Le mille bolle blu e la forza ancora attuale di questo testo teatrale.
Di Elisa Di Dio
Come al solito è la morte che dà il coraggio di recuperare il filo di una storia, di ritessere la memoria, ricomporre i tasselli e quindi il senso di ciò che si è vissuto. La scena è quella di un funerale: mazzo di fiori, taglio di luci stretto e incombente sul volto del protagonista. È l' estremo saluto all'importante avvocato. Si fronteggiano Elvira e Nardino, l'aristocratica moglie del defunto e il suo barbiere, amico di vecchia data. Per il mondo questa sarebbe la giusta assegnazione dei ruoli, in quel gran teatro barocco che è ogni funerale, soprattutto in Sicilia. A questa messa in scena, però, Nardino, il barbiere, l'amico di una vita, si ribella, in uno scatto del sentimento e del dolore, che svela le ipocrisie, e va al cuore pulsante di una storia d'amore, durata trent'anni, che ha attraversato, devastato, dato senso e bellezza alle vite dei due protagonisti, Nardino ed Emanuele, appunto.
Le mille bolle blu è un testo del giornalista Totò Rizzo, che da sedici anni va in scena, con immutato successo sui palcoscenici italiani, per la regia e l'interpretazione, potente, di corpo, voce ed emozione di quell'interprete di rango che è Filippo Luna. Nardino non potrebbe essere che lui, in una piena mimesi fisica d'età, di ragioni e accensioni, con la città e i suoi umori che gli si muove sulle labbra e nel corpo, la Palermo popolare, quella borghese costantemente innamorata e attratta dalla nobiltà, reale o presunta, dove l'ossequio sociale conta più della piena manifestazione del sentimento, di quell'amore, parola abusata e rivelatrice, che spezza ogni convenienza e ragione, e, nella sua purezza, investe e travolge le vite di due giovani. Sedici anni fa questo spettacolo, con il successo straordinario che lo accoglieva a ogni replica, si rivelò necessario, capace di sollevare il pubblico dibattito sulla opportunità di abbandonare schemi mentali, bigottismi, pregiudizi per dare spazio alla tematica dell' amore omosessuale che è amore, senza necessità di essere accompagnato da alcun aggettivo. Sedici anni dopo, mentre la sensibilità sociale registra la normalizzazione, l'abbattimento di gran parte di quella fitta rete di pregiudizi e condizionamenti odiosi che hanno rovinato la vita di tanti e tanti esseri umani, dopo le numerose aperture e i passi avanti fatti, l'Italia registra ancora, sul versante politico e istituzionale, lo stigma, la diffidenza, la discriminazione. Cento, mille, un milione allora di queste Mille bolle blu che fa vibrare di commozione il pubblico del teatro Contoli Di Dio di Calascibetta, con applausi lunghissimi e ripetute chiamate in scena del protagonista.
Le mille bolle blu è uno dei titoli della stagione Sulla Vetta, organizzata dalla rete teatrale Latitudini guidata da Gigi Spedale , dall'associazione culturale Teatro Contoli Di Dio, il cui presidente è Pippo Acciaro, e dal Comune di Calascibetta. In sala presenti spettatori richiamati dalla fama televisiva di Luna, volto noto di fiction e serie TV di grandissimo successo; molti anche gli spettatori che hanno visto lo spettacolo più volte, accorsi da diversi centri dell'isola alla notizia del ritorno della pièce sulle scene. E mentre ci si riabbraccia, perché per un periodo di tempo, è stato un onore condividere con Filippo il palcoscenico con una splendida produzione teatrale dell' Arpa firmata da Tino Caspanello e da una lunga tournée per Teatri di Pietra, penso al potere del teatro, al passo veloce che possiede, alla forza dirompente dei suoi segni, semplici, puri, potenti. Finché ci sarà l'uomo , il teatro avrà la sua ragione d'essere. E in questa notte di aprile, in un mondo sempre più ripiegato su se stesso, spento dall' eccesso di digitalizzazione, dalla fame di like e superficialità, il Teatro, come ogni forma d'arte, mi appare davvero come unica àncora di salvezza, esercizio necessario capace di parlare la lingua della verità, della libertà, della profondità.