ALFA è una commedia musicale che tratta la passione per qualcosa che sta scomparendo: il
motore termico.
La transizione all'elettrico infatti (che l'Unione Europea ha fissato per il 2035) può
considerarsi un cambio epocale, non solo dal punto di vista materiale ma soprattutto di
relazione tra macchina e uomo.
E' stata scelta l’Alfa Romeo come brand iconico perché, come afferma uno dei personaggi,
per migliaia di persone sparse nel mondo rappresenta “qualcosa di più che automobili
costruite in maniera convenzionale, qualcosa che resiste alle definizioni. È l'entusiasmo per
un mezzo di trasporto. Si tratta di sensazioni, di passione”.
Alfa Romeo, infatti, conta più di trecento club nel mondo.
Ma lo spettacolo non si limita solo a questo. In scena si raccontano i punti salienti della
storia del marchio che si intrecciano con la storia personale dei personaggi e con alcuni
momenti significativi della storia, della cultura e della politica italiana. Uno snodo
drammaturgico importante (e divertente) è quando i personaggi guardano al futuro,
immaginando l'automobile dell’avvenire.
Il progetto, concepito e diretto dal collettivo olandese Wunderbaum, prodotto dal
Landestheater di Sankt Pölten, con le musiche originali di Annelinde Bruijs, vede sul palco la
compresenza di interpreti italiani, tedeschi, olandesi e austriaci. Pertanto le lingue parlate
sono quattro (italiano, tedesco, olandese e inglese), con l'ausilio dei sopratitoli a seconda
della piazza.
Lo spettacolo ha debuttato l’11 Maggio proprio a St.Pölten e successivamente è andato in
scena all'International Theatre di Amsterdam, in occasione dell’Holland Festival 2024.
Torneremo in Austria ad ottobre e spero anche in Italia ma ancora è tutto in via di
definizione.
Personalmente lo spettacolo ha ridestato in me la passione per i motori, per il loro suono
(nello spettacolo è costante il parallelismo tra suono del motore e sinfonia lirica), per le gare
(una storia di cui il mio personaggio si fa portavoce è quella di Tazio Nuvolari, leggenda del
mondo delle corse a cui Lucio Dalla ha dedicato una canzone) e per la loro storia che
s’intreccia a quella di ciascuno di noi. Ognuno è legato in qualche modo ad un’automobile.
Ho apprezzato in particolare la costruzione drammaturgica, fondata su interviste e materiale
storico-documentaristico, che ha preso le mosse da un tema che solitamente è lontano dalle
sfere di ricerca teatrale.
Mio cognato ha lavorato per più di 20 anni come meccanico presso un'officina autorizzata
Alfa Romeo. È stato bellissimo vederlo partecipare in sala con l’entusiasmo e l'esperienza di
chi con quella storia ci si è sporcato le mani di grasso ed ha portato il pane a casa.
Simone Cammarata







