L'ombra di Caravaggio
Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio, certamente è tra gli artisti del passato più celebrati in questi ultimi tempi con mostre di grandissimo richiamo di pubblico, con pubblicazioni di critici, esperti d'arte, storici, con film che gli riguardano.
Il motivo di tanto interesse nei confronti di questo grandissimo artista certamente risiede nella sua arte di altissima levatura, ma anche nella tradizione che ci è stata tramandata di uomo rissoso, ribelle, che difese sempre le sue scelte di vita e soprattutto di poetica artistica anche a costo di inimicarsi molti potenti del tempo, che gli resero la diva a dir poco difficile costringendolo a scappare da un luogo all'altro, ora perchè gravava su di lui una pena di morte per aver ucciso a Roma un certo Ranuccio Tomassoni, ora perchè perseguitato dai sicari di un cavaliere di Malta che egli aveva offeso.
Ma ritengo che il motivo più importante consista nel fatto che Caravaggio rappresenti il paladino della difesa della libertà di pensiero, del desiderio di essere assolutamente autentico contro ogni conformismo sociale e religioso, insomma egli è colui che lotta fino all'ultimo respiro per sottrarsi alla prepotenza di una società che imponeva, ieri come oggi, l'omologazione a comportamenti prima di tutto di obbedienza ai gruppi dominanti. E tanto più ci si accaniva contro di lui, tanto più egli si opponeva con i suoi comportamenti e soprattutto col suo geniale pennello, mettendo a nudo le contraddizioni e il marciume di quei gruppi stessi.
Ora Michele Placido si cimenta in una regia di certo impegnativa, visto il personaggio che si maneggia, e aspettiamo con ansia l'uscita del film per valutarne il valore. Altrettanto difficile il compito di Riccardo Scamarcio che deve interpretare un uomo così complesso nel suo fulgore e nella sua fragilità.
Ne riparleremo.
Pippo Lombardo

