Ludovico Svirech: un pittore venuto dal nord. Tra documenti d' archivio e congetture
Seconda Parte
Testo di Pippo Lombardo
Cosa accadde allo Svirech alla morte del procuratore Mariano Roxas?
Ricordiamo che Mariano Roxas, il potente procuratore della Regia Cappella Palatina di Calascibetta, il 17 aprile del 1771 aveva commissionato ben altre sette tele al valente Svirech e in più lo aveva incaricato di ingrandire un quadro già esistente nel duomo di mano di Gianforte La Manna, un pittore xibetano del 1600. La tela in questione rappresenta S. Filippo e S. Giacomo attorno ai quali andavano aggiunti i miracoli dei santi e una gloria di angeli. Questo quanto risulta scritto in un rogito che ho rinvenuto presso l'archivio di Stato di Enna.
Nei piani grandiosi di Roxas di abbellimento del luogo sacro, le complessive otto tele sarebbero state disposte quattro per ogni lato, ognuna sopra un altare laterale. Tutte di circa due metri per tre. Certo l'effetto sarebbe stato magnifico. Ma quali erano i soggetti che lo Svirech avrebbe dovuto dipingere di sana pianta? Un S. Francesco di Paola; un'Immacolata; un San Calogero; un San Basilio Magno; un martirio di S. Erasmo; un Santo Angelo Custode e una tela da dipingere ad "arbitrio del procuratore", vale a dire in corso d'opera il Roxas si riservava di far dipingere un soggetto di proprio gusto. Vista la mole di lavoro, fu stabilito che le tele andavano consegnate tutte entro il 1773, rispettando la seguente tabella di marcia: entro il 1 settembre del 1771 Svirech ne avrebbe consegnate tre e sarebbe stato liquidato con 25 onze; entro il 1 settembre dell'anno seguente, 1772, altre tre al prezzo di 30 onze; infine, entro il 1 settembre del 1773 l'ultimo quadro più quello da accrescere nelle misure, dietro compenso di 15 onze. Immaginiamo che lo Svirech facesse salti di gioia per essere riuscito ad accaparrarsi una commissione così ricca che gli avrebbe permesso di intascare una somma notevole per vivere serenamente per parecchio tempo. Ma accettare questa commissione che lo impegnava per ben tre anni, significava anche lasciare Catania, dove lui viveva stabilmente, e andare a vivere a Calscibetta. Anche in questo caso ciò si evince da documenti di cui parleremo nel terzo episodio. Lo Svirech era così soddisfatto che lavorò con lena e consegnò i primi tre quadri con largo anticipo. Ma presto questa situazione favorevole si trasformò in un periodo di gravi difficoltà e grandi amarezze. Da quando? Da quando morì il suo protettore Mariano Roxas, in quella maledetta estate del 1771, a Palermo, sicuramente poco prima di Agosto. Ed è ragionevole pensare che lo Svirech venga tenuto all'oscuro di questa morte. Vediamo perchè.
A questo punto entra in scena il tesoriere, il sacerdote Domenico Bellomo. Infatti, il pittore chiese di essere pagato con le 25 onze stabilite per il lavoro svolto con molto zelo e soprattutto nel rispetto dei patti. Ma il tesoriere a sorpresa rispose picche. Possiamo immaginare la reazione dello Svirech che volle sapere il motivo del rifiuto. La risposta sarà arrivata allo Svirech come una schioppettata: non si può procedere al pagamento perchè è morto il procuratore! Immaginiamo ancora gli stati d'animo che attraversarono il pittore: angoscia per la morte del suo protetttore, incertezza del pagamento. Il tesoriere, constatata la reazione stizzita del pittore, lo ammansì promettendogli che la somma sarebbe stata versata non appena sarebbe stato eletto il nuovo procuratore. Non sappiamo esattamente a cosa mirasse il tesoriere con il suo comportamento a dir poco molto ambiguo, possiamo solo immaginarlo. Intanto forse lo Svirech gli credette. Del resto perchè non avrebbe dovuto? Ma lo Svrech si sbagliava. Non sarebbe stato così perchè tra i sacerdoti del clero locale in servizio presso le due chiese palatine era in atto un aspro dissidio. Infatti, arrivò dicembre e ancora lo Svirech non vide l'ombra di un quattrino, mentre immaginiamo che la sua situazione economica peggiorasse sempre più. Avrà avuto delle spese da affrontare, creditori da pagare e forse anche una famiglia da mantenere e quindi quei soldi gli servivano proprio. Ancora una volta sarebbe stato ammansito con la solita promessa, ma arrivò anche gennaio del 1772 e all'orizzonte del nuovo anno per il pittore ci fu solo la delusione di un altro rinvio. Che fare? Lo Svirech molto amareggiato e soprattutto a corto di denaro, legato ancora da quel maledetto contratto, immezzo a un momento di tali incertezze, prese una decisione che gli permise di salvare il salvabile, ma con una perdita di danaro non indifferente.
A me a questo punto non resta che darvi appuntamento alla prossima volta per concludere questa storia che getta luce su come vivevano i pittori in quel tempo, spesso legati ai capricci del destino, ma ancor di più ai capricci dei loro committenti.