BOAL TEORICO TEATRALE

In uno spettacolo del Teatro dell'Oppresso tutti possono intervenire. [...] Spett-attore: vedo e agisco!

Augusto Boal

Augusto Boal viene generalmente identificato come uomo d'azione, sempre attivo sul campo e impegnato pubblicamente a combattere le oppressioni sociali. E questo è vero. Tuttavia sarebbe scorretto limitarlo a uomo di prassi. Egli infatti nel costruire le basi del Teatro dell'Oppresso, oltre a condividere la vocazione pedagogica di Freire, rivede e analizza alcuni concetti teorici fondamentali più strettamente teatrali.

4.1. Persone, personalità e maschera sociale

Reduce dagli studi statunitensi, Boal è consapevole che la persona umana è nel profondo talmente vasta e polimorfa che esprimerne appieno le potenzialità, oltre che impossibile, è dannoso per l'equilibrio stesso della psiche. Ogni uomo dunque esercita una censura sulla propria persona anche a causa dei fattori sociali esterni (la cultura, le maniere, la classe sociale ecc.) canalizzando, sostiene Boal, la propria persona in una personalità. Nell'interpretazione di un personaggio, l'attore deve essere capace di “scavare” oltre la sua personalità per ricercare caratteristiche che almeno in superficie non gli appartengono.

La maschera sociale è invece definita da Boal quale «l'insieme delle meccanizzazioni e dei blocchi espressivi che derivano dai ruoli sociali interpretati da ciascun individuo e che influenzano il repertorio comunicativo, corporeo, espressivo, cognitivo ed emozionale».8 Teniamo presente che Boal lavorava per lo più in contesti di povertà e analfabetismo, con persone fisicamente segnate dal duro lavoro e da condizioni di vita precarie.

Poiché tutti i movimenti quotidiani sono meccanizzati, in primis l'andatura, gli esercizi del TdO hanno come finalità quella di de-meccanizzare la propria maschera sociale e

  • A. Gigli, A. Tolomelli, A. Zanchettin, Il Teatro dell'Oppresso in educazione, Carrocci, Roma 2011, p. 33.

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liberare così le potenzialità espressive d'ogni soggetto. Cambiare il nostro modo di camminare risveglia alcuni muscoli generalmente assopiti e ne disattiva altri invece troppo utilizzati, rendendoci più consapevoli del nostro corpo e delle sue possibilità.

Aristotele, Brecht e il concetto di catarsi

Il punto di riferimento invece per la sua prassi teatrale è la cosiddetta catarsi aristotelica. Nella riflessione provocatoria di Boal «il “sistema” aristotelico […] appare come un potente mezzo di intimidazione di massa, che proprio in virtù del suo potere coercitivo è riuscito a sopravvivere fino ai giorni nostri».9 La catarsi aristotelica infatti purificherebbe lo spettatore che delegando i poteri all'eroe tragico si priverebbe così d'ogni volontà d'azione. Il personaggio compie l'azione al posto del pubblico e lo fa in un mondo dove la realtà è così come deve essere. Il teatro risulta allora essere un luogo dove sfogare il desiderio di trasformazione e la catarsi un mezzo contro il mutamento della realtà. L'azione di modifica del reale viene sostituita dall'azione drammatica e di conseguenza il sistema di oppressione delle classi resta invariato.

Nella sua riflessione, Boal riconosce a Brecht il merito di aver individuato nella pratica dello straniamento un mezzo efficace per impedire allo spettatore l'identificazione con il protagonista. Il pensiero viene scisso e resta in mano all'attore che delega al personaggio solo il potere d'azione. Lo spettacolo teatrale si trasforma quindi in una preparazione all'azione reale.

Ma per quanto utile, lo straniamento brechtiano è forse troppo 'intellettuale' per la realtà brasiliana di quegli anni ed è per questo che Boal invita lo spettatore a non delegare più alcun potere al protagonista, ma a prendere parte egli stesso all'azione drammatica trasformandosi appunto in “spett-attore”. In questo modo il popolo si preparerebbe all'azione modificatrice attraverso il teatro, per poi attuarla nella realtà.

  • A. Boal, Il Teatro degli Oppressi. Teoria e tecnica del teatro, tr. it. di P. Picamus e G. Ursini Ursič, La Meridiana, Molfetta 2011, p. 157.

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La poetica dell'oppresso

Risulta quindi chiaro che l'obiettivo principale della poetica dell'oppresso è quello di rendere attivo lo spettatore, di rompere la passività che le forme teatrali gli hanno fino ad ora imposto. Se l'azione drammatica è intesa come contraddizione di necessità sociali, Boal invita il popolo a prendere parte come protagonista alla riflessione su queste tradizioni. Il teatro diventa allora il luogo ideale dove poter discutere, immaginare proposte e tentare cambiamenti. Diventa una vera palestra per allenarsi all'azione di trasformazione della società. In poche parole, Boal vuole restituire al teatro il suo imprescindibile potere politico.

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