La cittadella indigena di Cozzo Matrice sul lago di Pergusa e il culto delle Dee

Il viaggiatore che giunga sulle sponde del lago di Pergusa (Figura 1), seguendo la strada che si inerpica sulla collina di Cozzo Matrice, può avventurarsi alla ricerca della grande area archeologica di Cozzo Matrice, utilizzando come guida al sito la pubblicazione dei dati delle indagini archeologiche condotte dalla Soprintendenza di Enna, che abbiamo reso accessibile a tutti nell’ambito del progetto di dati aperti realizzato dall’Università di Pisa denominato “MAPPA” che potete leggere dal link in nota1.

Giunto sulla sommità della collina, l’esploratore potrà visitare i resti monumentali di una città indigena (Figura 2) sorta nel VII secolo a.C., tra il lago di Pergusa e l’antica città di Henna, con vista sull’imponente vulcano Etna e sullo scintillante Mare Jonio.

Sull’ampia spianata, nella parte che si affaccia di fronte alla antica acropoli di Henna, sacra a Demetra, è stato messo in luce un santuario rupestre in tutto simile a quello scavato sotto l’attuale Castello di Lombardia, lungo la via sacra decorata da edicole che sale da sud-est2. Entrambi i santuari presentano una lunga sala con banchine (Figura 3) per i riti demetriaci e pozzi per deposizioni di offerte alle Dee ctonie, legate alla fertilità della terra, Demetra e la figlia Persefone.

D’altra parte, lo stesso nome di ‘Cozzo Matrice’ richiama il mito della ‘Madre’ che, secondo il racconto di storici e poeti greci e romani, riuscì a strappare Persefone dall’oltretomba, dove la voleva confinata lo sposo Ade, dopo averla rapita sulle sponde del lago di Pergusa, presso cui si era inabissato negli Inferi, attraverso una grotta. Suggestiva risulta, quindi, la presenza sulla spianata di grandi ingrottati naturali che si aprono proprio in direzione del santuario (Figura 4).

Fuori dal perimetro urbano sorgeva un altro santuario rupestre dedicato alle due dee (Figura 5), utilizzato per i riti funerari connessi alla vicina necropoli dove sono state scoperte monumentali tombe a camera. Queste grandi tombe rivelano una forte influenza greca (Figura 6): nella forma architettonica con la porta coronata da un timpano, secondo il modello del tempio ellenico; nei ricchi corredi dei defunti contenenti i vasi greci e indigeni, oggi esposti al Museo archeologico di Enna; nel rituale funerario del banchetto offerto in memoria dei morti. Quindi possiamo immaginare che la comunità indigena che viveva in questa cittadella avesse contatti culturali e scambi commerciali con le poleis che i Greci avevano fondato sulle coste siciliane a partire dall’VIII secolo a.C. che nell’area di Pergusa dovevano avvenire nel santuario fluviale del Riparo di San Tommaso lungo il torrente Torcicoda3.

Ad un certo punto, però, la città ebbe bisogno di essere protetta da una potente cinta muraria ‘ad aggere’, realizzata cioè con un riempimento contenuto tra due cortine murarie. La necessità di difesa militare fu determinata dal lungo conflitto che, nella prima metà del V secolo a.C. contrappose i Siculi, capitanati da Ducezio, alle colonie greche di Siracusa e Gela. La sconfitta degli indigeni segnò il declino della cittadella di Cozzo Matrice che lentamente si spopolò in favore della città arroccata sulla montagna di Enna.

Purtroppo, il viaggiatore, seppure meravigliato dalla straordinaria vista che si gode dal sito e dalla rara bellezza dei suoi resti archeologici, dovrà, comunque, constatare che il percorso di visita ai santuari, alle tombe a camera e alla grande fortificazione giace in completo abbandono. Il progetto di ricerca e valorizzazione del sito archeologico di Cozzo Matrice, realizzato nel 2015 dalla Soprintendenza di Enna, che aveva ottenuto 500.000 euro di finanziamento sui fondi PO FESR 2007-2014, è stato di fatto realizzato solo nella parte dei lavori a base d’asta destinati al cancello e alla recinzione, oggi divelti, e alle strutture di fruizione, anch’esse oggi molto degradate. Infatti, le consistenti somme previste per la creazione di una ricostruzione virtuale dell’area archeologica e di una pubblicazione divulgativa che servisse da guida alla visita, non sono state assegnate e spese, a causa di ritardi burocratici.

Per rimediare al mancato completamento del progetto di Cozzo Matrice avevamo, quindi, curato la progettazione di un altro intervento di valorizzazione del sito, con una richiesta di un milione di euro sui residui non impegnati dei fondi POIN. In questo progetto si prevedeva la realizzazione di una app su smartphone che guidasse la visita del sito e consentisse l’accesso ai dati archeologici su una piattaforma GIS. Inoltre, il progetto prevedeva la costruzione di un laboratorio di archeologia sperimentale da attrezzare tramite la ristrutturazione di un rudere ubicato entro l’area demaniale. Il laboratorio sarebbe servito ad attivare campi scuola di archeologia per le scuole di ogni ordine e grado, da affidare ad associazioni culturali senza scopo di lucro. L’obiettivo era, quindi, di mettere in campo un percorso virtuoso di ricerca, conoscenza e fruizione del sito che attivasse la partecipazione della società civile alla gestione del sito archeologico di Cozzo Matrice, anche per finalità di conservazione e manutenzione dell’area. Purtroppo, nel 2017 questo progetto, già completo di tutti gli elaborati previsti per il definitivo, non è stato mai presentato dalla Soprintendenza di Enna per l’impiego delle somme non spese del POIN.

Oggi il sito, insieme alle altre aree archeologiche della Provincia di Enna è stato affidato alla gestione del Servizio Parco archeologico di Morgantina e della Villa romana del Casale, che ha già troppi problemi da risolvere per proteggere i mosaici e i resti archeologici di Piazza Armerina ed Aidone, per potersi preoccupare dei cosiddetti ‘siti minori’ come Cozzo Matrice, Realmese, Montagna di Marzo, Filosofiana, Runzi e Troina.

Eppure, la cittadella di Cozzo Matrice, a differenza della consorella Henna, conserva ancora i monumenti urbani realizzati dalle comunità indigene che fondarono, sulle sponde del lago di Pergusa, unico lago naturale della Sicilia, il culto della ‘Dea Madre’ e ne trasmisero il racconto ai Greci, poi riportato da Diodoro di Agira. Ma questa memoria storica, dopo essere riemersa dalle profondità dei millenni grazie agli archeologi, oggi è stata nuovamente abbandonata all’incuria e all’oblio.

Francesca Valbruzzi, archeologa Museo Regionale di Messina “Maria Accascina”

Didascalie immagini

Fig. 1 – Il Lago di Pergusa visto da Cozzo Matrice

Fig. 2 – Resti architettonici del centro urbano indigeno di Cozzo Matrice

Fig. 3 – Il santuario rupestre di Cozzo Matrice con, sullo sfondo, Henna

Fig. 4 – Le strutture abitative di Cozzo Matrice messe in luce di fronte le grotte del Mito

Fig. 5 – Il santuario extra-urbano e la necropoli di Cozzo Matrice; sullo sfondo il lago di Pergusa

Fig. 6 – Ingresso monumentale di una delle tombe della necropoli di Cozzo Matrice

2 Vedi nella sezione Archeologia e Memoria del Territorio del blog l’articolo “L’archeologia urbana a Enna: dal Mito alla Storia di una città antica ‘invisibile’” di F. Valbruzzi

3 Vedi nella sezione Archeologia e Memoria del Territorio del blog l’articolo “Il Riparo di Contrada S. Tommaso(Enna)” di E. Giannitrapani

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