La musica a Enna
di Rocco Lombardo
Mito, tradizione, storia
A sentire lo storico Diodoro, fu proprio sui monti Erei, dove la sua patria Agira e l'alta Enna un tempo fiorirono orgogliose dei miti di Ercole e di Cerere, che tra selve ombrose e fresche sorgenti era nato Dafni, il bellissimo pastore conteso da donne mortali, ninfe leggiadre e olimpiche divinità.
Figlio di Ermes e di una sicula ninfa, crebbe in un bosco di verdeggianti lauri, dalle cui bacche prese anche il nome, imparando da Pan a suonare rustici strumenti mentre conduceva al pascolo greggi belanti e placide mandrie.
Coi suoi canti agresti era nata la poesia bucolica e la tradizione, da millenni diffusa tra pastori e contadini di Sicilia, di comporre versi e cantarli non solo nella solitudine di valli e pendii ma pure nel vocìo di gare organizzate nel corso di feste campagnole o durante la celebrazione di annuali riti, dove gli improvvisati cantori avevano modo di sfogare l'estro poetico e sfoggiare ablità musicali deliziando gli astanti.
Dafni, proprio perchè inventore di un genere poetico che ha affidato la sua fama solo alla vetustà e alla vaghezza del mito, simboleggia l'anima siciliana istintivamente incline al verso e alla melodia, partecipe della stessa natura dei luoghi solari, vari e pittoreschi, che un'antica leggenda voleva sensibili ai canti e ai suoni.
Ce l'ha tramandata Solino, quando annota con stupore che un fonte siciliano"quantunque quieto e tranquillo scorra nel suo letto, tuttavia al sonar della piva eccitasi lieto come a canto e preso dall'armonia gonfia e trabocca".
Se, dunque, in Sicilia addirittura gli elementi naturali sono attratti dal ritmo, ancor di più lo sono i suoi abitanti, come testimonia la serie, trasmessaci dagli storici più antichi, di celebri poeti e musici fioriti a Imera e Catania, Megara Iblea e Siracusa, Agrigento e Selinunte: Stesicoro e Androne, Teocrito e Aristosseno, Epicarmo e Teodorita. Ai quali sono da ggiungere gli innumerevoli altri rimasti sconosciuti o appena nominati nelle opere letterarie, come "Tirsi dell'Etna" o Diomo, "bifolco siculo", o Mida agrigentino che, più fortunato per aver vinto una gara musicale, ebbe il privilegio di vedersi dedicata una delle odi pitiche composte da Pindaro, il celebre poeta greco che, con altri suoi conterranei come Eschilo, Simonide, Bacchilide, forse anche Saffo, dimorò in Sicilia traendo dai suoi miti e dai suoi luoghi fervidi motivi di ispirazione.
Pippo Lombardo

Fig.1
Pan insegna a Dafni a suonare il flauto - Marmo, copia romana da un originale greco di Eliodoro (III-II sec. a.C.). Collezione Farnese, Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

Fig.2
Stesicoro – Busto marmoreo – Villa Bellini di Catania









