Venezia o anche dell’impressionismo in pietra

di Pippo Lombardo

Venezia…

Chiuda gli occhi, anche per un solo istante, e chi l’ha visitata e chi l’ha solo vista in una qualche immagine, una delle tante che sotto ogni forma circolano in ogni dove: cartoline, guide turistiche, internet, e poi quadri a partire da Antonio Canaletto fino a Remo Brindisi, e in mezzo una schiera di pittori grandissimi, grandi, o mediocri come quelli della domenica. Dei primi ricordiamo Francesco Guardi, William Turner, Claude Monet; degli altri Bernardo Bellotto, Luca Carlevarijs, Michele Maneschi; degli ultimi taciamo, perché appena sono capaci di vederne la superficie, giammai l’anima della città. Anche ad occhi chiusi Venezia è subito lì, sospesa nella nostra mente come sul mare, spazio senza tempo e tempo senza spazio: irreale, atemporale: miracolo della natura e dell’uomo, cioè equilibrio, tra naturale e urbano, sempre rispettato, anzi sempre perseguito a vantaggio della natura e dell’uomo stesso. Allora ecco fiorire anche l’arte che se ne nutre senza mai rompere gli ormeggi col passato che cerca, invece, di attualizzare e vivificare con nuove tecniche, per raggiungere nuovi risultati e così che Venezia si perpetua senza temere giudizi preconcetti del moderno sull’antico, perché lei è insieme antico, moderno, e persino contemporaneo come nessun altro luogo, come nessun altro concetto. Modella ideale, consapevole delle sue doti, sfrontata, mostra le sue trine e i suoi merletti antichi danzando sull’acqua nei vari stili che la ornano dal gotico, al rinascimento, al barocco, all’urbanistica illuminista, all’architettura industriale dell’Ottocento, ai recuperi post-industriali del Novecento, ed è così che nelle notti che l’avvolgono essa appare come una grande installazione contemporanea che sfolgora di luci riflesse su un tremolar d’acqua continuo e inafferrabile. Nelle ambrate luci aurorali poi si rivela ancora sublime, nella sua apparente fragilità, quella che eccelse tavolozze l’hanno resa concupibile agli occhi di chi ne bramava almeno una veduta per compensare l’impossibilità di visitarla. Allora una soggezione psicologica soggioga committenza e pittore, e ne derivano tessuti cromatici di indicibile bellezza e armonia, contrappunti di forme leggiadre, di una leggiadria che non scade mai nel lezioso e che rimanda sempre alla Venezia che è sogno reale, realtà onirica, quella che diventa malia a cui comunque molti pittori non si sono mai saputi sottrarre, a un punto tale da interiorizzarne ogni aspetto molecolare di luce, con la camera ottica per catturare quella realistica, con il proprio occhio per catturare quella che si rifrange nell’anima e ne rimanda i riverberi romantici, impressionisti, espressionisti ma sempre caleidoscopici sulla tela, e addirittura ti sembra di annusare persino il lezzo delle acque stagnanti o il profumo delle brezze marine; ti sembra ancora di sentire i bisbigli della gente che invade le calli, le piazze, costretta nelle angustie del quotidiano: dal potente di turno, alla massaia, al gondoliere, al vagabondo, ora come un tempo. Venezia come non altri luoghi è passato e presente, sarà anche futuro solo se saprà preservarsi, se saprà mantenere la consapevolezza di essere un eterno inno alla bellezza, bellezza acheropita che trionfa su tutto il lezzume umano.

E così Monet in una luminosa giornata estiva del 1908 percorrendo le calli si fermò e dispiegando tutto il suo armamentario di pittore en plein air dipinse il Palazzo ducale per appuntare in seguito: “ L'artista che concepì questo palazzo fu il primo degli impressionisti. Lo lasciò galleggiare sull'acqua, sorgere dall'acqua e risplendere nell'aria di Venezia come il pittore impressionista lascia risplendere le sue pennellate sulla tela per comunicare la sensazione dell'atmosfera. Quando ho dipinto questo quadro é l'atmosfera di Venezia che ho voluto dipingere. Il palazzo che appare nella mia composizione è stato soltanto un pretesto per rappresentare l'atmosfera. Tutta Venezia è immersa in questa atmosfera. Nuota in questa atmosfera. Venezia è impressionismo in pietra".

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