
La dea e il serpente
di Gaetano Cantaro
Agli albori della civiltà umana, l’importanza del genere femminile fu tale da incarnare l’archetipo divino che accomunò molti popoli dell’area mediterranea.
Prima che il Dio divenisse “padre” la divinità femminile regnava sovrana dall’India all’Anatolia al cuore dell’Europa. La “grande madre” idealizzava la fertilità della terra e il dono spontaneo dei suoi frutti agli uomini. Il suo culto esisteva in Sicilia ancor prima che venissero importati nell’isola i culti di Gaia, Demetra, Cerere, Cibele e Iside considerate tutte “grandi madri”, rappresentanti antropomorfe della fecondità.
Il simbolismo della “dea madre” si incentrava nel mistero della nascita e della morte nonché nel rinnovamento della vita, non solo umana ma dell’intero cosmo.
Uno degli attributi della “grande madre”, in età storica denominata Demetra o Cerere, era il serpente, essere sotterraneo, simbolo di metamorfosi, collegato ai poteri di trasformazione della dea, di cui la figlia Persefone era il riflesso.
Fino alla cacciata dal paradiso terrestre “per colpa” del serpente e di Eva, che disobbedendo al Dio decise di mangiare la mela, frutto della conoscenza, il serpente rappresentava un antico simbolo oracolare e profetico della dea madre.
Il serpente, che muta la pelle e rinasce, simboleggiava il potere della rigenerazione assurgendo a simbolo dell’energia vitale, tanto da essere rappresentato in una moneta di bronzo, battuta a Enna intorno al III sec. a.C., in cui era raffigurato un aratro trainato da due serpenti alati (prezioso reperto un tempo visibile in quello che fu il museo Alessi).
Per gli iniziati, la rinascita di Persefone, divinità ctonia (sotterranea), simboleggiava l'eternità della vita che scorre di generazione in generazione.
I riti misterici della religione demetriaca erano segreti e riservati a pochi eletti, pertanto, ad oggi non si conoscono i particolari, tuttavia, in questo inedito e suggestivo disegno a china della prima metà dell’800, il pittore Saverio Marchese (Castrogiovanni 1806 -1859) sembra rievocare, con dovizia di particolari, quelle misteriose pratiche esoteriche che si celebravano nella sua città natia, diversi secoli prima