Perché una ricerca sulla melagrana?
di Antonio Messina
Seconda Parte
Alla base delle origini della ricerca, la cui attenzione è incentrata sull’albero di melograno e sul rispettivo frutto, si pone l’esigenza di trovare adeguata interpretazione al rapporto che, in antico, l’uomo ha intrattenuto con il mondo della natura, in particolare con quello vegetale, un rapporto sia di tipo pragmatico che di tipo simbolico, dunque culturale. Ci si trova, infatti, dinnanzi allo studio di elementi naturali posti a stretto contatto con l’uomo, ed in particolare con l’uomo che ci ha preceduto in quella terra che potremmo definire patria dei saperi: l’antica Grecia. È proprio qui che l’essere umano ha iniziato a confrontarsi con i suoi simili, a sviluppare forme cognitive nuove e capaci di interrogarsi sul mondo e sulla vita, per tentare di trovare delle risposte. È qui, come in altre culture e civiltà, che l’uomo ha cominciato a rapportarsi con tutto ciò che lo circonda, con il proprio habitat, con ciò che la terra in cui l’uomo è ospitato gli offre. Da questo scambio con il mondo esterno nascono i contatti con gli altri regni della natura, con gli animali, le piante e i minerali. Con i primi l’uomo può stabilire un rapporto di comunicazione e collaborazione attraverso l’addomesticamento, oppure un rapporto conflittuale e di contrapposizione nel caso delle belve feroci e selvagge. Con le piante, l’uomo può invece rapportarsi in base alla loro utilità medica o anche alimentare. Tuttavia, gli elementi naturali possono rivestire per l’uomo anche un interesse di carattere non semplicemente pratico, ma anche simbolico. L’uomo coinvolge le entità naturali in tutta una serie di progetti di carattere culturale che per essere compresi devono essere di volta in volta indagati, sulla scorta delle categorie di pensiero interne al contesto sociale che ha costruito tali progetti. Insomma, l’uomo inizia un procedimento di identificazione o distanziamento con gli elementi che lo circondano e che sono altro da sé, ma che immancabilmente, secondo appositi percorsi di riconfigurazione metaforica, possono diventare anche funzionali a definire la sua umanità. Scrive Cristina Franco, a proposito degli animali, che «si rivelano infatti utilissimi per l’analisi di cruciali dinamiche quali i processi di antropopoiesi (costruzione e delimitazione dell’umano), di distanziamento (othering) o assimilazione (saming) dei soggetti marginali, nonché della costruzione delle strategie di controllo sociale», concetto che è estensibile e pienamente applicabile anche al mondo delle piante, e dunque della ricerca qui da effettuarsi. Da questo presupposto è nata l’idea di mettere a fuoco il rapporto tra l’uomo antico e il mondo vegetale. Tale tema è stato ulteriormente delimitato allo studio di un elemento vegetale specifico, l’albero di melograno e il suo frutto, la melagrana. Vi è un ambito specifico di studi che si occupa di tali tematiche ed è quello dell’etnoscienza, in particolare dell’etnobotanica. Ho proceduto tenendo conto di questo specifico ambito di studi, in merito al quale fornirò ulteriori precisazioni. L’analisi che ho effettuato è di carattere antropologico letterario e come tale ha comportato una disamina attenta di testimonianze di varia natura, fatta in una prospettiva antropologica, volta cioè a valorizzare gli schemi di pensiero, le concezioni scientifiche e le credenze prettamente antiche, greche, romane e afferenti ad altre culture, ma che comunque sono confluite nelle categorie precedenti. Una volta acquisite le specifiche culturali del melograno e del rispettivo frutto nel mondo antico, effettuerò un excursus legato alla cultura materiale e iconografica, utile a trovare dei riscontri reali nella vita e nelle pratiche quotidiane del mondo antico. Il raffronto nell’ambito della cultura materiale, infatti, permette in primo luogo di conferire una certa autorevolezza alle dinamiche culturali che sono tramandate dagli antichi, e in secondo luogo di sostenere la prima e indispensabile parte di questo studio. Va precisato che, in questa fase, l’analisi dei contesti archeologici che hanno restituito la presenza della melagrana, sia come elemento afferente alla cultura materiale che come elemento afferente all’archeobotanica, si riferirà prevalentemente alla Sicilia. Ad ogni modo, la motivazione che mi ha spinto a compiere tale studio e l’obiettivo che mi prefiggo di raggiungere riguarda la configurazione della melagrana non semplicemente in qualità di frutto, bensì di elemento culturale intorno al quale si addensano miti, credenze, rituali agrari, pratiche magiche, rituali, devozionali, funerarie e così via. In poche parole, studiare la melagrana sotto tutti gli aspetti che possono connotarla, significa entrare in contatto con elementi molto svariati della cultura antica. In questo modo si ricostruisce una vera e propria antropologia dei saperi, il cui compito è quello di «comprendere ciò che una società dice di sé stessa attraverso ciò che dice sulla natura».
Nella terza parte parleremo di Etnoscienza e Etnobotanica.









