Paolo Genovese - Supereroi

“LUI Dopo dieci anni tutte le coppie diventano supereroi?

LEI No. Solo quelle che continuano a lottare.

LUI E le altre?

LEI Le altre resistono solo perché il cambiamento fa più paura della routine.”

Anna e Marco sono i protagonisti di questa storia, i nomi richiamano alla memoria dei più una omonima canzone dell’indimenticato Lucio Dalla, e proprio come i due protagonisti del brano, anche i nostri Anna e Marco si incontrano nelle loro differenze e si innamorano di un richiamo simile a quello che può legare due anime gemelle, un legame essenziale, che sfida il tempo, lo spazio, le vicissitudini e le paure, anche le più ancestrali. Un legame necessario, dunque. 

In un continuo andirivieni lungo una linea del tempo di circa venti anni, Genovese racconta la storia di Anna e Marco fin dal loro primo, casuale, incontro sotto la pioggia. Marco fisico e docente universitario, con la tendenza a dare una spiegazione razionale e preferibilmente numerica a tutto. Anna creativa e quasi inafferrabile, restia ai legami e allergica alle convenzioni sociali, ma incuriosita da Marco e dal suo modo di vivere ed osservare la vita. Questi due mondi, apparentemente lontanissimi e inconciliabili, non possono fare altro che incontrarsi, nonostante le false partenze, e attrarsi inesorabilmente.

Anna è una fumettista ed è dentro le sue strisce che decide di raccontare, negli anni, la propria relazione d’amore con Marco, narrando così gli alti e i bassi di una coppia che dura nel tempo, definendo proprio “supereroi” coloro i quali riescono a stare in un rapporto a due per tanti anni. 

Sono loro i supereroi del titolo, le coppie, coloro i quali riescono a sopravvivere nonostante le intemperie e la liquidità dell’era contemporanea che coinvolge inevitabilmente pure le relazioni, citando il grande sociologo Zygmunt Bauman e il suo concetto di “amore liquido”. 

Tra le pagine di questo libro vediamo una relazione che nasce, si costruisce a piccoli passi (anche falsi, in alcune fasi), cresce forte nella sua naturale e umanissima fragilità. Vediamo una storia d’amore, dunque, di quelle non idilliache, che non si risparmiano momenti difficili, ma pur sempre caratterizzata da attimi sognanti e desiderabili di tenerezza e di profonda empatia verso l’altro, dunque una storia d’amore assai vicina alla realtà, errori e fragilità umane comprese. 

È facile rivedere sé stessi e la propria storia in alcuni degli episodi raccontati nel libro, proprio perché Genovese non ci sta narrando una favola, bensì una storia qualunque, una storia di quotidianità. Lo fa con delicatezza ed eleganza, a tratti anche con poesia, con un finale che non lascia indifferenti e porta il lettore a porsi delle domande, se non sulla propria storia, ammesso che la si abbia, quantomeno sul senso che si è dato al sentimento amoroso e, perché no, ad una delle domande più difficili di sempre: “Che cos’è l’amore?”.

Proprio così, poiché la pretesa di Genovese non è certamente di dare una risposta definitiva a tale storico dilemma, bensì il suo tentativo potrebbe essere quello di portare il lettore a domandarsi cosa sia questo sentimento tanto osannato da poeti, letterati, filosofi, artisti, pensatori di ogni genere. L’amore, quel sentimento spesso idealizzato, a volte fonte di immenso dolore, altre di profonda gioia, ma certamente capace di “movere il sole e l’altre stelle”, citando Dante Alighieri. 

“Ogni scelta che facciamo ha una conseguenza, quello che ti lasci indietro non sempre lo ritrovi al posto che vorresti.”

Anna e Marco non sono in balìa del destino, i loro anni insieme sono frutto delle decisioni prese di volta in volta, nel bene e nel male, come accade in qualsiasi relazione che si chiami tale. E proprio verso la fine del libro, in un crescendo emotivo sempre più forte che ti porta a divorare gli ultimi capitoli, l’autore fa notare questo aspetto, facendo dire ad Anna che no, per nessun motivo tornerebbe indietro nel tempo (altra costante della narrazione).

Il tempo per Marco non esisteva, non fa altro che ripeterlo ai suoi allievi, fin quando gli eventi imprevedibili dell’esistenza non lo portano a modificare drasticamente questa sua convinzione: il tempo esiste, eccome, e se riuscissimo a guardarlo in faccia pur nella sua banalità del quotidiano e se riuscissimo ad accorgerci di quanto esso sia limitato ed effimero, probabilmente, riusciremmo a vivere con maggiore consapevolezza il presente, un hic et nunc vero. Con meno indugi e più passione per la vita. 

“Tutto quello che ci accade potremmo disegnarlo. Tutto. Possiamo disegnare tutto. Quello che non possiamo disegnare è il tempo. E tutti gli attimi che mette in fila.”

Laura Ventimiglia

 

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