" E adesso io sarei pazzo per loro solo perchè non sto lì tranquillo come un fottutissimo e immobile vegetale, non ha il minimo senso secondo me.. se questo vuol dire essere pazzo, beh allora io sono un rimbambito, toccato.. si, tutto quello che volete". Questo pensiero descrive la forza dirompente del capolavoro di Milos Forman, tratto dal romanzo di Ken Kesey che ha segnato la storia del cinema, uno dei tre film oltre ad “Accadde una notte di Frank Capra ed “Il silenzio degli innocenti” di Jonathan Demme che vinse i cinque premi Oscar principali: miglior film, regia, attore ed attrice protagonista e sceneggiatura. IL leggendario Kirk Douglas interpretò il ruolo principale a Broadway nel 1963 e acquistò i diritti del romanzo per trarne un film ed esserne protagonista anche nella trasposizione cinematografica; non trovando produttori per circa un decennio, cedette i diritti al figlio Michael (che in veste di produttore vincerà la statuetta). Randle P. McMurphy (Jack Nicholson) arrestato per aver fatto sesso con una minorenne, viene spedito in un ospedale psichiatrico per un’analisi del suo stato mentale; in realtà l’uomo si finge matto per poter evitare i lavori forzati. In manicomio, McMurphy diventa amico di un gigante indiano sordomuto ed il punto di riferimento per i pazienti, un vulcano di energia ed esuberanza, in contrapposizione alla figura dell’infermiera Ratched (Louise Fletcher) che con il suo sguardo di ghiaccio incarna il sistema ostile che reprime la mente, destinata a perdersi tra abbandono e disperazione, contro cui insorgere. Un atto di ribellione contro il sistema degli ospedali psichiatrici dell’epoca, in cui i pazienti non venivano riconosciuti come tali, annientati psicologicamente socialmente, deturpati nell’ anima da un sistema fintamente rivolto alla riabilitazione e all’ aiuto. Forman dipinge un affresco, spietato e lucido che a quasi cinquant’anni dall’ uscita in sala risulta essere una metafora attuale, poiché la follia non è riconducibile esclusivamente ad un singolo individuo, ma anche a chi in nome di una falsa democrazia annienta ogni forma di espressione. Jack Nicholson (ironico, trascinatore, ribelle, fuori dagli schemi anticonformista ed imprevedibile) e Louise Fletcher (fredda, rigida, metodica) le due facce della medaglia, indimenticabili nelle loro interpretazioni. Emozioni urlate, sensazioni ed emozioni che sembravano dimenticate espresse con rabbia per riacquisire un’umanità sospesa in un limbo. Un film straordinario, un inno alla vita e alla sana follia vissuta come mezzo per rompere gli schemi in nome della libertà.
Andrea Lo Gioco
