
Facciamo un gioco:
Se avete visto "Don't look up" con Di Caprio, provate a sostituire l'evento catastrofico a rischio estinzione del genere umano con l'epidemia (pardon pandemia) da covid 19 e Meril Streep, alias presidente USA, con, nell'ordine, Conte e Draghi. Poi, Kate Banchett, nei panni della giornalista, con Mirta Merlino, gli scienziati coi virologi, e così via...Tanto per rimanere alla gestione di casa nostra.
Adesso iniziamo a riflettere.
Trasformare una catastrofe (o una pandemia) in un grande affare è del tutto realistico, cinico, umano. E definire tutto questo: "complottismo", è soltanto un depistaggio.
Al di là della lettera, infatti, il film esprime chiaramente un concetto: ovvero che neanche di fronte a un cataclisma il potere si preoccupa della salute pubblica.
Il potere si preoccupa, sempre e soltanto, della propria autoconservazione. E se la vita sulla terra fosse a rischio di estinzione sarebbe disposto a viaggi intergalattici pur di non perdere una tornata elettorale.
Da qui le analogie con il contesto pandemico (per converso) contemporaneo che ha enfatizzato fin troppo la paura nei riguardi dell'epidemia, al fine del mantenimento del potere, piuttosto che della tutela della salute pubblica.
Anche se ai suoi albori a nessuno conveniva credere alla pandemia: la Cina insabbiava, in Italia tutti i viro star parlavano di una comune sindrome parainfluenzale (tutto verificabile). Poi (in Occidente) si fiuta il grande affare e le cose iniziano a cambiare...
Cambiando l'ordine dei fattori il prodotto non cambia.
Nino Arrigo