
La professoressa Aglietti non era Robert Capa - Romanzo di Gabriella Vergari
Un giallo? Sì, un giallo, ma sui generis. Perché? Non certo perché fabula e intreccio obbediscono alle regole canoniche del genere, mantenendo un equilibrio straordinario tra levità e serietà, tra qualche sorriso e qualche meditazione profonda; non certo perché è insolito lo scenario in cui si consuma l'immancabile delitto; non certo perché assassino e vittima...e qui non posso sbilanciarmi oltre; ma perché sfogliando le pagine non si ha proprio l'impressione di immergersi in un giallo, visto che mancano le tinte fosche, i brani cruenti, le descrizioni raccapriccianti. Eppure l'andamento è di un giallo a tutti gli effetti. Sì, la vittima forse adottava comportamenti non condivisibili, ma non tali da indurre a un delitto, men che meno da consumarsi là proprio dove lei si prodigava a vivere la sua professione come una missione, cioè docente di lettere antiche in un liceo prestigioso di una non meglio identificata città. Eppure...eppure è proprio nella sua scuola che viene strangolata. Volutamente? Incidentalmente? Il commissario, suo ex alunno, dovrà risolvere il caso ingarbugliato, se non altro perché attorno alla vittima ruota un'umanità numerosa e inquieta, che l'autrice sapientemente analizza con doti da vera psicologa, facendo emergere così dal giallo tutti i problemi legati a una società che ha subito dei cambiamenti radicali proprio più evidenti in quel crogiuolo che è la scuola, mai però con acrimonia, sempre con ironia, mai con sterile tono polemico, sempre con intenzioni di confronto, ponendo al lettore una serie di questioni importanti a cui urge trovare risposte non sempre facili, data la velocità con cui si sono accavallati questi cambiamenti. Basta sfogliare con attenzione, per esempio, il capitolo 19 "Una cioccolata calda", e non solo questo. E poi a rendere attraente il testo sicuramente non è una lingua ruffiana che spesso i giallisti adottano per calamitare il lettore, ma una lingua forbita e mai leziosa, lessicalmente spesso ricercata e mai obsoleta, intessuta in una sintassi raffinata, dotata di eleganti figure retoriche che attirano il lettore più sprovveduto, che soddisfano quello più esigente e colto. Si tratta, quindi, di un giallo? Forse non solo. Penso che si tratti di qualcosa di più. E giunti all'ultima riga dell'ultima pagina non ci resta che constatare che l'autrice è stata proprio brava e che è stato prorpio bello leggere questo romanzo. Sì, si resta convinti che si può consigliarne la lettura.
Pippo Lombardo