L’indie, il videogioco, l’espressione, il medium

di Noele Di Nuzzo

Immaginatevi in un mondo popolato contemporaneamente da: Dante Alighieri, Eco, Pasolini, Morante, Manzoni e altri “mostri sacri ed intoccabili” della nostra letteratura. Ecco, in questo poeticissimo mondo quali sarebbero le possibilità di farsi notare attraverso il proprio prodotto, senza pubblicità, senza dipendenti e soprattutto senza denaro?

Traslando tutta questa bizzarra visione nel mondo videoludico la risposta c’è, ed è il videogioco indipendente o indie.

Sviluppatosi all’inizio degli anni Novanta, in principio consisteva nel modificare giochi già esistenti al tal punto da creare qualcosa di totalmente nuovo, ma intorno al 2010, grazie anche allo sviluppo sempre più repentino di internet, il gioco indie si è affermato sempre di più. Ad aiutare questa affermazione ci sono stati alcuni titoli che hanno segnato non solo lo sviluppo della categoria indie, ma del medium videoludico in generale, essi sono Minecraft e Amnesia: The Dark Descent. Se il secondo ha dato via ad un ciclo di giochi horror sempre più innovativi, il primo è diventato una vera e propria leggenda, posizionandosi con 238 000 000 al primo posto nella lista dei videogiochi più venduti di tutti i tempi (lo scarto con la seconda posizione, GTA V, edito dalla Rockstar, è di 78 milioni di copie).

Chi non conosce il gioco sicuramente si starà domandando quale grafica o innovazioni incredibili Minecraft ha apportato; bene, il gioco sviluppato da Markus Persson è ambientato in un mondo procedurale fatto di cubi che il giocatore può distruggere (mine) per costruire (craft) oggetti e strutture, per sopravvivere e progredire. Fine. Davvero, fine.

Ciò che ha reso Minecraft uno dei titoli più influenti del secondo decennio è l’estrema libertà che il giocatore prova esplorando un mondo sempre nuovo e pieno di insidie.

La libertà che il videogioco indie esprime è unica nel suo genere in quanto è scevra dalle leggi del mercato. Per quanto molti sviluppatori inizino con giochi indie al fine di farsi adocchiare da aziende più grandi, c’è una produzione sempre più intensa orientata alla scoperta di nuove meccaniche e talvolta di nuovi messaggi.

Il videogioco indipendente è un’esperienza quasi mai banale, come leggere un libro a caso preso da una bancarella in una città da turisti. Un atto di fede.

In questi anni abbiamo assistito alla nascita di vere e proprie perle del videogioco indie una su tutte Undertale del compositore e programmatore Toby Fox. Le 101 tracce del gioco, composte da Fox, sono state rilasciate addirittura su iTunes e Spotify. Ma anche altri titoli come “Celeste” vincitore del Game Award 2018 come gioco di maggior impatto, “Limbo” definito sulla rivista “Play Generator” un’esperienza indimenticabile, ma ancora “Hades”, “Super Meat Boy”, “The binding of Isaac”, “Hollow Knight”, il profondissimo “Last Day of June” e tantissimi altri.

Spero sia più chiaro adesso il chiasmo del titolo. L’indie dimostra che il videogioco può essere creatività, libertà d’espressione, immaginazione e forza creatrice che si sublimano in un medium accessibile a tutti. La dimostrazione che tutti possono sognare.

 

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