Chiesa della Certosa di San Martino a Napoli
Sulla sommità del Vomero, accanto a Castel Sant’Elmo, la chiesa della Certosa di San Martino è il cuore spirituale e scenografico dell’antico complesso certosino, fondato nel 1325 su impulso di Carlo d’Angiò e consacrato nel 1368. Dell’impianto gotico originario restano oggi soprattutto le strutture dei sotterranei. Tra Cinque e Settecento la chiesa venne profondamente rinnovata: Giovanni Antonio Dosio introdusse misure rinascimentali eleganti, poi Cosimo Fanzago nel Seicento ne fece un capolavoro del barocco napoletano, ulteriormente rifinito nel Settecento con aggiornamenti rococò. Le soppressioni tra età francese e Unità d’Italia portarono alla trasformazione in museo, ma la chiesa ha conservato l’aura solenne dell’originario luogo monastico.
Riguardo all' architettura e ai marmi policromi, si comincia dall'interno, a navata unica con cappelle laterali, coro e raffinati ambienti comunitari, che esaltano la teatralità barocca senza perdere la misura certosina. L’uso esteso di marmi policromi intarsiati disegna pavimenti e rivestimenti come grandi “tarsie” lapidee, alternando brecce, gialli, verdi, rossi e neri in geometrie complesse che guidano lo sguardo verso l’altare maggiore. La tradizione locale attribuisce il grande pavimento marmoreo della navata a maestranze seicentesche-settecentesche specializzate nella commettitura di pietre dure, in linea con il gusto napoletano per il colore e la materia. La balaustra e le cornici degli altari, opera di scuola fanzaghiana, intrecciano volute, festoni e motivi naturalistici, con un virtuosismo che mette in risalto il contrasto lucido/opaco delle superfici e la profondità cromatica dei marmi.
Per quanto concerne le opere pittoriche e gli apparati decorativi, la chiesa e le cappelle conservano dipinti di primo piano della scuola napoletana tra Seicento e Settecento. Tra le presenze di riferimento nel complesso della Certosa figurano opere di Jusepe de Ribera, Andrea Vaccaro, Aniello Falcone, Massimo Stanzione e la tradizione include anche tele di Artemisia Gentileschi presenti nel museo; il ciclo decorativo interno dialoga con questo contesto, offrendo una lettura coerente della spiritualità certosina filtrata dal linguaggio barocco.
Sulla soglia della chiesa sono ricordati anche temi storici e martiriali cari all’ordine certosino, a rimarcare la memoria dell’ordine attraverso immagini devozionali forti.
Magnifiche le sculture barocche che animano le cappelle e abbelliscono gli arredi liturgici scolpite in marmo e legno dorato, con angeli, cartigli e candelabri che incorniciano pale d’altare e nicchie. La tradizione collezionistica della Certosa e del museo annesso include opere di grandi maestri come Bernini (presente nel complesso museale), a testimonianza del livello della cultura plastica che informò anche l’apparato scultoreo della chiesa.
Attenzione meritano anche il coro e il presbiterio che presentano intagli minuti e una regia spaziale che unisce scultura architettonica e decorazione a stucco, secondo la lezione di Fanzago.
Pippo Lombardo









