
Nosferatu di Robert Eggers
di Andrea Mazzola
Appena uscito dalla sala cinematografica dopo aver visto il nuovo "Nosferatu" di Eggers. Per carità, bella, anzi bellissima fotografia, una convincente reinterpretazione del "gotico", inquadrature interessanti e bei piani sequenza, tuttavia era un film che non meritava certo tutto quel girato... Senza contare che spesso l'overacting è quasi fastidioso tanto da diventare caricaturale, le lungaggini sono infinite, la sotto-trama che fonde in un improbabile calderone i più disparati elementi dell'occultismo da due lire (i non morti, la "Clavis Salomonis", eptagrammi e pentacoli, il culto di Iside, esorcismi pagani...) Infine poi, al netto di tutto, sì, cari registi, abbiamo capito che oramai dobbiamo fare i film tutti uguali in cui la donna è incastrata nell'ordine borghese ma ne può uscire grazie all'accettazione della sessualità, ma anche basta però. Ci aveva già provato (male) Lanthimos. Eggers non è nemmeno bravo come lui. Già quando negli anni 2000 mi accinsi a leggere un breve saggio di Baricco (ero giovane e inesperto, chiedo venia) su Dracula in cui non si parlava di altro che di sesso, pulsioni, l'accettazione del sesso, la retorica del sesso, il succhiare il sangue come un atto sessuale (di natura orale, per essere precisi), Dracula come sfidante dell'ordine borghese perché rappresenta il sesso (insomma, ci siamo capiti), già allora mi sembrava che forse Foucault e Marcuse li abbiamo digeriti molto male, e che magari dovremmo pensare meno al sesso e più a fare belle opere d'arte (anche se non sfidano PER FORZA l'ordine borghese).