Ludovico Svirech: un pittore venuto dal nord. Tra documenti d' archivio e congetture. Prima parte

Testo di Pippo Lombardo

Riprendo il discorso su Ludovico Svirech da dove lo abbiamo lasciato il 25 ottobre 2021 nel video sulla sua "Deposizione", custodita presso il duomo di Calascibetta. Se vi ricordate, allora ci eravamo posti una domanda: i due volti dell'Addolorata sono il risultato di un pentimento artistico?

Procediamo. Ludovico Svirech è un pittore avvolto nel mistero. Infatti, di lui si sa poco. Prima domanda: da dove venne in Italia?

Il suo cognome indicherebbe un paese del nord Europa. Ma è solo una supposizione. Effettivamente nel 1700 da lì schiere di pittori, dopo l'apprendistato in patria, giungevano in Italia per perfezionarsi visto che qui si trovavano le migliori botteghe d'Europa, per aggiornarsi rispetto alle tendenze artistiche più di moda, ma soprattutto per accaparrarsi ricche commisioni. Passò da Roma? Da Napoli? Probabile. Il suo stile ci induce a supporlo. E poi queste due città erano tappe obbligate per ogni pittore che volesse imporsi, visti sia i grandi artisti di fama indiscussa che lì operavano nei primi decenni del Settecento, sia anche i grandi mecenati che lì vivevano. Seconda domanda: Quanti anni avrà avuto quando giunse in Sicilia? Supponiamo che fosse abbastanza giovane il nostro Ludovico, forse più vicino ai trent'anni che ai venti, considerato che in quel tempo si era già maestri sotto i vent'anni, e tanto audaci da lasciare la prorpia terra in cerca di miglior fortuna. Terza domanda: Si trova a Catania a partire dal 1752? Diciamo che, in base alle conoscenze che abbiamo, in quell'anno dipinse la prima di una serie di opere disseminate un po' per tutta la Sicilia sud-orientale, dove operò fino al 1778, anno in cui dipinse una grande tela a Comiso, a oggi ritenuta l'ultima. Di lui da questa data in poi non si registra più nessuna traccia artistica. Quarta domanda: Tornò in patria? Improbabile per molti motivi. Quinta domanda: Morì da lì a poco? Molto probabile. Considerata l'età media nel Settecento e considerato che per 26 anni è attivo in Sicilia, quindi nel 1778 egli era vicino ai 50 anni. Ma nemmeno qui nessuna certezza.

Sappiamo cosa accadde nel 1768. Egli firmò e appose questa data alla sua splendida e singolare "Deposizione" presso il duomo di Calascibetta.

Sappiamo pure cosa accadde il 17 Aprile del 1771: gli vennero commissionati altri sette quadroni da consegnare entro il 1 settembre del 1773, da parte di Mariano Roxas, il potente procuratore della chiesa madre, che come Cappella regia palatina, godeva di consistenti entrate finanziarie e poteva quindi permettersi una commissione così costosa: il compenso pattuito ammontava, infatti, a ben 70 onze! E questo ci testimonia che lo Svirech nell'arco di appena 13 anni di attività in Sicilia si era guadagnato una notevole fama, dovuta certamente alla sua bravura, alla sua sveltezza nell'esecuzione, come dimostrano i documenti ricollegabili alle opere di Calascibetta (rogiti del notaio Giuseppe Iemboli, di Calascibetta, al vol. 533 presso Archivio di Stato di Enna). Ma vogliamo anche pensare che si era ben inserito nell'ambito della committenza ecclesiastica catanese, forse anche perchè favorito da qualcuno che contava, di cui si era acquistato le simpatie. Andavano così le cose, allora come oggi.

Ma a Calascibetta qualcosa andò storto.

Ora, invece, occupiamoci della "Deposizione". Il quadrone appena finito certamente suscitò le meraviglie di quanti lo ammiravano: i fedeli, i committenti. A Calascibetta non c'era niente di simile quanto a novità e bellezza in quel torno di tempo. Ma... perchè i committenti xibetani chiesero allo Svirech che la deposizione venisse mutata in calvario? Sicuramente per esigenze di culto. E si sa che a quel tempo l'espressione soggettiva del pittore non veniva presa in considerazione. Cosa accadde allora? Un crocifisso ligneo sarebbe stato sovrapposto alla tela e ciò avrebbe comportato la cancellazione del corpo deposto del Cristo morto, ma anche la cancellazione del volto di Maria rivolto verso il basso per dipingerlo, invece, verso l'alto, rivolto ora al figlio in croce. Ma altro enigma: quando accadde tutto ciò? Nel 1768, subito dopo la consegna della Deposizione o nel 1771, anno in cui il pittore avviò il ciclo dei sette quadri commissionati dal Roxas? Con molta probabilità avvenne nel 1771.Vi chiederete ancora per volontà di chi. Vediamo un po'. Prima ipotesi: verrebbe quasi spontaneo pensare che sia stato Mariano Roxas a chiedere la trasformazione del soggetto religioso. Ma alcuni dettagli della vicenda ci spingono a pensare che forse non fu il Roxas, perchè egli muore proprio quell'estate, prima di agosto. Il destino gioca così un brutto scherzo allo Svirech che perde improvvisamente il suo protettore più importante. E da qui per lui cominceranno dei guai. Anche in questo caso vedremo come andranno le cose nel terzo episodio.

Seconda ipotesi: la richiesta venne fatta dopo la consegna delle prime tre tele, avvenuta in agosto, quindi in largo anticipo rispetto alla data pattuita? Per quello che accadrà nel 1771 tra il pittore e il sacerdote tesoriere Domenico Bellomo, più in generale tra lo Svirech e il clero locale, sarei propenso a pensare che i vistosi cambiamenti siano stati apportati proprio dopo la prima consegna, quindi dopo l'agosto del 1771. Tirando le somme, concludiamo sostenendo che furono esponenti importanti del clero locale a imporre la modifica della deposizione in calvario, non il Roxas. E penserei proprio all'influente sacerdote tesoriere Domenico Bellomo. E poi un particolare importante: la Deposizione è stata dipinta con molta porbabilità a Catania, dove viveva lo Svirech. Nessuno sarebbe stato così sprovveduto da inviare il quadro a Catania per farlo modificare. Troppo costoso il trasporto. Ma visto che lo Svirech nel 1771 si trasferì a Calascibetta, ecco che ha senso pensare che in loco abbia modificato la sua Deposizione. Insomma, si tratta di una storia veramente singolare, che non sarebbe mai emersa dalle nebbie del passato, se il restauro avveduto degli anni '80 del secolo scorso, del maestro Felice Dell'Utri, non avesse riportato alla luce questa toccante deposizione con tutta la sua bellezza e tutto il suo strascico di vita quotidiana che rappresenta uno splendido spaccato di storia del secondo Settecento dell'entroterra siciliano.

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