Il Satiro danzante di Mazara del Vallo
di Pippo Lombardo
Singolare la bellezza di questa scultura, come singolare il suo rinvenimento avvenuto nel Canale di Sicilia in due momenti diversi: nella primavera del 1997 e nello stesso punto nel marzo del 1998; prima una gamba, poi il resto del corpo mutilo di braccia e altra gamba, ad opera del peschereccio "Capitan Ciccio" di Mazara del Vallo. Singolare anche la sua attuale ubicazione: la chiesa di sant'Egidio, trasformata in museo, dove a partire dal 2005 una continua folla di visitatori resta ammaliata da quest'opera che ha suscitato moltissimo interesse da parte del pubblico, ma soprattutto da parte degli addetti al settore che ancora discutono sull'attribuzione (forse Prassitele?) e sulla datazione. Di certo si tratta di uno splendido originale di arte greca (classica o ellenistica?) che mette tutti d'accordo riguardo alla sua superba bellezza sprigionata da quel giovane corpo lanciato in quella danza rituale che richiama ai riti dionisiaci, che fa supporre cosa fosse a completamento della statua oltre gli arti mancanti, cioè il kantharos (calice per il vino) nella mano sinistra, la canna di tirso nella destra, la pelle di pantera sulle spalle.
La considerevole dimensione di circa due metri e mezzo di altezza, la torsione del busto, la chioma fluente, il giovane volto colto nell'espressione di ebrezza e perdita di sensi per il gran vorticare, lasciano ammirato chiunque la guardi librarsi, quasi in volo, in quello spazio silenzioso, sacro, essenziale, dedicato interamente all'esaltazione di un prodigio artistico che dalle profondità del mare e del tempo ci è stato restituito per perpetuarne l'incanto.










