Ludovico Svirech: un pittore venuto dal nord. Tra documenti d' archivio e congetture
Terza Parte
Testo di Pippo Lombardo
Come andrà a finire il rapporto tra il pittore e il clero xibetano?
Con l'inizio del 1772, Ludovico Svirech, messo alle strette dal comportamento ingiustificabile e inqualificabile del sacerdote tesoriere Domenico Bellomo, prima di passare ad azioni più forti, come detta il buon senso in casi del genere, avrà chiesto una mediazione a qualche prete locale per perorare la sua giusta causa presso il tesoriere. Ma immaginiamo che nessuno avesse voglia di scontrarsi con il tesoriere, quindi il pittore pensò di rivolgersi a un notaio, Giuseppe Falcone, a cui conferì la procura perchè al più presto potesse intascare il compenso dovuto delle trenta onze pattuite per i primi tre quandri già consegnati da un pezzo. Nell'atto ritrovato egli fa scrivere che l'urgenza del pagamento è dettata dal fatto che non ha più di che vivere a Calascibetta. Ma nemmeno questa azione risultò efficace. Passò, infatti, molto tempo e non successe proprio niente. Immaginiamo lo stato d'animo dello Svirech, che viene beffeggiato e umiliato dall'arroganza del tesoriere, ma che non ha nessuna intenzione di subire passivamente una soverchieria di questo tipo. Andato a vuoto quest'altro tentativo, il pittore tentò un'altra carta, l'ultima possibile, prima di rassegnarsi una volta per tutte, visto che non aveva nessuna intenzione di tornarsene a Catania a mani vuote.
Ma senza soldi e solo, da forestiero, contro il clero locale l'avrebbe mai spuntata? Non lo crediamo proprio. Troppo debole lui, troppo forte il clero. Quindi, c'è qualcosa che ci fa supporre che qualche notabile del luogo gli avrà dato un suggerimento per uscire da quella situazione. Per quale motivo? Bene, i motivi potrebbero essere tanti, ma crediamo che in un piccolo centro come Calascibetta non mancassero le rivalità e gli asti tra le famiglie più importanti, quindi a schierarsi con il pittore straniero scese in campo qualcuno che sapeva il fatto suo, che voleva approfittare dell'occasione per una vendetta contro la persona del tesoriere, la famiglia del tesoriere, e perchè no? colpendo anche, più in generale, il clero locale. Ed ecco che lo Svirech si rivolse al supremo tribunale del real patrimonio. E niente di strano che lo stesso notabile gli avrà dato sottobanco quel danaro di cui al momento egli non disponeva per fronteggiare le spese del caso. Del resto si sa che, ieri come oggi, adire le vie legali richiedeva e richiede dispendio di molta pazienza, nonchè di molto denaro. Così, il risultato fu che venne emessa in tempi brevi una sentenza favorevole al pittore, che finalmente otteneva giustizia. Ma...sì, c'è un altro "ma". Le dannate trenta onze non vennero consegnate subito al pittore. Infatti, il tribunale aveva deciso che venissero corrisposte in tre soluzioni da dieci onze ciascuna per i tre quadri già consegnati e ciò per ogni estate a partire dal 1772, poi nel 1773, e le ultime 10 onze nel 1774. Come reagì lo Svirech? Sdegnato dal comportamento del clero locale, a seguito del pessimo trattamento ricevuto, non dipinse le altre quattro tele, nè accrebbe il quadro dei "Santi Filippo e Giacomo" del pittore seicentesco Gianforte La Manna. Pensò solo di tornare subito nella ormai "sua" Catania. Lì non sarebbero mancate di certo le commessioni. Del resto non aveva più senso restare a Calscibetta, perchè, visto che si era inimicato il clero xibetano, non poteva più sperare in altre commissioni.
A questo punto vorreste sapere chi fu il notabile che venne in soccorso del pittore straniero? Io avrei un'idea, ma vi dico subito che probabilmente saltiamo dalla storia al romanzo. E sì. Secondo voi, è pura coincidenza che nel 1775 lo Svirech firmò e datò un "Martirio di San Bartolomeo" che oggi si trova proprio a Calascibetta nella chiesa di San Giovanni Evangelista? Volete sapere chi glielo commissionò? No, non di certo il clero xibetano, ma i Leto, allora con ogni probabilità importante e ricca famiglia del luogo, se si poteva permettere un'opera dello Svirech. Aggiungiamo che rispetto a quanto sappiamo del pittore d'oltralpe, non ci sono giunti quadri commissionati da privati. Questo Martirio di san Bartolomeo fa proprio eccezione. Ma secondo voi, non è legittimo pensare che il pittore abbia manifestato la sua riconoscenza accettando la commessa privata magari sottraendo dal costo la somma a suo tempo prestata e da restituire a chi lo aveva aiutato? Si sa che anche oggi le cose vanno così, secondo l'intramontabile detto latino: do ut des.
Ah, a proposito, non volete sapere chi dipingerà le 4 tele che lo Svirech si rifiutò di portare a termine? E sì, perchè una Regia cappella Palatina non poteva certo restare con ben 4 cappelle laterali sguarnite di opere d'arte! Sarà un'altra storia, altrettanto interessante. Seguiteci su Libri&Altrove e lo saprete.