza della strada sottostante, io stessa ho potuto documentare un sistema di catacombe, realizzato in epoca tardoantica scavando l’intera larghezza del costone roccioso, che conserva ancora ampie camere ipogeiche dotate di loculi e arcosoli paleocristiani.
Il paesaggio funerario urbano trova delle forti analogie nel contesto rurale, caratterizzato da una diffusa presenza di necropoli rupestri con tombe a cassa e ad arcosolio. Lungo le principali direttrici viarie dell’annona di Roma che collegavano il Municipium di Henna ai caricatori del grano della costa tirrenica, si dislocarono, in questa epoca, insediamenti agrari dotati di architetture funerarie che si rifanno alle tipologie urbane. Tale evidente analogia dei monumenti sepolcrali deve essere interpretata alla luce di una stretta interrelazione sociale ed economica tra città e campagna. La ricca produzione agricola delle campagne ennesi dovette, infatti, essere alla base dello sviluppo urbano di età romana e bizantina che sembra di cogliere dalla vasta estensione delle necropoli paleocristiane sulla montagna di Enna.
In età romana imperiale l'area delle necropoli di Henna si estese lungo tutto il versante orientale, fino ad invadere lo spazio sacro dell'acropoli greco-romana, con la realizzazione degli ipogei con arcosoli che ancora parzialmente si conservano alla base della Rocca di Cerere (Fig. 4).
Le ricerche archeologiche condotte in contrada S. Ninfa nel 2008, entro una valletta che si apre tra il Castello di Lombardia e la Rocca di Cerere, hanno rivelato la presenza di tombe scavate sul banco roccioso che sovrasta il terrazzo su cui sono stati rinvenuti i resti di un piccolo edificio basilicale riferibile ad età bizantina, che ha restituito frammenti di affreschi figurati (Fig. 5).
Tale contesto cultuale paleocristiano oblitera una precedente opera di monumentalizzazione della stessa area. In epoca classica, infatti, erano state realizzate sulla parete rocciosa antistante alla basilichetta una serie di edicole con timpano, che vennero poi cristianizzate dall'incisione di croci (Fig. 6).
In età greca venne realizzato anche l’ambiente rettangolare, parzialmente scavato nel banco roccioso sul terrazzo soprastante alle edicole, che ha le misure delle sale con le banchine per i pasti rituali, che si rinvengono in Sicilia all’interno dei santuari demetriaci. Interessante anche la presenza lungo il margine orientale del terrazzo di un profondo incavo intagliato nella roccia con gradini che potrebbe essere interpretato pozzo di deposizione nelle viscere della terra delle offerte sacre alle dee ctonie, Demetra e Persefone (Cerere e Proserpina/Libera), quali porcellini, frutti o vasellame e statuette figurate (Fig. 7).
Cicerone nelle Verrine decanta la bellezza del grande santuario “panellenico” (onorato da tutte le città greche e dalla stessa Roma) che egli stesso aveva visitato sull’Acropoli di Henna, quando nel 70 a.C. girò tutta l’Isola per cercare le prove delle malversazioni e depredazioni del governatore romano.
Sulla parte sommitale sorgevano i Templi dedicati a Cerere e Libera, davanti a cui erano collocate due grandi statue della Madre e di Trittolemo. Orsi aveva individuato la posizione dei plinti statuarie dagli intagli evidenti sul piano della Rocca. Inoltre nel tempio a lei dedicato era custodita un’antica statua bronzea di Demetra, molto preziosa. Ma a causa dell’opposizione del popolo Ennese il governatore Verre riuscì a sottrarre al santuario solo la piccola statua della Vittoria che la statua colossale della Dea recava sul palmo della mano. L’oratore romano descrive l’ampiezza e l’amenità del santuario demetriaco che comprendeva le pendici della montagna con boschi e fonti perenni, fino ad affermare: “Questa città non sembra tanto una città, quanto una dimora consacrata a Cerere”.
Dovette servire proprio a segnare l’ampiezza del temenos, il recinto del santuario demetriaco, la famosa iscrizione documentata da Rosario Carta, assistente di Paolo Orsi, che era incisa su un masso situato sulle pendici sottostanti la Rocca, mai più ritrovato.
L’iscrizione in pietra, databile tra il IV ed il III sec. a. C., recava una dedica alla “DAMETER ENNAION”, alla “Demetra degli Ennesi”, probabilmente un ex voto da parte di un cittadino del cui nome era leggibile solo la terminazione “..ARKOS” (Fig. 8).
La più antica monetazione di Henna, con la dicitura ENNAION (degli Ennesi), riporta un'originale iconografia di Demetra, con un fascio di spighe di grano, che conduce una quadriga trainata da cavalli sul dritto, e la stessa Dea in atto di compiere un sacrificio accanto ad un altare cittadino, recante in mano una torcia accesa. Si tratta di litre in argento, datate tra il 460 ed il 450, che testimoniano della stretta connessione tra il culto di Demetra e la polis di ENNA. Successivamente la monetazione bronzea della città ellenistico-romana richiamerà nuovamente le immagini delle divinità del culto demetriaco, tra le quali, insieme alla Madre, la figlia Persefone e l'eroe attico Trittolemo.
Del paesaggio sacro descritto da Cicerone dovevano far parte le strutture rupestri individuate dagli scavi archeologici nel 2008. Esse sorgono, infatti, lungo un antico percorso che scalava l’Acropoli da sud-est, costituendo una sorta di via sacra, lungo la quale si svolgevano, probabilmente, i riti demetriaci dell’Anabasi (la Risalita) verso i templi ove avveniva l’Epifania (l’Apparizione) delle Dee. Tali cerimonie erano riservate alle donne e prevedevano una loro permanenza di alcuni giorni nell’area sacra, con il consumo di pasti rituali in comune, la deposizione presso altari e pozzi sacri di offerte votive, e la veglia notturna presso un alloggiamento con tende.
È suggestivo osservare la posizione scenografica del sito ove sorge la sala per banchetti: la terrazza è proiettata, a volo d’uccello, verso la sommità dell’Etna e le sue bocche infuocate, presso le quali il Mito raccontava che Demetra avesse acceso la fiaccola per illuminare le notti nella sua ricerca disperata della figlia rapita da Ade. Viene in mente l’immagine della più antica moneta “degli Ennesi”, che rappresenta Demetra ritratta in atto di sacrificare presso un altare, con in mano una fiaccola accesa. Sembra, quindi, che l’acropoli orientale di Enna fosse il luogo naturale dove far rivivere in Sicilia il mito e i misteri delle Dee eleusine.
Nell’area oggi occupata dal Castello di Lombardia non resta nulla dell’antico splendore dei templi, che vennero smontati per realizzare le strutture difensive, quando l’Acropoli, in età alto medievale, perde le sue funzioni cultuali millenarie, per assumere un ruolo strategico nella difesa della città sotto l'incalzare degli assalti islamici. Prima di allora, con il tramonto del paganesimo, era già divenuta luogo di sepoltura con edifici di culto paleocristiani.
Negli anni 1912-1913 l'Orsi aveva esplorato, all'interno del cortile orientale del Castello di Lombardia, denominato di S.Martino per la presenza di un’antica chiesetta, alcune tombe antropomorfe intagliate nella roccia, attribuendole ad età bizantina. Più recentemente nel cortile occidentale della Maddalena, sono stati messi in luce dagli scavi della Soprintendenza una serie di catacombe e loculi paleocristiani, inglobati più tardi nel fossato difensivo di età tardo bizantina (Fig. 9).
Anche la piccola basilica bizantina di S.Ninfa, durante gli assalti islamici, venne dismessa a favore della realizzazione di un muraglione di difesa a guardia della via di accesso da oriente alla città.
Dopo la caduta della città nel 859, nella valletta si costituì un alloggiamento militare con capanne scavate nella roccia a presidio dell’accesso da valle all’estremità orientale della Montagna, su cui sorgerà in fasi successive il Castello medievale. Di questo accampamento sono emersi dagli scavi focolari all’aperto con il loro modesto corredo di pentole. Sono i segni della fine dell’età antica e del sopraggiungere del Medioevo in cui la millenaria città di Henna si trasformerà nella nuova Qasr Janni. In età normanna, mentre sorgeva il Castello, la valletta di Santa Ninfa venne completamente abbandonata. La vita nel sito riprenderà solo in età Sveva, quando sorgerà, a fianco del maniero monumentale, un quartiere artigianale. Gli scavi hanno riportato in luce un complesso sistema di canalizzazione collegato ad un pozzo, dentro il quale giaceva un deposito di maioliche che datano la fine del suo utilizzo all’epoca di Manfredi (Fig. 10).
Questa la storia della città di Enna in età antica ed altomedievale ricostruibile attraverso le “nude pietre” che gli archeologi hanno pazientemente messo in luce e restituito alla memoria collettiva.
Spiace che nel “Museo del Mito”, appena realizzato per opera del Comune, non siano illustrate le scoperte archeologiche che ho fin qui descritto. Come purtroppo capita sempre più spesso, infatti, il museo aperto dall’oggi al domani, con grande clamore trionfale da parte del Comune, sotto la Rocca di Cerere presenta solo un allestimento multimediale con un video che mescola riferimenti generici al Mito di Demetra con immagini stereotipate che nulla hanno a che fare con la storia del grande santuario panellenico di Enna che l’archeologia è riuscita a raccontare, facendo riemergere i segni antichi che la “città invisibile” ancora contiene.
Ma la città non “dice il suo passato”, ha bisogno di acquistare voce attraverso i suoi interpreti, gli archeologi e gli storici. Occorrerebbe, quindi, smontare il roboante “Museo del Mito”, che oggi costituisce un “non-luogo”, un deludente miraggio turistico, peraltro assai costoso, che ha privato di memoria storica un luogo invece fortemente simbolico per la comunità cittadina. Nella sua sede dovrà essere progettato, in forte connessione con il percorso del parco archeologico urbano di Santa Ninfa, un nuovo allestimento museale che sappia raccontare agli Ennesi e al mondo la storia di una Città che, come ricorda Cicerone, poteva ben dirsi “una dimora consacrata a Cerere”.
Bibliografia essenziale
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Giannitrapani, E., Nicoletti, R., F. Valbruzzi. (2020) - Nuovi dati provenienti dalle indagini archeologiche presso la Rocca di Cerere a Enna: crisi e trasformazione delle strutture urbane in età tardoantica e altomedievale, in Arcifa L., Sgarlata M. (a cura di), From Polis to Madina. La trasformazione delle città siciliane tra tardoantico e altomedioevo: 173-191. Bari: Edipuglia.
Valbruzzi F. (2014) - Contributo all’archeologia dell’antica Henna e del territorio degli Erei. Sicilia Antiqua XI: 501-514.
Valbruzzi F. (2014) - Henna: l'immagine scomparsa di una città antica e l'archeologia urbana, in Congiu M., Micciché C., Modeo S. (a cura di), Viaggio in Sicilia. Racconti, segni e città ritrovate: 73-97. Caltanissetta, S. Sciascia Editore.
Valbruzzi F. (2015) - Sulle orme di Paolo Orsi: la ricerca archeologica nell'antica Enna dall'Unità d'Italia al nuovo millennio, in Guida M. K., Russo P. (a cura di), Arti al Centro. Ricerche sul patrimonio culturale della Sicilia centrale 1861-2011: 251-267. Enna, Soprintendenza BB.CC.AA. di Enna.
Valbruzzi F. (2016) - Il paesaggio funerario di Henna e del suo territorio in età tardoantica, in Parello M. C., Rizzo M. S. (a cura di), Paesaggi urbani tardoantichi. Casi a confronto, Atti della VIII edizione delle Giornate gregoriane: 215-222. Bari, Edipuglia.
Valbruzzi F., Giannitrapani E. (2015) - L'immagine ritrovata di una città antica: l'archeologia urbana a Enna, in Anichini F., Gattiglia G., Gualandi M. L. (a cura di), Mappa Data Book 1. I dati dell'archeologia urbana italiana: 39-55. Roma, Edizioni Nuova Cultura.
Didascalie
Fig. 1 – Carta archeologica di Enna
Fig. 2 – Veduta del lato occidentale del bastione di età medievale di San Bartolomeo-Janniscuro
Fig. 3 – La Grotta della Spezieria
Fig. 4 – Carta di distribuzione e vedute delle necropoli ipogeiche di età greco-romana di Enna
Fig. 5 – La piccola basilica paleocristiana di Contrada Santa Ninfa
Fig. 6 – Il santuario di Demetra a Contrada Santa Ninfa: la parete con le edicole votive di età ellenistica
Fig. 7 – Il santuario di Demetra a Contrada Santa Ninfa: la lesche o sala dei banchetti di età ellenistica
Fig. 8 - Taccuino Orsi n. 147 (1930) descrizione e rilievo dell'iscrizione dedicata a Demetra rinvenuta nei pressi della Rocca di Cerere
Fig. 9 – Veduta del Castello di Lomabardia
Fig. 10 – L'impianto artigianale di età medievale di Contrada Santa Ninfa









