Jennette McCrudy – Sono contenta che mia mamma è morta

Chi di noi non ha mai sognato di essere una star di Hollywood, una stella sportiva, insomma, una persona famosa?Io sì, quando credevo che quelle persone in tv fossero davvero felici e fortunate.

Jennette McCurdy è un chiaro esempio di quanto, invece, dietro agli schermi sia tutto molto più complicato.“Sono contenta che mia mamma è morta” è un titolo provocatorio e non è affatto uno spoiler. Infatti, questo memoir è diviso in due parti, prima e dopo la morte della madre di Jennette.

McCurdy è una solo una bambina quando inizia a partecipare a una miriade di selezioni per diventare un’attrice. Ma diventare un’attrice non è il suo sogno, non è ciò che desidera. È ciò che la madre Debbie vuole per lei, perché ha proiettato sulla figlia il sogno che, in realtà, era il suo. Per questo motivo, lei si prende cura in maniera ossessiva della piccola Jennette, un po’ come faceva la madre di Bliss in “Sorella, mio unico amore”: tinture per capelli, strisce per sbiancare i denti, diete fuori dal comune.  Sì, perché Jennette non vuole crescere, vuole restare minuta e magra come la mamma per ottenere sempre più ruoli destinati alle belle bambine. E la madre avalla il suo desiderio proponendole una “restrizione calorica” che ritardi la sua maturazione, un percorso che le stravolgerà la vita.

Ad un certo punto, Jennette entra nel cast di “iCarly”, una serie televisiva per bambini e teenagers che la lancia un po’ nel mondo dello spettacolo; allo stesso tempo, però, Debbie scopre di avere la recidiva di un cancro che aveva superato qualche anno prima e che non supererà più.

Dopo la morte della madre, Jennette, ancora giovanissima, inizierà una lunghissima lotta contro i demoni che Debbie le avrà lasciato in eredità: il suo senso di inadeguatezza, il rapporto malsano con il suo corpo, la sua mancanza di identità.  “Lo scopo di tutta la mia esistenza, cioè mantenere la mamma viva e felice, non ha portato a niente. Tutti gli anni che ho passato a concentrarmi su di lei, tutto il tempo che ho passato a dedicare ogni mio pensiero e ogni mia azione a ciò che pensavo le sarebbe stato più gradito, sono stati inutili. Perché ora lei non c’è più.”

Perché leggere questo libro? Sicuramente non si tratta di un capolavoro dello stile, perché la prosa è molto semplice, principalmente paratattica, anche se spesso accompagnata da uno humour nero che smorza un po’ la drammaticità dei temi. Inoltre, il linguaggio è molto crudo e sincero, perché McCurdy mette totalmente a nudo se stessa, le sue riflessioni e i suoi rapporti interpersonali. Ciò che vale la pena di conoscere di questa storia è il rapporto tossico madre – figlia, che accompagna tante narrazioni che ho avuto modo di leggere negli ultimi anni: il fatto che una madre non voglia il meglio per la figlia, ma il meglio per lei attraverso la vita della figlia.  Debbie manipola in maniera davvero ossessiva la figlia e le provocherà non pochi danni psico – fisici. Soltanto dopo la sua morte, Jennette inizierà a rendersi conto, con grande difficoltà e incredulità, della sua situazione. Alla fine, si riterrà addirittura “contenta” – come da titolo – che la madre sia morta, perché ciò ha significato per lei rinascita, crescita e riappropriazione di sé.

Consiglio questo libro a chi voglia recarsi nel backstage della vita di una star di Hollywood per capire il marciume che c’è dietro, ma lo consiglio soprattutto a chi abbia voglia di conoscere e approfondire le dinamiche di una famiglia disfunzionale. Personalmente, questo è uno dei temi che più mi appassiona.

Carla D’Agristina

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