LA SCULTURA LIGNEA A ENNA ALL’EPOCA DELLA CONTRORIFORMA
di Angelo Bartuccio
La scultura è quella forma di espressione artistica forse più vicina all’artigianalità nel senso più comune del termine, come di un oggetto fatto, modellato con le mani. Essa sembra passare spesso in secondo piano rispetto alla pittura capace, forse a differenza della prima, di mostrare temi più complessi e compositi, soprattutto in ambito sacro. La scultura, però, almeno nello stesso contesto e nei secoli passati, ha sempre avuto un ruolo di prim’ordine per concretizzare e volumizzare l’esperienza della quotidianità. Questo breve presupposto, allora, può essere utile a capire come ovunque, e nel caso studio specifico a Enna, i lavori in scultura abbiano avuto una forte esplosione tra XVI e XVII secolo.
Infatti, ad appena pochi anni dalla conclusione del Concilio di Trento e all’inizio delle manovre controriformistiche, sembrava necessario rendere tangibile la presenza del sacro all’interno delle società e se un quadro sarebbe stato più utile a raccontare una storia complessa, la statua avrebbe permesso al fedele un’interazione più vivida e al santo rappresentato la coabitazione negli spazi della società civile. Questo si traduce, ad esempio, in un fiorire di processioni e manifestazioni religiose esterne che permettevano, da una parte, di esaltare la pietà popolare, dall’altra di portare la figura del santo e per migrazione il santo stesso, in carne e ossa, in spazi urbani senza nessuna caratterizzazione sacra: mercati, strade, piazze.
Primo importante esempio di questo processo è la statua della Madonna della Visitazione custodita nella ricca cappella dei marmi del duomo di Enna e ancora oggi portata in processione per le vie della città in una grande e colorata celebrazione. La statua, che non rispetta i canoni del titolo di cui è insignita, infatti la Madonna all’atto evangelico della Visitazione era in stato di attesa, mentre la statua la mostra col Bambino in braccio, permette da un punto di vista iconografico di indagare la complessità storico-artistica del fenomeno scultoreo della Sicilia già nel XV secolo. Un’antica tradizione riporta, infatti, che la statua in oggetto venne acquistata da un gruppo di deputati ennesi a Venezia, presso la bottega di un non meglio identificato Mastro Gennazin e trasportata, tra alterne avventure via nave fino in Sicilia. Se la provenienza veneziana non è accertabile con sicurezza, è però certo che la Madonna di Enna sia un fulgido esempio di una già ben consolidata corrente artistica nord europea, quella della Schöne Madonna cioè della figura della Vergine rappresentata avvolta in un manto panneggiato che racchiude una forma del corpo sinuosa e morbida, mentre è nell’atto di mostrare il Bambino, non più solo teneramente accostato al seno, ma presentato ai fedeli spettatori. Tale iconografia accosterebbe la Madonna di Enna alle statue della Vergine di fattura tedesca o boema, arrivate in Sicilia attraverso una mediazione artistica avvenuta in seno alla cultura artistica dell’Italia Settentrionale, in particolare tra Venezia e Ferrara e che, ancora a Enna, ha un esempio più tardo anche nella statua di Santa Lucia presente già nell’omonima chiesa del centro storico di Enna e, oggi restaurata, presso la chiesa di San Tommaso. Questo esempio di cultura artistica così peculiare può già rispondere negativamente a chi parla di isolazionismo della Sicilia centrale dalle vicende artistiche dell’Italia peninsulare e anche dell’Europa Settentrionale.
Il tema della sinuosità che caratterizza la Madonna della Visitazione, se agli albori del Rinascimento appariva come una manifestazione di dolcezza e affabilità della figura rappresentata, all’interno del periodo controriformista finì per assumere connotati decisamente meno idilliaci. Infatti, se l’iconografia rimase viva fu grazie al suo riadattamento nelle statue dei santi martiri come il San Sebastiano (fig. 1) dell’omonima chiesa di Enna, in cui il santo, con occhi infossati e viso dolorante, si contorce in una sinuosità volutamente esagerata per esprimere tutto il dolore del martirio. Solo esasperando il dolore, infatti, si riteneva più valida la testimonianza di fede e quindi l’impressionabilità del fedele. San Sebastiano divenne, infatti, il santo martire per eccellenza e rappresentazioni simili si trovano in tutta la Sicilia centrale, si citano in particolare il santo di Mistretta, contorto in una sinuosità serpentina e quello di Caltanissetta dalle pregevoli forme attribuite alla mano di Stefano Li Volsi.
Altra figura emblematica del periodo controriformistico è sicuramente San Michele, a Enna una sua statua è presente nella chiesa di San Francesco di Paola (fig. 2) dove il santo è rappresentato con la spada sguainata, le ali spiegate e un panneggio volteggiante che fa sembrare anche questa statua come librante in aria. Le forme ripercorrono quelle dei Li Volsi, in soggetti identici di Nicosia e Caltanissetta. A Enna, oltre alla statua, sono presenti molti quadri dedicati al santo in atto di uccidere demoni e nemici della Chiesa, li troviamo nella chiesa di San Michele, in quella di Montesalvo e in una pregevole opera dello Zoppo di Gangi del Museo Alessi. Sempre a proposito di santi rappresentati nell’atto programmatico, secondo le indicazioni della Controriforma, di abbattere peccatori, demoni o eretici non si può dimenticare il bel Sant’Agostino dell’omonima chiesa di Enna (fig. 3), dove il santo è rappresentato nell’atto di schiacciare sotto i piedi due eretici che si contorcono in movimenti carichi di dolore e pathos drammatico, mentre la figura rimane assisa su di essi chiusa in una splendida veste scura, con maniche larghe e decorazioni vegetali in oro.
Ancora nel sistema comunicativo controriformista si inseriscono i santi in trono, dove la loro figura che, nei secoli precedenti era assimilabile a quella del magistero, viene rielaborata con un aggiunto significato di giudizio. Infatti, il popolo era abituato a questo genere di figura in trono collegandola a quella dei giudici nei tribunali. In questo senso, oltre al magistero già insito nell’iconografia più antica, passava anche un messaggio di giudizio perentorio atto a creare una maggiore reverenza del fedele agli insegnamenti della Chiesa. Secondo questo sistema a Enna sono realizzate le due statue gemelle di San Pietro dell’omonima chiesetta (fig. 4) e di San Nicolò della chiesa di Sant’Agostino, risalente al 1646 (fig. 5), entrambe realizzate dallo scultore ennese Giovanni Gallina, autore anche del bel pulpito e del lavabo in alabastro del duomo di Enna. I santi assisi sui loro troni riccamente decorati, sono rappresentati con una mano alzata al cielo, simil benedicente nel caso di San Pietro, con l’indice alzato per San Nicolò, mentre l’altra mano tiene gli attributi specifici, le chiavi per il primo e il pastorale per il secondo. Un restauro eccessivo del San Pietro non permette di coglierne la ricchezza della decorazione delle veste per come venne realizzata, mentre la si coglie nel San Nicolò sotto uno spesso strato di vernice posticcia rovinata.
Apoteosi del sistema culturale della Controriforma è senza dubbio il proliferare di Crocifissi, al punto che nella Sicilia interna nacque, già nella prima metà del XVII secolo, una sorta di scuola artistica specializzata composta dai seguaci di Frate Umile da Petralia. Quest’ultimo rappresenta un caso alquanto particolare nel panorama dei maestri scultori siciliani, perché fondeva nella sua persona sia la figura dell’artigiano-artista, sia quella del frate francescano. In questo senso, il significato profondamente religioso e aderente ai dettami ecclesiastici veniva esaltato e le chiese francescane si fecero presto contenitori privilegiati di questo nuovo sistema culturale. A Enna, infatti, un grande Crocifisso ligneo venne realizzato da Fra Umile da Petralia nel 1627 per la chiesa di Montesalvo (Figg. 6-7) e inserito come parte focale e centrale di un grande reliquario da parete con circa una cinquantina di fioroni reliquari in legno dorato. Il Cristo appeso alla croce appare di sguardo serafico, che tradisce la scarnificazione del corpo rappresentata in più punti. Il punto non è più la sola crocifissione, ma come se non bastasse questo supplizio, il corpo è martoriato e sanguinante copiosamente in più parti. L’opera nel complesso, quindi, è particolarmente impressionante e drammatica, capace senza dubbio di colpire l’animo di ogni fedele.
Tornando alla bottega dei Li Volsi, originari di Nicosia, essa fu centrale nella sperimentazione artistica controriformista nella Sicilia centrale nei primi anni del XVII secolo. A Enna, ad esempio, si ascrive a Giambattista Li Volsi, del 1617, il gruppo scultoreo della Donna Nuova (fig. 8) composto dalla Madonna, possente come una cariatide greca e non troppo movimentata ma ammantata da uno splendido peplo dorato e una cappa azzurra con decori in oro e il Cristo Risorto che, invece, ripercorre quel tema della sinuosità già vista per il santo martire, ma che qui viene riutilizzata per dare alla figura uno slancio di elevazione, capace di far levitare la statua in un intermezzo immaginifico tra terra e cielo. I risultati artistici di questo gruppo sono poi esaltati nello straordinario Cristo Risorto della chiesa del SS. Salvatore la cui statua si presenta come un meraviglioso esempio di classicità mutuata, probabilmente, dall’Apollo del Belvedere con un passaggio intermedio dallo stesso soggetto di Antonello Gagini nella tribuna marmorea della cattedrale di Palermo del 1533.
Infine, è da segnalare come a Enna le sculture abbiano un grado di decorazione decisamente elevato, frutto probabilmente della presenza locale di maestranze specializzate nella doratura a partire da Leonardo Lupo da Castrogiovanni, autore accertato della decorazione in oro della veste della Madonna della chiesa di San Giuseppe portata in processione il giorno di Pasqua. Ma ancora, altre statue presentano una decorazione delle vesti realizzata secondo una tecnica di origine spagnola chiamata estofado che prevedeva l’applicazione della foglia d’oro sulla superficie intagliata e la successiva decorazione con colori a contrasto con l’oro, il tutto armonizzato dal graffiato sulle superfici, così da rendere alcuni dettagli leggermente a rilievo. A Enna molte e notevoli sono le statue su cui è stata adoperata questa tecnica, per esempio la bella Santa Barbara della chiesa del SS. Salvatore, realizzata forse da Marco gallina, padre di Giovanni, nel 1622 o la veste del già citato Cristo Risorto della stessa chiesa (fig. 9), ancora una Madonnina orante e un San Lorenzo nella chiesa di San Francesco di Paola o l’imponente santo ignoto, forse Sant’Alberto di Trapani, proveniente da un vecchio convento carmelitano e oggi in una nicchia del Santuario di Valverde (fig. 10), infine, travalicando il secolo, è dei primi anni del Settecento il decoro in oro del San Marco dell’omonima chiesa, incastonato nel ricchissimo altare maggiore.
Questa trattazione, certamente non esaustiva, spero riesca a colpire i lettori e le lettrici perché possano ridare una possibilità alla propria città, se ennesi, o scoprire questi tesori d’arte celati dietro le spesse mura delle chiese del capoluogo ereo. Spero, inoltre, che questo articolo possa fare da stimolo alla maggior conservazione di queste belle opere e istigare tutti a una maggiore consapevolezza del proprio patrimonio culturale e all’importanza di preservarlo e valorizzarlo adeguatamente riconoscendo, infine, anche alla Sicilia centrale un ruolo per nulla minoritario nel panorama artistico regionale.









