Ulisse e Pinocchio
di Pippo Lombardo
Per la rubrica Confronti cominceremo con due personaggi letterari che per motivi diversi sono diventati tra i più famosi di sempre: Ulisse e Pinocchio.
Abbiamo coinvolto in questo confronto tutte le scrittrici e tutti gli scrittori che ci hanno rilasciato un'intervista. Qui di seguito, però, vengono riportate solo le opinioni di chi tra loro è già sul profilo Spotify di Libri&Altrove. Mano a mano si aggiungeranno le opinioni di tutti gli altri autori al completo e, ovviamente, anche quelle che manderete voi.
Linda Barbarino: "Io sceglierei Ulisse, perchè ha vissuto le sue scelte in maniera più avventurosa, ha osato di più. Se possiamo fare una paragone, è una persona adulta, l'altro è un ragazzino. Ulissse, sicuramente. È andato oltre le colonne d'Ercole. Ha osato tantissimo, a discapito della moglie. Questo non è un punto a suo favore, però diciamo che...il povero Pinocchio ha fatto delle marachelle, però niente di che".
Francesco Fioretti: "È una scelta difficile. Io sono un ulisside. Mi porto dietro l'Odissea, il canto di Dante, Kavafis, tutti gli Ulisse letterari. Pinocchio è unico, è inimitabile. Di Ulisse hanno scritto tutti, forse perchè rappresenta l'identikit dell'uomo europeo dalle sue origini greche fino a Joyce. Si sono confrontati tutti con lui. Pinocchio è un personaggio che pure mi sta molto a cuore, ma, diciamo che resta lui e basta. Fra l'altro è il più grande bestseller della letteratura italiana".
Silvana La Spina: "Io ho sempre detestato Pinocchio. Per quanto sia importante, importantissimo. L'ho detestato da bambina...per un bambino non credo che sia facile immedesimarsi in Pinocchio. Credo che sia più facile immedesimarsi in Tom Sawyer, in qualche personaggio di Stevenson, ma immedesimersi in Pinocchio è un po' complicato. Infatti, secondo me, è un libro per adulti. Né Pinocchio, né Alice nel paese delle meraviglie sono riuscita a capirli. Quindi, è chiaro che Ulisse il vagabondo, l'inquieto, il furbo...ma in ogni caso è l'uomo che ci rappresenta come specie umana, sempre alla ricerca, nella speranza di trovare il meglio, l'isola che non c'è...e quindi, questa inquietudine che ci ha portato a costruire le cattedrali gotiche, ma anche la bomba atomica..nel bene e nel male, credo che Ulisse rappresenti l'umanità".
Giovanni Lo Giudice: "Faccio una piccola premessa. Io ho fatto anche teatro e in una compagnia teatrale "Il veliero di Borgosesia", ho recitato in tutte e due le parti sia nella trasposizione teatrale come musical di Pinocchio, sia in quella dell'Odissea. Nell'Odissea facevo anche Polifemo. Per cui sono due storie che alla fine ho recuperato, ripreso anche negli anni. Posso dire che Pinocchio per certi versi mi sta simpatico, mi fa tenerezza, lo preferirei sotto questo aspetto, anche se poi Ulisse mi dà l'idea dell'uomo che ripercorre attraverso tutte le sue dodici famose tappe, tutti i suoi incontri con mostri vari, con Polifemo, Scilla e Cariddi e quant'altro, fino ad arrivare a Itaca e dopo dover anche lottare per farsi riconoscere dalla sua sposa, attraverso la famosa storia del talamo...non lo so...vedo più eroe sicuramente Ulisse. È una domanda difficile. Per simpatia dico Pinocchio. Però la storia... è più appassionante l'Odissea.
Giuliano Logos: "La risposta è abbastanza chiara. Scelgo Ulisse, perchè c'è un legame fortissimo col mare, naturalmente...io da pugliese...davanti alla cui terra sicuramente l'Ulisse narrativo è passato e , quindi direi assolutamente Ulisse, per la ricerca di casa, per il viaggio, per il mare, per il guizzo di ingegno, per la voglia di sfidare in modo diretto o indiretto le divinità esistenti".
Simona Lo Iacono: "Sceglierei senza dubbio Ulisse, perchè, nonostante la sete di conoscenza un po' estrema, egli è l'uomo del viaggio della formazione. E quindi, il romanzo è il viaggio. Mi piace pensare che sia lui che ha inaugurato l'idea e la storia della narrazione come progressiva scoperta. L'ho sempre amato moltissimo. Invece, Pinocchio mi ha fatto sempre tanta paura. Sin da piccola mi ha terrorizzato questo bimbo che era un burattino, sebbene la metafora di Collodi sia veramente una metafora della nostra vita e anche in realtà della crescita e della maturazione umana. Però Ulisse è molto affascinante".
Vito Mancuso: "Mi son simpatici tutti e due, ma non sento un'identificazione né nell'uno né nell'altro. Però, siccome sono realista, come tipo, non amo molto, per esempio, il genere fantasy, non ho mai letto quei libri di fantasy, preferisco leggere i libri storici, le epopee, gli uomini. Allora...identificarmi con un burattino non...capisco che poi diventa bambino...sì, se proprio devo scegliere, mi identifico con Ulisse. Mi piace molto come tipo, anche se non penso di essere...di non avere il carattere...non sono furbo, non sono astuto".
Martina Merletti: "Sceglierei Ulisse, perchè a Ulisse collego una forza vitale, per quanto contraddittoria, umana, di movimento che non riesco ad attribuire con la stessa gioia a Pinocchio".
Renata Prado: "Io scelgo Ulisse. Che non me ne voglia Pinocchio. Scelgo Ulisse, perchè fa parte della mitologia grca e io ne sono vittima e ne sono affascinata. Non riesco a fare scelta diversa. Per me è impossibile. Tra l'altro fa parte di una delle mie opere preferite. L'Odissea per me è stata molto importante. Però, è una bella sfida tra Ulisse e Pinocchio!".
Filippo Tapparelli: "Bella domanda! Davvero. Ulisse è il mio amorazzo di gioventù.Il mio amore di gioventù, perchè è un personaggio che ho amato tantissimo. Però Pinocchio...alla fine scelgo Pinocchio, perchè il viaggio di Pinocchio è un viaggio iniziatico molto bello che parla appunto della trasformazione di una persona...anzi da oggetto inanimato a oggetto animato a essere umano. E ci passa attraverso tutte le fasi della vita comprese la morte e la rinascita. Pinocchio viene impiccato e alla fine scende dall'albero, viene divorato e alla fine diventa vivo dopo essere passato attraverso la morte. Quindi è un personaggio che trovo adorabile. La storia di Pinocchio è adorabile, pur amando Ulisse. Mi perdonerà Odisseo per averlo tradito con un burattino".
Antonino Moschella: "Se dovessi rispondere di getto, parlando del mio romanzo, dovrei risponderti Ulisse, ma ti rispondo Pinocchio, perchè è un personaggio semplice, umile e ricco di fantasia. Secondo me, perchè oggi abbiamo bisogno di aggrapparci alle cose più umili, più semplici per esprimerci. E una cosa essenziale è parlare ai bambini, forse con i testi di una volta".
Antonia Arslan: "É difficile come scelta. Pinocchio da un lato è stato scritto da uno scrittore del quale, quando scrivevo di critica letteraria, ancora lo faccio qualche volta, me ne ero occupata, perchè Collodi, cioè Lorenzini ha scritto un libro mai finito, a puntate intitolato "I misteri di Firenze" sulla scia di tutti i misteri dell'800, ci sono stati "I Misteri di Napoli", di Mastriani, "I misteri di Venezia", e così via, sempre sull'onda de "I misteri di Parigi" di Eugène Sue, però alla fine, inevitabilmente scelgo Ulisse, perchè Ulisse come lo descrive Dante è inarrivabile, e anche come lo descrive Gozzano, perchè Guido Gozzano fa una rilettura dell'Ulisse dantesco, che è un po' in chiave ironica, ma è anche estremamente intelligente. Quindi... anche quando insegnavo li mettevo sempre insieme".
Mario Incudine: "Scelgo senza dubbio Ulisse e faccio un azzardo, riconducendolo a quello che ho detto prima. Ulisse è un uomo, non è un super eroe, non è un dio, non è Glauco che è mezzo dio e mezzo uomo, ulisse è un uomo con le debolezze di un uomo, con le fantasie di un uomo, con le aspirazioni di un uomo e con la voglia di emergere che ha un uomo, con la voglia di imporsi. Io penso che Ulisse possa rappresentare il paradigma non solo perchè era l'uomo dal multiforme ingegno, ma perchè è stato un uomo che ha voluto una cosa e l'ha praticata e per averla ha dovuto sopportare, diciamo, attraversare tutta una serie di eventi. Poi ci sono tante riscritture di Ulisse. Ecco, per esempio, l'Ulisse di Joyce è molto diverso dall'Ulisse di Omero. Io credo che oggi bisognerebbe riscrivere un nuovo Ulisse. Un Ulisse che, invece, nel mare non incontra solamente i lotofagi, i Ciconi, incontra anche i migranti, incontra anche le bombe, incontra anche Putin, incontra anche i sommergibili russi.. questo è...oggi l'Ulisse di oggi cosa farebbe per arrivare alla sua Itaca? Quale astuzia userebbe per arrivare alla sua Itaca? E soprattutto la sua Itaca oggi cosa sarebbe?".
Bianca Stancanelli: "Le direi Ulisse nella rappresentazione che ne dà Dante, come l'uomo che per seguire la sua passione di conoscer, va continuamente oltre il limite, che è diverso dall'Ulisse omerico, in qualche modo. L'Ulisse omerico è il personaggio che percorre molte strade per riuscire a tornare alla propria casa. L'Ulisse di Dante è l'uomo moderno, l'uomo che è trascinato sempre altrove dalla passione di conoscere. Per quanto Pinocchio è nostro e io trovo che Collodi sia un grandissimo autore, una persona che ha descritto perfettamente questo tempo. Più ancora di Pinocchio mi conquista Lucignolo. Lucignolo mi pare - come dire?- un eterno italiano".
Saverio La Ruina: “Devo dire che sono dei personaggi belli, ma non ho mai fatto una riflessione profonda su entrambi. Contrariamente a Carmelo Bene, che ha fatto un bellissimo spettacolo di Pinocchio, direi che sono più attratto da Ulisse, soprattutto perché l’ho letto tanti anni fa e vorrei rileggere l’Odissea in questo momento.”
Ennio Nicotra: “Come si fa a scegliere? Sono due giganti. Pinocchio sembra una favola, ma non è una favola. Forse sono più propenso per Ulisse, per la sua voglia di conoscere il mondo e sfidare l’ignoto, perché in fondo io sfido l’ignoto. Forse anche il pensiero di una moglie che l’aspettava a casa lo teneva lontano.”
Cristina Bellemo: “È una scelta difficilissima. Io scelgo... non tanto per preferenza, perché sono due personaggi che sono stati centrali nelle mie letture. Pinocchio è un gigante della letteratura. Scelgo... più per motivi biografici... io ho fatto il liceo classico e ho studiato lettere classiche e le vicende di Ulisse e tutti coloro che hanno raccontato della sua storia sono stati un filo tessuto lungo tutto il mio percorso di studente e letterata. È una figura che mi incanta e che amo moltissimo, che ho letto in greco e sui cui versi, sui patronimici, mi sono soffermata tanto. Tra i pochissimi libri che c’erano in casa da bambina c’era un’edizione bellissima dell’Odissea che sfogliavo tanto; mi soffermavo in particolare su Polifemo. Scelgo Ulisse anche per la sua sete della conoscenza, per l’Ulisse dantesco, per il viaggio, che è una dimensione che mi appartiene e che mi è molto cara.”
Pino Pace: “Scelgo Ulisse perché è il prototipo del viaggiatore. Quello del viaggio è un tema che mi interessa molto: ho scritto un piccolo manuale su come scrivere i carnet de voyage e ho raccontato la vita dei grandi viaggiatori come Marco Polo e Cristoforo Colombo in altri libri. Ulisse è una storia senza tempo, come anche Pinocchio, dobbiamo dirlo. Però è una storia dalla quale nascono tantissime altre storie; perciò, dovendo scegliere tra i due scelgo Ulisse, anche se Pinocchio è una grande storia.”
Carmelo Pecora: “Bella scelta! Io scelgo Pinocchio perché ho nel cuore Nino Manfredi, che amavo tantissimo, e la sua recitazione nel Pinocchio di Comencini.”
Luigi La Rosa: “Assolutamente Ulisse perché io sono un nomade per definizione, ho sempre un’inquietudine che mi porta a viaggiare continuamente. Ho vissuto dieci anni a Roma, giro costantemente per la Sicilia e per l’Italia e faccio su e giù da Parigi tutti i mesi. Dunque, il viaggio è nel mio DNA. Ulisse mi affascina anche perché è l’emblema della fame per la conoscenza. Egli è costantemente divorato dall’insoddisfazione: è un uomo nervoso, inquieto, estremamente moderno, che ha bisogno di affrontare pericoli che addirittura mettono a repentaglio la sua vita e che sente questo grande carisma della nostalgia di tornare. Quest’ultima caratteristica credo che caratterizzi ogni artista, ogni creatore. Bellini muore divorato dalla nostalgia. Per questo Ulisse è una figura molto interessante.”
Salvina Alba: “Su questa scelta non ho dubbi: preferisco Ulisse. Non sono molto attratta dalle fiabe e dalle storie per bambini. Non saprei dire perché, ma sin da piccola ho sempre trovato inquietante Pinocchio: questo pezzo di legno che diveniva bambino mi impressionava, il suo naso che si allungava per ogni bugia e che rivelava tutto… è un capolavoro della letteratura mondiale per l’infanzia e su questo non c’è dubbio, però io preferisco gli adulti e trovo Ulisse un uomo affascinante. Lo preferisco per il suo coraggio, per il suo desiderio di scoperta, perché è attratto dal nuovo, dall’avventura, va oltre i propri limiti, si affida solo a se stesso; è generoso, astuto, intelligente. Insomma, è quello che vorrei essere io che, contrariamente, sono piuttosto pavida e abitudinaria, poco incline all’avventura.”
Noemi Alessandra: “Scelgo Ulisse per la sua sete di conoscenza perché io ne ho tanta e perché va oltre i suoi limiti: per me “osare” è una delle parole chiavi della mia vita.”
Lucio Gioia: “Inizialmente avrei scelto Ulisse. Però, riflettendoci, ho pensato che forse sia meglio Pinocchio perché egli nasce con tanti problemi: pure lui non ha tutto quello che serve per affrontare il mondo, ma lo affronta lo stesso con coraggio. Lui lo affronta e cresce, sbaglia e impara, perde e riguadagna. Pinocchio è un personaggio che muta e che cresce: questo è quello che mi piace tanto di lui.”
Anna Vasquez: “Io scelgo Pinocchio. Sin da bambina ha colpito il mio immaginario innanzitutto come una bella fiaba. Quando l’ho riletta da adulta mi ha affascinata perché sintetizza in modo mirabile quello che è il conflitto tra essere e volere essere: Pinocchio è quel burattino che vuole diventare qualcos’altro, che non si accetta, fino a quando, attraverso una serie di avventure, riesce a trasformare se stesso. Quindi è un anelito alla ricerca, alla trasformazione, e tutte quelle esperienze, anche quelle più terribili, sono necessarie per raggiungere una trasformazione di se stesso; poi ci sono le figure bellissime del padre e della Fata Turchina che lo sostengono psicologicamente. Ulisse, invece, già da quando lo studiavo a scuola mi lasciava perplessa perché il prezzo del suo desiderio di conoscenza e di avventura veniva pagato da Penelope ed io per questo simpatizzavo più per lei.”
Giorgio Ieranò: “A essere totalmente onesto patteggio per Ulisse. L’Odissea mi ha sempre entusiasmato e affascinato, con i suoi racconti avventurosi, con il suo mondo di imprese marinare che sembrava fatto apposta per far sognare noi ragazzini, con le bellissime principesse e ninfe. Pinocchio, invece, mi ha sempre un po’ fatto paura perché è una favola che è anche un racconto di formazione, di trasformazione, di evoluzione ma che passa attraverso dei momenti di una terribilità e di una cupezza che io trovo assoluti. Sebbene, senza quella solarità mediterranea che, pur fra le tante tempeste suscitate dal dio Poseidone, c’è nell’Odissea, posso dire che i due hanno qualcosa senz’altro in comune, cioè la bugia. Infatti, i due personaggi sono forse i due grandi bugiardi in assoluto della storia della letteratura; visto che nell’Odissea tutte queste avventure, Scilla, Cariddi, il ciclope e via dicendo, sono narrate in prima persona da Ulisse, gli antichi si chiedevano: «Sarà vero? Forse le ha inventate lui e chi sa cosa ha fatto per dieci anni in giro per il mondo, mentre sua moglie lo aspettava».”
Alberto Caviglia: “Una domanda difficilissima questa. Forse istintivamente mi verrebbe da dire Ulisse. Considerando la sua storia e il tema del viaggio è sicuramente un personaggio con cui riesco a immedesimarmi e coinvolgermi di più.”
Lucia Goracci: “Io dico che c’è in me un po’ di Pinocchio e un po’ di Ulisse. Però «fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e conoscenza» è il mio motto: io cerco sempre di arrivare oltre le Colonne d’Ercole; certo, mi fa una gran paura perché a me le guerre fanno paura. Io diffido dei giornalisti che dicono che la guerra non fa paura, vuol dire che non si sono avvicinati tanto al fronte. Io sono spaventatissima dalla guerra però voglio andare a vedere e capire con i miei occhi. Quindi Ulisse vince su Pinocchio, che è comunque un personaggio che adoro.”
Stefano Tofani: “Scelgo Pinocchio perché sono cresciuto con Pinocchio. Io abito vicino a Collodi: ricordo la prima gita al parco di Pinocchio, dentro questa balena gigante; avevo quattro anni, forse cinque. Poi Pinocchio diciamo che permeava anche il lessico familiare se posso dire così. Mia madre mi diceva: «non dire bugie che ti cresce il naso». Io forse le bugie le ho dette, se vedi il naso è un po’ cresciuto. Poi mi diceva: «studia perché ti vengono le orecchie da ciuco». Quindi Pinocchio era fuoriuscito dal libro, mia madre parlava prendendo le sue frasi dal libro di Pinocchio. Dunque, per forza devo dire Pinocchio, con tutto il rispetto per Ulisse. E poi Pinocchio mi sta un po’ simpatico perché ci vedo l’italiano medio: quello che fa le promesse, che dice «la prossima volta lo faccio» e poi non lo fa, che è bugiardo, però poi se la cava sempre e lo perdonano sempre.”
Marco Erba: “Questa è la domanda tra tutte che mi mette più in crisi. Dico Pinocchio perché Pinocchio mi ricorda il mio papà che è super impegnato però si siede sul letto di fianco a me e mi legge quella storia e io rivivo, ogni volta che lo rileggo, le emozioni di Pinocchio inseguito dagli assassini di notte, Pinocchio che cade e si rialza, capisce che tu non sei gli errori che fai ma sei la tua potenzialità di cambiare in meglio. Quindi dico Pinocchio anche per il carico affettivo di legame con mio papà. Ulisse chiaramente è un eroe che amo tantissimo: è il viaggio, è il racconto, è la passione di conoscere mondi diversi, è la xenìa, è lo straniero visto come una persona da accogliere e non come una persona a cui chiedere la carta d’identità. Nell’Odissea, Ulisse arriva ovunque e i Feaci, ad esempio, lo accolgono, lo lavano, lo ungono, gli danno da mangiare e alla fine, quando è rifocillato, gli chiedono chi fosse. Credo che questa immagine abbia una potenza politica universale incredibile. Quindi l’Odissea è chiaramente un libro immenso. Se posso aggiungere un altro nome, Enea resta il mio eroe classico preferito perché è quello che si fa carico degli altri prima che di se stesso e si fa carico del destino di un popolo anche prima dei suoi affetti, dei suoi sentimenti, del suo amore; è l’uomo della dedizione per gli altri e della buona politica per eccellenza.”
Fig. 4
Pinocchio e Geppetto escono fuori dalla bocca del pescecane (1901) – Illustrazione di Carlo Chiostri



