Quinta parte
GIOCHI ED ESERCIZI
Alla base del metodo del TdO ci sono esercizi e giochi teatrali che oltre ad essere preparatori all'attività teatrale, contengono già in sé la volontà trasformatrice e liberatrice fondante del metodo; l'esercizio teatrale è già di per sé teatro.
Gli esercizi servono ad acuire i sensi e a risvegliarne la memoria, mentre i giochi lavorano sul senso del ritmo, sulle maschere sociali e sull'interazione di gruppo.
Con il termine esercizio Boal designa ogni movimento fisico utile ad approfondire la conoscenza del proprio corpo, le strutture muscolari, la gravità, lo spazio ecc.; mentre parla di giochi quando esiste un interlocutore ed entra in campo l'espressività dell'individuo. Si tratta per lo più di esercizi semplici, volti a coinvolgere anche i non attori. Nella maggior parte delle realtà dove operava Boal quasi mai vi erano persone strettamente interessate al teatro: era quindi necessario procedere per gradi per impedire che i partecipanti si intimorissero. Tutti gli esercizi sono volti al concetto di de-meccanizzazione dei movimenti caratteristici della propria maschera sociale che, estratta dai rituali sociali che la determinano, viene analizzata e messa in discussione.
Negli Stati Uniti, Boal ha avuto modo di conoscere il metodo di Stanislavskij, ed è ben consapevole dunque che il corpo, i sensi e la mente sono legati l'un l'altro. Nelle azioni quotidiane che caratterizzano la nostra maschera sociale, i muscoli e i sensi si specializzano e perdono via via la loro capacità di percepire. Gli esercizi servono a risvegliare le capacità dei sensi.
Anche nel corpo quindi Boal individua un'oppressione che si manifesta in blocchi muscolari e tensioni. La de-meccanizzazione è quindi già un processo di liberazione dall'oppressione della maschera sociale e di restituzione del corpo all'individuo.
Deve essere chiaro che gli esercizi sono solo un primo step verso il linguaggio teatrale, sono il discorso introduttivo per tutte le forme del TdO e sono spiegati in dettaglio in Il poliziotto e la maschera10. Mi limito qui a citarne alcuni a titolo esemplificativo per ciascuna tipologia che viene illustrata nel libro.
A. Boal, Il poliziotto e la maschera. Giochi, esercizi e tecniche del teatro, tr. it. R. Mazzini dell'oppresso, La Meridiana, Molfetta 1993.
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Sentire tutto ciò che si tocca
Esercizi sulle andature: se, come già detto, l'andatura è il più meccanizzato di tutti i movimenti, questi esercizi servono a re-imparare il processo della camminata. Si prova a camminare dapprima il più lentamente possibile, poi si imitano le andature degli animali e infine si inventano spostamenti nello spazio fatti in coppia (ad esempio tenendo una mela fra due fronti senza farla cadere).
Ascoltare tutto ciò che si ode
La macchina ritmica: il primo partecipante comincia un movimento ritmico corporeo, con o senza voce. Una alla volta gli altri attori devono aggiungersi legando il proprio movimento a quelli già esistenti, formando una sorta di macchina costituita da più ingranaggi che, ciascuno con il proprio ritmo, genera un'armonia collettiva del meccanismo. Quando anche l'ultimo partecipante si è unito alla macchina, si può provare ad accelerare o rallentare all'unisono.
Messa in gioco di più sensi
La stretta di mano: ogni attore stringe la mano ad un partner per qualche secondo, dopodiché mantenendo la mano allo stesso livello, si chiudono gli occhi e ci si separa indietreggiando di qualche metro. Poi sempre ad occhi chiusi si avanza e si cerca di ritrovare la mano del partner perduto.
Vedere tutto ciò che si guarda
Spingere la maschera all'estremo ed annullarla: questo è un esercizio da eseguire dopo che si è diventati consapevoli della propria maschera sociale. Attraverso l'autoanalisi si tratta di rafforzare gli elementi che la compongono fino alla caricatura estrema e poi lentamente annullarli, ricercando invece le caratteristiche opposte. Questo esercizio è estremamente utile per chi deve andare a interpretare un personaggio molto distante da sé.
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La memoria dei sensi
L'obbiettivo di questo gruppo di esercizi è quello di allenare il sistema memoria-emozione-immaginazione. Ripercorrendo eventi della propria vita, dai più semplice ai più articolati, si cerca di rivivere le emozioni provate. Successivamente un attore esterno interverrà nel racconto introducendo elementi di fantasia, che non corrispondono al ricordo reale. Si cerca così di aprire un immaginario emotivo che non sia strettamente personale.
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6. LE FORME DEL TDO
Il Teatro dell'Oppresso è polimorfo e vario, ma come si esprime concretamente?
A partire da giochi, Boal ha rielaborato e in alcuni casi inventato tecniche il cui obbiettivo è ridare voce al popolo attraverso l'analisi delle contraddizioni sociali e delle oppressioni del capitalismo contro le classi più povere. Illustro qui brevemente alcune delle forme più utilizzate di TdO.
6.1. Teatro Giornale
Il Teatro Giornale rientra ancora nell'ambito dei giochi. Una delle sue finalità è infatti quella di dimostrare che chiunque e in qualunque luogo può fare teatro. Anche detto Teatro giornalistico, è un insieme di una decina di tecniche atte a ricavare scene teatrali dalla lettura dei quotidiani. Boal intende risvegliare la coscienza del popolo e demistificare le informazioni dei media. Si parte dal presupposto che qualunque notizia su un quotidiano, per quanto fedelmente e imparzialmente si possa cercare di presentare, non è mai obbiettiva: si trova infatti in una determinata pagina, con una determinata dimensione e lunghezza che ne connotano l'importanza che le si vuole attribuire. Il primo passo è quindi quello di leggere la notizia ad alta voce, privandola della grafica scelta dal quotidiano. Dopodiché si cerca di comprendere se nella notizia vera sono stati omessi dei dettagli che la trasformerebbero in una notizia falsa, confrontandola con la realtà del paese. Le notizie vengono poi 'smembrate' attraverso una serie di giochi: le si legge al ritmo di samba, le si canta, vengono lette incrociando frammenti di una con parti di un'altra. Tutto questo fa sì che la notizia venga analizzata in ogni sua parola, in ogni suo aspetto. Risulta allora evidente la potenza sociale e politica di questo strumento nelle mani del popolo. Volendo citare Boal:
«Il giornalismo è un'arte, non una scienza; è più vicino alla poesia, che non alla sociologia. E come ogni arte, è politico. E in quanto arte politica è un'arma».11
Ivi p. 67.
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6.2. Teatro Immagine
Anche il Teatro Immagine, come il Teatro Giornale, fa parte di quella categoria di giochi che il TdO usa per introdurre il mondo teatrale ai non attori. In questa tecnica si utilizzano i corpi dei partecipanti come sculture per illustrare temi e pensieri. La parola
quasi del tutto assente. Attraverso rappresentazioni fisiche emergono i pensieri, le idee e gli stereotipi di ciascuno nei confronti di un tema o argomento proposto. Nelle esperienze di Boal è evidente come ogni cultura rappresenti una figura, ad esempio quella del capo famiglia, in una modalità specifica comune a tutti i connazionali. Un partecipante, lo “scultore”, posiziona i corpi degli altri attori in modo da rappresentare una scena di oppressione o di conflitto. Una volta mostrata l'immagine, se ne discute insieme fino a trovarne una che metta d'accordo tutto il gruppo. Questa è l'immagine del reale. Dopodiché allo “scultore” viene chiesto di illustrare il tema come gli piacerebbe che fosse. Si viene quindi a formare l'immagine ideale. A questo punto tutti i partecipanti devono, attraverso piccoli cambiamenti e accorgimenti, ma sempre senza parlare, trasformare l'immagine reale in quella ideale. In poche parole si chiede di usare l'azione trasformatrice e rivoluzionaria per migliorare il mondo. Anche se in chiave simbolica, il Teatro Immagine prepara all'azione reale.
Va fatto notare che questa tecnica teatrale fu molto utile per Boal durante il suo soggiorno europeo. Il linguaggio delle immagini corporee infatti permette di mostrare più facilmente le oppressioni e i conflitti psicologici.
6.3. Teatro Invisibile
Fu durante il periodo in Argentina che lavorando segretamente Boal utilizzò molto il Teatro Invisibile. Si tratta della riproduzione di una scena situata in luogo pubblico (un ristorante, una piazza ecc...) che coinvolga gli spettatori presenti, inconsapevoli che si tratti di un'azione teatrale. Boal ha sempre insistito affinché non si svelasse mai che i protagonisti della scena erano attori, neppure quando l'azione era conclusa o essi se ne andavano. La forza di questo tipo di teatro sta infatti nel lasciare lo spettatore libero di agire come crede, anziché ridursi alla funzione passiva di colui che guarda. Le scene proposte infatti sono sempre studiate per provocare una discussione su un determinato
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tema e per aprire spiragli alla possibilità di cambiamento. Sono scene di oppressione che invitano il pubblico ad intervenire a favore dell'oppresso o dell'oppressore. E per questa caratteristica, il Teatro Invisibile è un ottimo strumento di analisi del pensiero popolare. Deve essere chiaro che non si tratta né di happening né di improvvisazione teatrale. Ogni scena del Teatro Invisibile è una scena a tutti gli effetti, anche se va incontro a diverse variabili, e quindi richiede prove e ruoli definiti; gli attori devono valutare tutti gli scenari a cui possono andare incontro. Oltre ai protagonisti, altri attori si mescolano fra il pubblico e hanno ciascuno una propria funzione: le “vedette” segnalano eventuali fattori di pericolo, i “pompieri” intervengono per smorzare la discussione quando si fa troppo agitata e infine gli “osservatori” restano sul luogo quando gli altri attori sono andati via per raccogliere i commenti della gente.
6.4. Teatro Forum
Il Teatro Forum è sicuramente la tecnica più famosa del TdO e quella che meglio rappresenta la sua ideologia. Sebbene venga utilizzato con una drammaturgia specifica, Boal sosteneva che questa tecnica è applicabile anche a testi più tradizionali. Nel Teatro Forum si mette in scena una storia che racconti di un'oppressione. È importante che ogni personaggio sia caratterizzato da un'ideologia precisa e di facile riconoscimento da parte del pubblico. Per Boal il conflitto teatrale è infatti un conflitto di volontà e questa volontà è legata al ruolo sociale che ricopre il personaggio.
Mostrata la scena una prima volta, viene ripresa dall'inizio ma questa volta il pubblico è invitato ad intervenire in qualsiasi momento per sostituirsi al protagonista, qualora individui un modo per superare l'oppressione. Naturalmente gli attori che interpretano le figure oppressive rafforzeranno via via l'oppressione fino a che non si arriva ad uno stallo; a quel punto l'azione viene ripresa da dove era stata interrotta e qualcun altro può intervenire per modificare la drammaturgia. Ed ecco che lo “spettatore” diventa “spett-attore”, partecipa con tutto se stesso all'azione teatrale. Nel Teatro Forum il pubblico ha la libertà di esprimere ogni sua idea, di verificare nella pratica teatrale le possibilità d'azione. Il teatro diventa luogo di discussione e di prova all'azione reale. Il pubblico non si purifica mediante la catarsi, bensì si esercita per la rivoluzione concreta.