False questioni, vera crisi

di Giuseppe Di Bella

La questione etica-estetica contemporanea non può non tenere conto del conflitto, non più dialettico, ma solo polemico che falsamente contrappone popolare a colto, semplice a complesso, massa ad élite. Da questa falsa contrapposizione emerge semmai la vera natura della nostra crisi culturale, l'evanescenza della male intesa 'reductio ad unum' che compromette la separazione e cioè il discernimento dell'origine dell'arte dalla sua formalizzazione. Se nel medioevo, almeno fino al '400 inoltrato, la distinzione tra musica colta e popolare era assai più rarefatta di oggi, ma esistente e chiara, tentare oggi di ricondurre a un'unica fonte e cioè a un medesimo 'Valore identificativo' qualsiasi tipo di arte e di musica è un errore che mortifica entrambi i poli dell'espressione e del medium artistico. Distinguere, scegliere, tracciare canoni, e sentieri, laddove le grandi corsie sono interrotte, è un dovere tanto dell'osservatore critico quanto dell'artista che produce. Quindi, la legittimità del pensiero, come l'autorevolezza del pensiero - dall'opinione, al giudizio, fino all'opera che è la massima espressione del pensiero - vanno commisurati su scale e parametri diversificati. Se si togliesse di mezzo la vis polemica e si ristabilisse il dialogo combattivo tra le parti e tra le varie tipologie di arti e di "classi", si potrebbe instaurare una vera mediazione e quindi una vera cultura contrastiva fondata sul Senso e non sulla dittatura del gusto, cioè della mediocrità. La cultura "pop" citando Paul Virilio, dromologo, è "tutta merda", nel senso che separata dalla radice mantica e terrena della povertà e del delirio, è frutto solo di un mix acritico adatto a un gusto di massa, un milk shake dal sapore polivalente e scialbo, che va bene per accompagnare qualsiasi cibo da fast food in una dieta sempre più ricca di ingredienti esotici e di lusso, serviti nello stesso vassoio giallo a una platea indistinta. Così diventa sempre più difficile separare la musica d'arte dal cantautorame stracco che vomita canzoni con strofe verbose e noiose e progressioni armoniche vecchie, così come diventa difficile distinguere la musica sperimentale e di avanguardia dal narcisistico esercizio di onanismo musicale che utilizza suoni e stilemi, non più "stili" a proprio uso e consumo egotico. Così la musica classica diventa accademia snob e lontana dalla realtà e un prodottino pop manierista e debole, semplicemente scarso, millanta la freschezza di chi produce musica in contatto col mondo. Ma il mondo è lontano anni luce, perché la povertà dei poveri è sempre lì, la ferocia del sangue sparso è sempre la medesima, la complessità dei processi entropici si radicalizza e quindi servirebbe ancora dialettica, servirebbe ancora conflitto e distinzione, lotta tra livelli economici, culturali, estetici, infiniti. In questo quadro si può comprendere la frustrazione di un grande musicista ottantenne nel vedere svanire ogni confine e scala valoriale in favore di una nebbia di indistinzione e pose, e la ferocia altrettanto inconsapevole di chi di quella nebbia deve fare habitat, lavoro, manifesto per legittimare il proprio ruolo nella realtà, senza avere comprensione profonda di nessuna delle realtà che lo interessano. Perché distinguere costa fatica e sudore e solitudine, delirio, travaglio, e la maggior parte di voi preferisce il comfort, il comodo servizio al tavolo di una cultura pronta da consumare in fretta in attesa di morire definitivamente. "La nostra epoca cerca molto, ma finora ha trovato soprattutto il comfort; e il comfort si espande in tutta la sua ampiezza anche nel mondo delle idee, rendendoci tutto più facile di quanto sia mai accaduto. Oggi più che mai l'uomo sa rendersi comoda la vita, e si risolvono dei problemi per eliminare la scomodità. Ma come li si risolvono? Già il fatto che si creda di averli risolti dimostra, con la massima chiarezza, che presupposto della comodità è la superficialità. È molto facile avere una Weltanschauung quando si contempla solo ciò che fa comodo senza degnare di uno sguardo tutto il resto. Mentre il resto è quello che conta sul serio." (da Manuale di armonia - Arnold Schoenberg).

 

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