Arcangela Tarabotti, suora del 1600 e femminista ante litteram
di Pippo Lombardo
Per la nostra "italianezza" di agosto ci spostiamo a Venezia e facciamo un salto all'indietro di qualche secolo, fino al 1600, ma protagonista non sarà un'opera dell'ingegno umano, di un artista, bensì una donna che con la sua attività da intellettuale ha cercato di lottare per modificare la mentalità comune riguardo al ruolo femminile nella società, sforzandosi di smontare i tanti pregiudizi che pesavano gravemente sulla condizione femminile del tempo, condizione di sottomissione all'uomo a partire dall'ambito familiare fino ad arrivare a qualsiasi altro ambito, privando così ogni donna di una qualsivoglia autonomia. E ciò è ancor più stupefacente se si considera che Arcangela Tarabotti era una suora, una benedettina e che stiamo parlando di un'epoca in cui ben poco spazio, appunto, veniva lasciato alle donne in ogni settore, tranne quello familiare, dove su di esse gravavano la conduzione domestica e l'accudimento dei figli, spesso numerosi. Ma certo l'attività intellettuale di questa pensatrice è ancor più singolare per il fatto che da religiosa scrisse pagine accese contro la monacazione forzata, contro lo strapotere esercitato dal capofamiglia specialmente sulle figlie, di cui decideva il destino sin dalla loro più tenera età, ancor di più se si parla di contesti familiari in cui il benessere economico andava tutelato prima di ogni altro aspetto. E la Tarabotti, al secolo Elena Cassandra, ne sapeva qualcosa in questa materia, dato che a causa della sua zoppia venne costretta a farsi suora, non potendo aspirare a un matrimonio, e allo stesso tempo sarebbe stata una bocca in meno da sfamare, considerato che tra fratelli e sorelle ne aveva ben dieci.
Siamo agli inizi del 1600 e il destino subito da Arcangela non è l'eccezione, ma la norma, e non solo a Venezia. Ma il suo temperamento, la sua dedizione allo studio la condussero a intessere delle relazioni culturali con molti pensatori significativi del tempo e ne sono testimoni le sue numerose missive raccolte in Lettere familiari e di complimento (1650), dove emerge un quadro abbastanza completo della sua vita, non solo monastica. Ma i suoi scritti più rivoluzionari sono La tirannia paterna, pubblicata a Leida, postuma col titolo La semplicità ingannata (1654); L'inferno monacale, dove si affronta la questione spinosa delle monache costrette a vivere di sofferenze all'interno dei conventi, dato che la loro scelta non era stata libera; Il Paradiso monacale (1643), in cui la religiosa descrive come la vita monacale potesse essere apprezzata e vissuta con gioia da chi volontariamente aveva potuto scegliere il proprio destino; e poi ricordiamo Che le donne siano della specie degli uomini - Difesa della donna (1651), in cui l'autrice si scaglia contro chi è avverso al genere femminile, sostenendo argomenti basati solo su inveterati pregiudizi.
Insomma, di certo la battaglia culturale portata avanti dalla Tarabotti è veramente encomiabile, se si pensa che entrata in convento a soli 13 anni, lì vivrà reclusa fino alla morte avvenuta ad appena 48 anni nel 1652.
Oggi le sue opere incontrano il favore di diversi studiosi e studiose che già dagli anni Sessanta del secolo scorso si sono interessati all'attività cultural, e non solo, di questa pensatrice pioniera di un atteggiamento sicuramente femminista ante litteram, sottraendola così a un ingiusto oblio che era durato per troppo e troppo tempo.
A chi volesse approfondire la conoscenza di Arcangela Tarabotti attraverso i suoi scritti, consigliamo di leggere alcune sue pagine pubblicate liberamente su internet. Ovviamente, i suoi libri si trovano in edizioni moderne, acquistabili online o in libreria.