MUSICA AL FEMMINILE
di Elisabetta Russo
Dal Medioevo all'età moderna
Nel 1929 Virginia Woolf in “Una stanza tutta per sé” così scriveva:
“E a dire il vero mi arrischierei a sostenere che Anonimo, che tante poesie ha scritto senza mai firmarle, spesso era una donna. Ed era stata una donna – credo fosse Edward Fitzgerald a dirlo -, a creare ballate e canti popolari, mentre li canticchiava ai suoi bambini o se ne serviva per ingannare la noia della filatura o delle lunghe sere d’inverno.”
E non si sbagliava affatto la nostra Virginia, perché l’elenco delle donne musiciste a vario titolo (compositrici, esecutrici, direttrici ecc.) è veramente lungo; questo lavoro desidera far luce su un mondo che per troppo tempo è rimasto sommerso, ma che oggi rivela tesori e personalità di altissimo rilievo, tutte da scoprire!
Il nostro viaggio inizia dal primo Medioevo con HILDEGARDA VON BINGEN (1098-1179). Si tratta di una figura interessantissima: mistica cristiana, badessa benedettina ed erudita, esperta in filosofia, composizione musicale, botanica, letteratura medievale, cosmologia, medicina, biologia, teologia e storia naturale. Fin da giovane, sperimentò visioni estatiche di luce e suoni, che interpretò come messaggi di Dio. Hildegarda proveniva da una famiglia dell'alta società tedesca, ed era la più giovane di dieci figli. All'età di sette anni la mandarono come novizia nel convento di Disibodenberg, dove fu posta sotto la cura della badessa Jutta von Sponheim. Jutta aveva solo sei anni più di lei e diventarono amiche intime. Jutta insegnò a Hildegarda a leggere, scrivere e recitare le preghiere e la introdusse alla musica, insegnandole a suonare il salterio (uno strumento a corde simile a una cetra). Per le donne di classe elevata, il convento soddisfaceva diversi bisogni fondamentali: costituiva un'alternativa al matrimonio, accogliendo ragazze le cui famiglie non erano in grado di trovare loro dei mariti, forniva uno sbocco per le anticonformiste, donne che non volevano sposarsi perché sentivano una vocazione religiosa, perché il matrimonio era ripugnante o perché vedevano nel convento un modo di vivere in cui potevano esibirsi e forse distinguersi. Il convento era il rifugio delle donne intellettuali: Hildegarda certamente si adattava a questo modello di donna, distinguendosi per la sua vasta conoscenza, la devozione verso Dio e la capacità di mettersi a servizio degli altri. Quando nel 1136 Jutta morì, Hildegarda, allora trentottenne, fu scelta all'unanimità per succederle. Hildegarda fondò il convento di Rupertsberg intorno al 1150, con diciotto suore e il suo amico monaco Volmar come loro confessore.
La concezione di Hildegarda è onnicomprensiva, e trascende di gran lunga la visione comune della Chiesa medievale, pur rimanendo nei limiti dell'ortodossia. Hildegarda sosteneva che lo spirito del Divino era tanto femminile quanto maschile e che entrambi questi elementi erano essenziali per la sua completezza. La condotta virtuosa era essenziale per la salute e Hildegarda affrontò questo aspetto nel suo dramma morale Ordo Virtutum ("Ordine delle virtù"), completato nel 1151. L'opera rappresenta la lotta dell'anima, intrappolata nella carne, tra il richiamo delle virtù e le tentazioni del diavolo: fu eseguita da Hildegarda e dalle sue monache come coro delle virtù e dell'anima (una voce femminile); il clero maschile cantava i ruoli dei patriarchi e dei profeti e molto probabilmente Volmar rivestiva il ruolo di Satana - l'unico personaggio nel dramma che non canta poiché Satana è incapace di produrre musica, vera lode di Dio. Ordo Virtutum è la più antica opera morale medievale e l'unico spettacolo teatrale in musica del Medioevo che ci sia rimasto.
La Chiesa riconobbe il significato della sua opera e lei fu considerata una donna di grande importanza. Furono fatti quattro tentativi di canonizzarla ma nessuno ebbe successo, sebbene sia spesso chiamata Santa Ildegarda di Bingen. È stata beatificata, non canonizzata, solo nel 2012, sebbene per molti sia degna di essere proclamata santa. Nel 1979 l'artista Judy Chicago incluse Ildegarda di Bingen nella sua opera d'arte The Dinner Party (attualmente in mostra al Brooklyn Museum, New York, USA), un tavolo triangolare decorato con posti apparecchiati per trentanove donne della storia e della letteratura: l’opera celebra il loro contributo alla cultura mondiale e alla conoscenza. Ascolto consigliato: DE SPIRITU SANCTO https://youtu.be/HYzPR0nwcmY?si=opKcKrWrffUgs7Iv
Beatritz de Dia, conosciuta come la Contessa di Dia, o Comtessa de Dia, è stata la più famosa tra le trovatrici, probabilmente la più alta tra le voci femminili della scuola trobadorica, originaria della Provenza, vissuta nella seconda metà del 1100.
Scarse risultano le notizie fornite dalle fonti documentali contemporanee o postume. Oltre alla sua presunta data di nascita (1140) scritta nella “Vida”, una delle sue opere, non viene citato il suo nome che, fra le varie ipotesi più o meno accreditate, accetta la tradizione che la chiama Beatriz o forse Isoarda. Sarebbe stata la moglie di un tale Guillem de Peitieus (tra il 1163 e il 1189), conte del Valentinois che regnò dal 1158 al 1189. Secondo altri, Beatrice sarebbe stata la moglie di Raimon d’Agout (dal 1184 al 1214), un mecenate di trovatori da cui ebbe un figlio, Isnart d’Entrevenas.
Si innamorò di Rimbaud d’Orange, a cui dedicò poesie d’amore.
Delle sue canzoni, spesso accompagnate dalla melodia del flauto, solo cinque ci sono pervenute. I suoi versi risultano limpidi, sinceri, dove regna l’aspirazione ad un amore basato sulla reciproca lealtà, che possa resistere al tempo. I temi ricorrenti utilizzati dalla Contessa de Dia comprendono l’esaltazione, il tradimento, il compiacimento di sé stessa e del suo amore. Il mondo di Beatriz è quello dell’amor cortese, che cerca sempre di esprimere apertamente, o con metafore non nascoste, la carnalità dell’amore e la sacralità del piacere.
Un esempio di canzone è “A chantar m’er de so qu’ieu non volria” (Ora debbo cantar qui ciò che non vorrei). In questa poesia, Beatriz canta di un amore vissuto e non più corrisposto, di un uomo che ha improvvisamente mutato atteggiamento verso la donna amata in passato che a sua volta non riesce a dimenticarlo. Ascolto consigliato: https://youtu.be/m2B00v5pD3k?si=iHD_h_w8MwxNKNLZ
Dobbiamo arrivare al Rinascimento per ritrovare musiciste di rilievo.
Nata probabilmente attorno al 1540, Maddalena Casulana, compositrice, liutista, organista e cantatrice, è passata alla storia come Maddalena de Mezari detta “Casulana”. I due appellativi potrebbero derivare rispettivamente dalla provenienza geografica, oggi individuata nel Comune di Casole D’Elsa in provincia di Siena. Nebulosi, quindi, i primi dati biografici e, del resto, poco si conosce con certezza di tutta la sua vita; ad ogni modo, si sa che a Casole, centro musicale all’epoca di Maddalena molto fiorente dove qualche anno prima operava il compositore e architetto Fra Leonardo Morelli, detto Casulano, si compie la prima formazione musicale di Maddalena che, in seguito, ritroviamo alla corte medicea di Firenze, incoraggiata a perseguire l’attività professionale di compositrice da Isabella de’ Medici, la quale le assicura protezione e le commissiona quella che sarà la prima opera interamente sua, Il primo libro de’ madrigali a quattro voci. Pubblicata nel 1568, la raccolta si apre con una dedica della compositrice alla
sua mecenate, molto interessante per la storia femminile considerato che vi si può leggere, tra l’altro, della necessità di «mostrare al mondo (..in questa profession delle musica) il vano error de gl’huomini, che degli alti doni dell’intelletto tanto si credono patroni che par loro ch’alle Donne non possono medesimamente esser communi».
È una vera e propria rivendicazione del ruolo delle donne nell’arte della musica, questa, che fa il paio con l’essere la Casulana la prima donna ad ottenere la pubblicazione delle proprie composizioni: si tratta dei suoi primi quattro madrigali apparsi nel 1566 raccolti in un’antologia di autori vari intitolata Il Desiderio. Primo libro a quattro voci, cui fanno seguito altre composizioni incluse in ulteriori due antologie (stampate l’anno dopo) intitolate Terzo libro del Desiderio. Madrigali a quattro voci e Il Gaudio. Primo libro de’ madrigali a tre voci, ambedue curate dal compositore e cantante Giulio Bonagiunta e pubblicate dallo stampatore Girolamo Scotto di Venezia. Dotata di notevoli qualità artistiche e diplomatiche, Maddalena riesce a instaurare profondi legami con ambienti veneziani, veronesi, vicentini e padovani, soprattutto nell’ambito di quel genere di rappresentazione che, sorta nel XVI secolo, sarà poi chiamata, nei secoli successivi, commedia dell’arte, avendo modo di confrontarsi con compositori e scrittori dell’epoca che svolgono la propria attività anche, o in alcuni casi esclusivamente, fuori dalla corte medicea, tra i quali Philippe De Monte, Orlando Di Lasso, Stefano Rossetto, Antonio Molino (detto “Burchiella” o “Manoli Blessi”) e Giambattista Maganza il Vecchio. Particolarmente profondo appare il suo legame con Antonio Molino che, già settantenne, apprende da Maddalena l’arte della composizione dichiarandosi suo allievo e definendo i suoi insegnamenti «talmente abili da suscitare ardentemente nuovi desideri di gloria anche nella più vetusta intelligenza». Oltre al rapporto con Molino, fondamentale per la Casulana è il rapporto con Orlando di Lasso (maestro di cappella alla corte del Duca Alberto V di Baviera) che le consente di acquisire ulteriore notorietà: infatti è proprio di Lasso che, avendola conosciuta nel 1567 a Venezia, la invita l’anno successivo a scrivere una composizione da presentare in occasione del matrimonio di Guglielmo V (figlio del Duca di Baviera) con Renata di Lorena e a partecipare alle stesse celebrazioni nuziali a Monaco in veste di compositrice e cantatrice. In risposta all’invito Maddalena compone il mottetto a cinque voci su testo di Nicolò Stopio Nil mage iucundum, cantato alle celebrazioni nuziali (nel resoconto stilato da Massimo Troiano, compositore, poeta ed annalista di corte, presente all’evento, si possono leggere grandi lodi della Casulana compositrice, dal che si può desumere che ella non avesse partecipato all’evento anche come cantatrice). Ormai ben nota negli ambienti di corte e in quelli accademici, nel 1570 Maddalena pubblica (sempre con lo stampatore Scotto di Venezia) la sua seconda raccolta intitolata Il secondo libro de’ madrigali a quattro voci con dedica ad Antonio Londonio (potente ufficiale governativo milanese del quale ella riesce ad assicurarsi i favori con evidente abilità diplomatica). Le testimonianze del periodo sembrano avvalorare la supposizione che Maddalena si fosse, nel frattempo, stabilita a Milano: il musicista Nicolò Tagliaferro, infatti, descrive nel suo scritto Esercizi Filosofici le esibizioni di Maddalena e di altre due “virtuose” cantatrici di quel periodo, Vittoria Moschella e Sudetta Fumia. Il soggiorno milanese chiude probabilmente il rapporto di Maddalena con la corte medicea, ma non quello con la corte bavarese come si può desumere dalla sua presenza a Vienna tra l’agosto e il settembre del 1571, in occasione dei festeggiamenti per il matrimonio di Carlo II d’Asburgo (arciduca d’Austria e fratello dell’imperatore del Sacro Romano Impero Massimiliano II) con Maria Anna di Baviera (figlia del Duca Alberto V), oltre che dalla notizia di una sua presenza nel 1572 in Francia, dove ella si reca in visita a Elisabetta d’Austria (figlia dell’imperatore Massimiliano II e, dal 1570, regina di Francia in seguito alle nozze con Carlo IX di Valois) che in tale occasione le elargisce una somma di 500 lire francesi. Dopo questa visita mancano notizie che possano essere reputate certe, ma è ritenuto verosimile che Maddalena abbia trascorso i primi anni Settanta del Cinquecento alla corte viennese dove sarebbe entrata in contatto con altri famosi musicisti dell’epoca tra i quali Mauro Sinibaldi e sua moglie Marta di Mechelen, Andrea e Giovanni Gabrieli, Alessandro Striggio e sua moglie Virginia Vagnuoli, Giovanni Battista della Gostena. Ad ogni modo ritroviamo notizie certe di Maddalena dal 1582, anno in cui ella partecipa a un banchetto a Perugia, dove «La Casolana famosa dopo cena cantò al liuto di musica divinamente» Ormai all’acme della notorietà, nel 1583 Maddalena pubblica la sua ultima opera pervenutaci, Il primo libro de’ madrigali a cinque voci: in esso si legge la dedica al conte Mario Bevilacqua, personaggio di spicco dell’Accademia Filarmonica di Verona, e il ringraziamento per averle consentito di dimostrare le sue qualità artistiche presso la stessa Accademia. Sempre nel 1583, Maddalena è a Verona in un’esibizione all’Accademia Olimpica, che sembra essere stato l’ultimo atto della sua attività artistica, sulla quale non vi sono ulteriori documenti. Notizie certe della musicista mancano per il seguito della sua vita e per la data della morte, indicata da alcuni studiosi fra il 1586 e il 1590.
Ascolto consigliato: ATTESA, madrigale a 4 voci https://youtu.be/0-vyg6FGulM?si=cZaIIK00opaFo1VZ
Amante della musica, Leonora Orsini (1560-1634) fu una colta nobildonna, nipote di Cosimo de Medici e figlia di Isabella de' Medici e Paolo Orsini. Sia Orsini che sua madre hanno composto canzoni per liuto e voce che si possono trovare nel Libro del liuto Bottegari, compilato dal compositore Cosimo Bottegari. Nel 1574 la madre di Orsini fu assassinata dal padre, Paolo Giordano Orsini, 6 giorni dopo l’assassinio della cugina, Leonora di Toledo.
Nel 1588 Orsini si trasferì a Roma con la cugina Maria e fondò un ensemble musicale per donne chiamato il Concerto delle Donne, dove le donne venivano formate come esecutrici per una carriera nella musica. Sposò Alessandro Sforza, conte di Santa Fiora e duca di Segni, ed ebbe otto figli pur continuando ad esibirsi a corte. Il matrimonio di Orsini non fu felice e, ad un certo punto, dopo ripetute percosse, un gruppo di principesse si offrì di aiutarla chiedendo a Christine de Lorraine di darle asilo. La Orsini poté separarsi dal marito, nascondere i figli nei conventi e, in quanto fondatrice del monastero di Santa Chiara delle Cappuccine a Roma, trascorse serenamente il resto dei suoi giorni. Morì nel 1634.
Francesca Caccini (1587-1640) nasce nella corte Medicea, primogenita in una famiglia di musicisti: il padre, Giulio Caccini, musico di corte, cantante e compositore; la sorella, Settimia, cantante; la madre, Lucia Gagnolanti, è definita valente cantatrice d’ignoto casato. Anche la donna che Giulio sposerà dopo la morte della moglie, Margherita Benevoli della Scala, sarà una cantante. La corte Medicea viene ricordata per la magnificenza degli spettacoli e per la vivacità culturale che vi si incoraggia. Firenze è la culla delle nuove forme del dramma musicale: il melodramma è nato, spetta alla corte consacrarlo. I Medici applaudirono le prime opere della Camerata Fiorentina. All’età di tredici anni Francesca si esibisce, forse per la prima volta, in pubblico, cantando nel Concerto Caccini (formato dal padre, dalla sorella e dalla matrigna) in occasione del matrimonio di Maria dei Medici con Enrico IV, Re di Francia. Venne immediatamente notata per la sua bellissima voce e richiesta anni dopo, dalla stessa Maria dei Medici, alla corte del Re. Ma i Medici fiorentini le rifiutarono il permesso. Francesca Caccini oltre a distinguersi come cantante, viene istruita dal padre alle lettere; scrive poesie in latino e in volgare, apprende le lingue straniere: canta in francese e in spagnolo. Apre una scuola di canto, e dal 1619 già si parla delle sue discepole. Suona il liuto, il chitarrinetto e il clavicembalo e all’età di diciotto anni inizia a comporre.
La Caccini soprattutto s’impone come solista, cantando anche in francese e in spagnolo, sicché il re la loda come ottima cantatrice, ritenendola superiore a tutte le francesi e dichiara il concerto Caccini migliore di ogni altro. Enrico IV avrebbe voluto trattenere a corte la Caccini, ma sebbene suo padre avesse infine acconsentito, il granduca di Toscana - al quale Giulio aveva scritto per chiedergli il permesso di lasciare la figlia maggiore alla corte francese - non vuole privarsi di lei. Delle sue poesie nulla è giunto fino a noi, ma grande fu la sua fama ed il successo di cantante e anche di compositrice: iniziò a musicare le poesie di Michelangelo Buonarroti il Giovane, pronipote del Grande Michelangelo – amico anche di Artemisia Gentileschi di poco più grande di Francesca, la quale si dipingerà come liutista –, il quale ricevette spesso dai Medici l’incarico di scrivere libretti per musica con Francesca Caccini. Collaborarono insieme per anni, legati da una grande amicizia, definita da alcuni amore, documentata da una fitta corrispondenza. Caccini scrisse madrigali, ballate, variazioni, musica per voce, e la prima opera melodramma composta da una donna La liberazione di Ruggero dall’isola di Alcina, rappresentata a Varsavia, in onore del principe ereditario polacco Ladislao Sigismondo. È la prima opera italiana scritta da una donna, e la prima ad essere rappresentata all’estero. Scritta nel 1625, è custodita nella Biblioteca di Santa Cecilia a Roma. Nello stesso periodo scrisse Rinaldo Innamorato, rimasto manoscritto e di cui oggi non se ne ha più traccia. Attivissima collaboratrice negli spettacoli di corte, come esecutrice di musica sacra e profana, nel 1607 entra ufficialmente nell’organico di corte e diventa la musicista più pagata: passa dai dieci ai venti Scudi mensili. Nel 1615, durante il Carnevale, rappresenta al palazzo Pitti Il Ballo delle Zigane, interamente musicato da lei, di cui è pervenuto solo il libretto, ma del quale sappiamo che si alternavano brani esclusivamente strumentali a parti corali e ad arie solistiche. In quel periodo di lei si scrive: "Qui ella è udita per meravigliosa e senza contraddizione, et in pochi giorni la fama sua è sparsa". Nel 1618 viene pubblicato il suo primo libro di musica ad una e due voci. Si sposa con il cantante Giovan Battista Signorini, uomo di scarsa genialità; indubbiamente fu forte l’influenza del padre sulle sue prime composizioni, ma nella sua prima Opera Romain Rolland riconoscerà, secoli dopo, l’espressione di una delicata individualità di insigne artista, che "riflette già l’influsso del genio di Monteverdi”. Alla fine del 1626 il marito muore e con questa morte si perdono le tracce anche di Caccini. Si sa soltanto che prestò servizio fino al 1628 nella corte medicea ma nulla di preciso si sa più della sua vita. Rimane un unico ricordo di un contemporaneo che scrive: "Ella si rimaritò in un lucchese lasciando il servizio di queste Altezze et morì di cancro alla gola”. Dal 1640 non è più ricordata come vivente. Nonostante la fama ed il successo di cui si è detto già nel Settecento la Cecchina cade nell’oblio, rotto nel 1847 da un articolo pubblicato nella Gazzetta Musicale di Milano e da successivi studi storici e filologici. Ascolto consigliato: ANTRI GELATI https://youtu.be/zaBoipArfaU?si=MzBr8B9ooif0YQsw
La fama di “cortigiana” Barbara Strozzi (1619-1677) la deve soprattutto a un ritratto del pittore ed ex frate Bernardo Strozzi, detto il Cappuccino o il Prete genovese, che non era suo parente, e che la dipinse tra il 1635 e il 1639. La ragazza, oltre che florida, vi appare senz’altro piuttosto discinta, con la sua viola da gamba in mano e un’aria malinconica.
Nata nel 1619 a Venezia, Barbara Caterina venne battezzata il 6 agosto di quell’anno. Nel 1628 il poeta e avvocato Giulio Strozzi (1583-1652) l’adottò, la riconobbe cioè come “figliuola elettiva”. In realtà è più che probabile che fosse davvero sua figlia. Forse per evitare problemi, nell’atto notarile testamentario, la bambina venne chiamata Barbara Valle. La madre, Isabella Garzoni, detta “la Greghetta”, lavorava e viveva nella casa di Giulio: lo Strozzi stabilì che Barbara sarebbe stata la sua unica erede, ma solo nel caso che lui fosse sopravvissuto alla Garzoni. Ciò significa sia che non c’erano altri figli in ballo, sia, e soprattutto, che lo Strozzi seguiva una tradizione veneziana che permetteva alle donne una maggiore emancipazione: la possibilità di ereditare. Giulio, a sua volta figlio naturale e poi legittimato di Roberto Strozzi, apparteneva a una delle famiglie più in vista di Firenze ed era, da sempre, un appassionato di musica. Sarebbe diventato uno dei più prolifici librettisti del primo Seicento. A Roma, dov’era stato Protonotaro Apostolico, aveva aderito all’Accademia degli Ordinati. A Venezia si era invece unito a quella degli Incogniti. Nel 1637 ne fondò una propria: l’Accademia degli Unisoni. Barbara ne divenne prima la mascotte e poi la protagonista. La ragazza però si era già esibita per gli Incogniti e aveva studiato musica con il cremasco Pier Francesco Cavalli (1602-1676), tra i maggiori compositori del Seicento, maestro di cappella nella cattedrale di crema e poi cantore presso la cappella di San Marco. Nel presentare le sue Bizzarrie poetiche, il sacerdote, organista e compositore Nicolò Fontei, nel 1635, aveva sottolineato che a ispirare le sue canzoni era stata «principalmente la gentilissima, e virtuosissima donzella la Signora Barbara». Il che sottolinea due cose: che Barbara scegliesse liberamente i suoi amori e che i castrati rientrassero nel novero. Barbara, in ogni caso, si mantenne da sola ed ebbe quattro figli; gli ultimi tre erano di Giovanni Paolo Vidman, con il quale ebbe una lunga relazione ma che non sposò mai. Anche questa scelta non era così rara nel Seicento e la condanna della Chiesa per qualsiasi forma di “concubinato” non bastò mai a scoraggiarla.
Alla Strozzi sono attribuite otto collezioni di brani musicali (la quarta è perduta ma si suppone fosse dedicata al Duca di Mantova): tutte sono dedicate nel frontespizio a mecenati e protettori diversi. Vuol dire che Barbara, che, per numero di composizioni, è stata la prima compositrice di cantate di tutto il Seicento, non ebbe un committente fisso. In totale, in vita, Barbara pubblicò 125 brani di musica vocale. E mentre la sua musica prendeva le vie d’Europa, lei pare che si spense, nel 1677, a Padova, nell’oblio e nella ristrettezza di mezzi. Ascolto consigliato: “Che si può fare” Aria a voce sola, canto struggente e terribilmente moderno sia nella musica che nel testo. https://youtu.be/1F458aC_FUM?si=DynWTX2Glxr2TmaC
E’doveroso citare Isabella Leonarda (a volte citata come Isabella Leonardi, 1620-1704), figlia del conte Giannantonio Leonardi e di Apollonia Sala. All'età di sedici anni entrò come novizia in Collegio a Novara, dove fu consacrata monaca nel 1639 e dove le fu impartita l'istruzione musicale di base. Isabella Leonardi è considerata la prima donna ad aver pubblicato sonate per 1, 2, 3 e 4 strumenti.
Attratta fin da giovanissima dalla musica, pubblicò i suoi primi spartiti nel 1640, in una raccolta realizzata da Gasparo Casati, maestro di Cappella nel Duomo di Novara. In seguito pubblicò circa 200 composizioni sacre - tra messe, mottetti solistici e musica strumentale per archi e basso continuo. Le sue musiche ancora oggi sono inserite in concerti o eseguite durante funzioni religiose.
Maddalena Lombardi (1745-1818) non nacque in una famiglia di musicisti, anche se certamente aveva un talento naturale per il violino, che studiò presso l'Ospedale dei Mendicanti di Venezia. Nel 1760 fu invitata a studiare con Tartini a Milano, ma problemi di viaggio impedirono l'incontro; Tartini quindi descrisse il suo metodo alla Lombardi tramite lettera, che si trasformò in un influente trattato sul violino, stampato in tutta Europa nel 1770. Nel 1766 sposò il violinista Lodovico Sirmen e la coppia iniziò una vorticosa tournée di concerti in Europa. La sua musica per archi (principalmente quartetti e brani per violino solo, oltre ad alcuni concerti) era molto conosciuta durante la sua vita e fu persino pubblicata in tutta Europa. La sua produzione comprende 122 Mottetti, 18 Concerti sacri, 12 Sonate a 1, 2, 3, e 4 istromenti, 17 Messe e 11 Salmi concertati. Musicista raffinata e di grande impatto emotivo, figura caratteristica della musica barocca, i suoi spartiti sono stati oggetto di recenti riedizioni e sono state pubblicate registrazioni sonore delle sue musiche, sia in Italia sia all'estero. Ascolto consigliato: Duetto in do magg. Op.5 https://youtu.be/HjK1Dhau_0A?si=sXKE_oU7vtFNtV-j
Maria Antonia Walpurgis (1724-1780) visse nel XVIII secolo e fu una celeberrima principessa tedesca, amante della musica e della scrittura. Di nobilissime origini, era figlia dell'Elettore Karl Albert di Baviera (l'ultimo imperatore Carlo VII) e dell'Arciduchessa Maria Amalia d'Austria. Ricevette la sua prima educazione musicale a Monaco dai maestri italiani Giovanni Ferrandini e Giovanni Porta. Si sposò nel 1747 con Federico Cristiano, ultimo Elettore di Sassonia, il che non le impedì di continuare i suoi studi a Dresda con Nicola Porpora e Johann Adolf Hasse. Fortemente dedita alla vita artistica si distinse anche come pittrice e scrittrice in Francia e in Italia. Nel 1747 divenne membro dell'Accademia Arcadica a Roma, e incominciò a pubblicare i suoi lavori come Etpa, acronimo di Ermelinda Talea Pastorella Arcada.
Lo scoppio della guerra dei sette anni e la morte dell'elettore nel 1763 sconvolsero la vita culturale presso la corte di Dresda che conobbe un rapido e irrimediabile declino. La situazione di grande disagio in cui venne a trovarsi emerge chiaramente dal suo vivace scambio di lettere con Federico il Grande di Prussia fra il 1763 e il 1779. Le lettere testimoniano il suo isolamento dal mondo artistico e suo personale.
Maria Antonia Walpurgis è una figura importante nell'orizzonte culturale del Settecento tedesco per vari motivi: fu anzitutto patrona di pittori (Raphael Mengs), di compositori (Hasse, Porpora e J.G. Naumann) e di cantanti (Regina Lingotti e Gertrud Mara); da vera artista non resistette alla sua inclinazione di partecipare in prima persona e attivamente al vivace mondo dell'arte. Frequentemente si esibiva a corte come cantante e come suonatrice di clavicembalo. Fra l'altro fu efficace interprete dei personaggi principali delle opere che scrisse e che furono rappresentate a corte; tra le sue opere si ricordano Il Trionfo della fedeltà (eseguito nell'estate del 1754 a Dresda), e Talestri, la Regina delle Amazzoni (rappresentato nel 1760 a Nymphenburg), delle quali curò la stesura sia della musica che dei libretti. Queste opere ebbero un discreto successo, furono eseguite presso altre capitali europee e i libretti, pubblicati da Breitkopf, furono tradotti in varie lingue. I testi dei libretti della Walpurgis risentono molto dell'influenza di Metastasio, che sicuramente apportò delle modifiche al Trionfo. La sua musica invece si modella su Hasse, che le diede un aiuto nella composizione. Ascolto consigliato: OUVERTURE TALESTRI https://youtu.be/gpLO5HgL5lM?si=fRPpHJvYU9vvtsGG
Nata a Vienna, Maria Theresia von Paradis (1759-1824) perse la vista in giovane età, ma studiò e si perfezionò con nomi illustri come Antonio Salieri. Una grandissima virtuosa, cantante, pianista e compositrice, la cui limitazione fisica non impedì l’accesso ad una straordinaria carriera in tutta Europa.
Proprio durante un tour nel 1783 conobbe i reali francesi e inglesi con molteplici apprezzamenti. Proseguì poi a Salisburgo, Francoforte, in Svizzera e ad Amburgo incantò anche Carl Philipp Emanuel Bach. Secondo buona parte della critica Mozart stesso compose in suo omaggio il celebre Concerto per pianoforte n.18 in Si bemolle maggiore K 456. Lo stesso Times di Londra la definiva, non a caso, “l’incantatrice cieca”. Dal 1808 fondò una scuola di musica a Vienna e si dedicò alla composizione, anche con l’uso dello Singspiel e con influssi di varia estrazione. Nel novero dei suoi lavori molteplici quelli per pianoforte solista, i pezzi vocali e una serie di opere teatrali, comprese diverse cantate. Intramontabile la Siciliana per violoncello e pianoforte, seppur di dubbia provenienza, pezzo eseguito nel 2018 nelle nozze royal di Henry e Meghan da Sheku Kanneh-Mason, che potete ascoltare cliccando sul seguente link https://youtu.be/j0Xmiu9T18I?si=iWeQVDoFeezH42nb
Anna Magdalena Bach (1701-1760) nacque a Zeitz, in Sassonia, presso una famiglia di musicisti. Suo padre, Johann Caspar Wilcke, era un trombettista e sua madre, Margaretha Elisabeth Liebe, era la figlia di un organista. Si sposò con Johann Sebastian Bach a Köthen il 3 dicembre 1721, diciassette mesi dopo che la sua prima moglie Maria Barbara Bach morì. Ebbero insieme tredici figli, di cui sette morirono in giovane età. Tra coloro che sopravvissero ci furono Johann Christian Bach e Johann Christoph Friedrich Bach.
Il loro matrimonio fu felice anche grazie all'interesse di entrambi per la musica. Durante il soggiorno della famiglia Bach a Lipsia, Anna Magdalena organizzava regolarmente delle serate in cui invitava amici di famiglia ad ascoltare tutta la famiglia che suonava e cantava. La sua figura è nota per il Quaderno di Anna Magdalena, raccolta di piccoli brani scritti da Johann Sebastian probabilmente per i figli che la moglie trascrisse e raccolse in quaderno. Non è difficile scorgere la mano femminile in queste deliziose composizioni... Ai giorni d'oggi ne sono pervenute due versioni: la prima scritta nel 1722 a Köthen e la seconda scritta nel 1725 a Lipsia. Dopo la morte di Johann Sebastian Bach nel 1750, i figli entrarono in contrasto tra loro e ognuno di loro prese la propria strada. Questo fece sì che Anna Magdalena vivesse da sola con le sue due figlie più giovani e con Catharina Dorothea, figlia di primo letto di Johann Sebastian. Eccetto le figlie, che le rimasero vicine, nessun altro familiare la aiutò economicamente, e così Anna Magdalena fu costretta a chiedere la carità e l'elemosina dal consiglio cittadino. Morì il 22 febbraio 1760.
Quale bizzarro paradosso l’estremo culto dell’artista durante la sua vita e l’immediato oblio dopo la sua scomparsa! Maria Szymanowska (1789-1831) definita da Goethe “un talento che sfiora la follia”, ne è un esempio. Marianna Wolowska nasce a Varsavia nell’anno della Rivoluzione Francese in una famiglia ebrea convertita al cattolicesimo. Bambina prodigio, suscita meraviglia in tutti coloro che l'ascoltano con le sue improvvisazioni su spinetta. All’età di 8 anni riceve le prime lezioni di pianoforte: i suoi due insegnanti, Lisowski e Gremm, saranno gli unici ad averle trasmesso le basi dell’arte pianistica e della musica. Grazie alla sua assiduità e al contatto con tanti grandi artisti del suo tempo, Maria acquisisce una tecnica particolare e una grande capacità espressiva. Seguì anche l’evoluzione del pianoforte con particolare attenzione. Il suo interesse si indirizzò decisamente verso il modello della marca inglese Broadwood. Nella capitale della Polonia, divisa fra tre imperi, il padre di Marianna dirige insieme alla moglie un birrificio di successo che diventa luogo di incontri clandestini dei patrioti polacchi. I coniugi ospitano frequentemente rappresentanti della élite intellettuale e artistica europea, tra cui i musicisti quali Paër, Franz Xavier Mozart, Rode, Lipinski, Klengel, Lessel, Kurpiński, Angelica Catalani ed Elsner, futuro maestro di Chopin...
La giovane "Marynia", nota già nei salotti polacchi, nel 1810 si trova a Parigi. La sua maniera di suonare attira l’attenzione di diversi personaggi di chiara fama. Il grande Cherubini, come prova di ammirazione e stima nei suoi confronti, le dedica la sua Fantasia in do magg. Dopo il rientro in patria la giovane artista sposa Jozef Szymanowski, proprietario terriero, a cui darà tre figli. Negli anni 1815-1820, Szymanowska fa le sue prime tournées: prima in Polonia, dal principe Radziwill, poi a Dresda, Vienna, Londra, San Pietroburgo e Berlino. Benché si tratti di esibizioni private, la sua fama d’artista si diffonde gradualmente; Maria acquisisce sempre nuovi contatti, importanti per la sua futura carriera. Non è solo virtuosa del pianoforte, ma anche riconosciuta compositrice: 3 dei suoi 5 canti commissionati da Niemcewicz entrano nella raccolta del poeta intitolata Canti storici polacchi che viene pubblicata nel 1816. Nel 1820 Breitkopf&Härtel iniziano a pubblicare le opere di Szymanowska: i suoi 20 Esercizi e Preludi per pianoforte, apprezzati da Schumann nonché 6 Romanze per voce e pianoforte, con testi – tra gli altri – di Shakespeare, Puškin (padre) e del cardinale De Bernis. È anche il momento della separazione dal marito: i loro interessi sono ormai del tutto incompatibili. Maria terrà le figlie con sé e si sosterrà con la sua professione di musicista. Il primo novembre del 1827 Szymanowska lascia per sempre la sua città natìa, per stabilirsi a San Pietroburgo. Là dividerà il suo tempo fra l'educazione delle figlie, composizioni (Ballate di Mickiewicz, Notturno in Si bemolle maggiore), concerti e lezioni. Il suo salotto riceve ospiti come Field, Glinka, Mickiewicz, Puškin, Krylov, pittori quali Oleszkiewicz, Orlowski e Wankowicz. Al culmine della propria carriera Maria Szymanowska viene improvvisamente a mancare durante l’epidemia di colera che imperversa a San Pietroburgo nell’estate del 1831.








