
Nel 2021 viene presentato a Cannes il film "Storia di mia moglie", primo lavoro della regista ungherese Ildikò Enyedi, la quale prende spunto dal romanzo più famoso del suo conterraneo Milán Füst, scritto nel 1942. Ambientata negli anni '20, la storia ha come protagonisti il capitano di lungo corso Jacob e la moglie Lizzy, olandese lui e francese lei. Sposati quasi per scommessa, si ritrovano a vivere un rapporto difficile a causa delle prolungate assenze di lui e del modo di vivere piuttosto libero di lei. Almeno libero per l'epoca in cui si sviluppa la storia che nel film si tinge di atmosfere in parte romantiche, in parte novecentesche, dal punto di vista letterario, con quell'oscillare tra tentata introspezione psicologica e solitudini esistenziali che inghiottono i due coniugi in un vortice di passione, di attrazione e avversione, di amore carnale e aneliti di libertà, che alla fine si traducono in un rincorrersi senza mai sentirsi l'uno dell'altra e viceversa, lungo un cammino umano disseminato di gelosie, ripicche, baci appassionati e silenzi ostili, esplosioni di rabbia e lacrime appena trattenute. L'incomprensione serpeggia tra i due, alimentata da rancori sottili che come lame affilate feriscono l'anima fino al distacco.
Più che la storia di una moglie, di una donna, prevale la storia di un marito, di un uomo che tenta di attraversare il suo modo di essere al mondo tramite quella donna che non riesce ad amare così come è, ma che crede di amare così come, invece, la vorrebbe. E il senso frustrato del possesso lo spinge verso il suo io ferito più che verso l'inclusione nella sua vita di quella donna che solo per convenzione diventa sua moglie, ma mai sua come essere.
Il ritmo, forse volutamente lento, non impedisce di seguire con interesse e coinvolgimento; l'affabulazione, quando diventa afasica, rinvigorisce grazie alla bravura dei due attori, che parlano spesso con gli occhi e con le loro espressioni facciali convincenti. Ambientazione, fotografia, dialoghi, vicenda concorrono a lasciare nello spettatore un non so che di dolce languore e qualche riflessione su certe affermazioni come: "Questo mondo non è fatto per noi, non è fatto per la nostra anima."; oppure: "Non è questa la vita: sopravvivere tra una tregua e un'altra!".