Di Mario Calabresi ho già letto molto altro e lo seguo sui social. Mi piacciono le sue narrazioni di storie quotidiane, a volte eccezionali, scritte con uno stile asciutto, senza fronzoli, ma dettagliato ed estremamente efficace.
In queste "Storie di chi ha avuto il coraggio di scegliere" mi sono trovata davanti il "nostro" Hotel Sicilia, quello oggetto nei giorni scorsi di tanta attenzione. Mi sono molto stupita inizialmente e poi ho scoperto la vicenda del testimone oculare che fece catturare gli assassini del giudice Livatino.
Per puro caso, o meglio per una serie di piccoli eventi e scelte di apparente scarsa rilevanza, si trovava a passare per la strada dove i killer raggiunsero il giudice e, dopo averlo inseguito nei campi, lo uccisero.
Piero Nava, lombardo alla guida di un macchinone, fece quello che doveva fare e, nonostante gli dicessero di usare prudenza ("Guarda che sei in Sicilia"), rese la sua testimonianza e fece catturare i colpevoli. Stravolgendo così la sua vita e quella della sua famiglia.
A Calabresi che gli chiede se si è mai pentito di quella scelta dice: "Mi hanno trasmesso l'idea che sei sempre responsabile di quello che fai, che non ci sono scuse, che non puoi tirarti indietro e non ti puoi girare dall'altra parte. Per cui io la domanda non me la faccio neanche, la porta dei dubbi e dei "se" non la apro nemmeno. È capitato a me e basta, è andata così, ero lì in quel momento e ho fatto la mia scelta. Non potevo fare diversamente." (p. 98).
Tante riflessioni sono scaturite da questa lettura. Sull'importanza delle nostre scelte e sulle vite che inconsapevolmente sfioriamo nel nostro percorso senza poterle o volerle conoscere. Tante, lunghe e importanti.
Francesca Alessandra
