Elisa Di Dio: “Scelgo Emma Bovary. Madame Bovary è uno di quei romanzi che mi ha tanto segnato. Lo lessi all’università: la prima lezione di storia della critica cominciò proprio con una disamina di Emma Bovary, dunque mi incuriosì. Emma Bovary è una lettrice, quindi immagina mondi, crea delle situazioni e dimensioni oniriche e visionarie che non esistono nella realtà, la realtà è più prosaica di quello che lei immagina. Questo personaggio, che sta in bilico tra la realtà e l’immaginazione, che può essere anche criticato perché mette in crisi il suo matrimonio e trascura la figlioletta, lo fa perché è dentro a questa sua immaginazione e vicina alla nostra umanità. Lei è come siamo noi quando siamo fragili ed esposti alla forza potente dei sogni. A questo può portare la letteratura nel bene e nel male. Poi mi impressionò, in Madame Bovary, la catastrofe verso cui va nel momento in cui la ragione economica, i debiti, che lei fa attraverso l’acquisto compulsivo di beni assolutamente voluttuari, la porta al disastro e alla rovina. Infine, questo finale tragico, l’avvelenamento, rientra un po’ in quello che secondo me deve essere la lettura di un romanzo: non possiamo attualizzare e dire soltanto che Madame Bovary è una donna che vive di illusioni. Ma a cosa serve la letteratura se non a farci riflettere anche attraverso questi modelli che non dovremmo mai incarnare se non a sognare, a elaborare mondi diversi, mondi possibili? Spenderei anche una parola su Anna Karenina perché è meravigliosa e straordinaria. Io ho letto Anna Karenina tanti anni fa durante gli anni dell’università, però il ricordo che ho di questo straordinario personaggio è stato mediato da quelli che una volta non erano le serie o le fiction ma gli sceneggiati televisivi con una straordinaria Lea Massari, protagonista di una Anna Karenina strepitosa e con un impianto teatrale meraviglioso e indimenticabile.”

Martina Pasinotti: “Sicuramente Anna Karenina, non perché mi ci immedesimi, ma perché ho sempre trovato la storia molto più coinvolgente, c’è più trasporto emotivo, è più passionale. Mentre, magari sarò impopolare, Madame Bovary, anche quando l’ho studiata a scuola, l’ho sempre trovata molto noiosa e capricciosa. Forse per una mia deformazione professionale, in Anna Karenina c’è anche un balletto di una famosa compagnia di un coreografo dunque indubbiamente lei.”

Cettina Sciacca: “Che bella domanda! Io ho letto entrambi i romanzi. Intanto sono due donne che sembrano accumunate da molte cose: sono delle donne infelici, che non amano la loro condizione, che fanno parlare di loro, che tradiscono e sono due persone che si suicidano. Verso Emma provo una sensazione di dispiacere perché è sciocchina, rimane sempre bambina, infantile. Tra le altre cose sposa quest’uomo incapace, inetto, non è un marito che una donna vorrebbe. Lei legge, come lo fa anche Anna, e la sua mente vaga: lei vuole trovare un amore come quello dei romanzi, ma non ci riesce. Non so se definirla sciocchina o forse ingenua; lei tradisce in malo modo, facendo parlare la gente di sé. Flaubert riesce a descrivere i costumi della Francia di quel tempo in maniera molto dettagliata: lei che sulla carrozza fa l’amore con uno dei suoi tanti uomini… lei non ha pudore di nulla. Questo, secondo me, è eccessivo. È chiaro che da un lato mi fa anche tenerezza perché lei cerca questo amore romantico, perfetto, che invece non arriva mai e si deve accontentare della sua condizione ed è quello che la porta a suicidarsi: la non accettazione di quella condizione.

Anna Karenina invece è una nobile di per sé, è nobile d’animo, è colta, vive in un ambiente perfetto. Lei è una donna perfetta, che ha un marito perfetto che la ama tanto, che scopre il tradimento di questa donna, ma riesce anche a perdonarla. Anna Karenina ama in maniera diversa secondo me: ama per amore, ama per passione. Non è una sciocca, non cerca un amore soltanto fisco, passionale. Per atteggiamento preferisco Anna, però compatisco Emma perché la ritengo ingenua. Inoltre, sono affascinata dai racconti russi. Sono donne che pensavano che l’amore letto sui libri fosse l’amore vero, che si potesse vivere nella realtà. Magari fosse così! Mi dispiace per la loro condizione perché avrebbero voluto, come tutti, un amore fatato in una realtà non fatata. E questo, secondo me, è un messaggio importante che dovrebbe essere trasmesso ai giovani, perché i ragazzi si innamorano dell’amore; sicuramente un passaggio obbligato, ma rimanere in quello stato anche in età adulta diventa problematico e può indurre a gesti tragici come quelli di queste due eroine. Vivere un amore da favola è impossibile perché devi stare con un'altra persona che ha un modo di fare diverso da te e se non ne accetti tutti i difetti è problematico. Quindi, secondo me, l’amore reale è tutt’altro. Ci vuole un gran coraggio per amare e per continuare ad amare; l’amore devi nutrirlo, non puoi pensare sempre che venga dall’altro. Devi essere tu a crearlo, perché se tu sei quell’energia, quella passione, diventa un amore fatto di stima, fatto di fiducia, di tante altre colonne che lo tengono in piedi. Oggi i ragazzi si fanno conquistare da una bellezza fisica o da chi è ricco. Io dico spesso alle mie figlie che non sarei riuscita a vivere bene la mia giovinezza in questo periodo, perché non è come una volta: c’è molta più solitudine, non è vero che c’è più comunicazione. Inoltre, non c’è quel combattere per ottenere qualcosa perché si ha tutto, manca l’attesa: abbiamo tutto e sempre. Ciò diventa poi una noia, qualcosa di scontato e si cambia con facilità. Anna ed Emma erano innamorate dell’amore, volevano vivere quel tipo di amore ed erano prigioniere di un matrimonio che non era per loro, allora hanno lottato per cercarlo, in maniera sbagliata. Probabilmente per questo sono state condannate: per aver cercato l’amore vero. Ma anche i ragazzi di oggi cercano l’amore vero, noi non dovremmo condannarli ma aiutarli e infondere in loro dei valori. Il fatto che loro valgono, che in ognuno di noi c’è sempre qualcosa di buono che dobbiamo tirare fuori. Cavalcare l’onda non delle debolezze ma delle nostre risorse.”

Stefania Avola: “Senza ombra di dubbio, il personaggio che ho amato tantissimo non è Emma ma Anna. La letteratura russa mi ha sempre affascinato tantissimo. Visto comunque il mio interesse quasi morboso per la psicologia e la psichiatria, Anna Karenina è un trattato di psicologia e ogni personaggio è vivisezionato nel dettaglio. La storia d’amore e il tradimento vengono analizzati in una maniera completamente diversa da Tolstoij. Dentro Anna c’è tanto di Tolstoij anche se non lo autodichiara, a differenza di Flaubert. Il treno è la metafora letteraria per me più bella che ci possa essere: c’è all’inizio e c’è alla fine, e questa metafora del treno è stata usata tantissimo dopo, è diventato uno dei topos più sublimi. Inoltre, ha trattato ogni tema dello scibile umano: la situazione storica in Russia mi ha interessato di più.

Bellissime le descrizioni della campagna in Madame Bovary, è certo che stiamo parlando di due colossi della letteratura mondiale, però se mi poni davanti alla scelta Madame Bovary/Anna Karenina, non ho dubbi: Anna mi ha affascinata di più.”

Michele Mezzanotte: “Ulisse e Pinocchio sono due viaggiatori, due esploratori, mentre Madame Bovary e Anna Karenina hanno in sé il paradosso del desiderio: in Madame Bovary è un desiderio represso che si sfoga nella fantasia, frustrata dalla realtà che sta vivendo, ma fugge dalla realtà attraverso l’immaginazione, mentre Anna Karenina vive questa fuga dalla realtà perché si innamora e dunque vive il desiderio. Il paradosso del fuoco degli alchimisti è proprio questo: ho un fuoco e dunque che faccio, lo reprimo o incendio? E quindi tu mi stai chiedendo fondamentalmente come uso il mio fuoco, se incendio o reprimo. Lo uso interiormente, è un mix tra Anna ed Emma probabilmente; quindi, se dovessi rispondere quale dei due personaggi preferisco, preferisco il terzo personaggio, cioè Madame Bovary che riesce prima a coltivarlo interiormente e poi ad esprimerlo nel migliore dei modi come Anna Karenina. Diciamo che sono una la terapia dell’altra secondo me.”

Giuseppe Veneziano: “Preferisco Madame Bovary. Il personaggio nella sua narrazione è pieno di tutte queste problematicità esistenziali che in qualche modo la portano a fare delle scelte, a determinare il contesto in cui vive. Sono più dalla parte di Madame Bovary perché mi ci rifletto molto.”

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