"Habemus papam", film del 2011 di Nanni Moretti, mi sembra più che attuale riguardo alla tematica che viene trattata con intelligenza e quel tanto di ironia che si aleggia leggera e significativa tra le parole dei dialoghi e tra le immagini di una contemporaneità colta in un momento molto speciale come quello di una elezione papale, con tutto il suo carico di rito lento e plurisecolare, rito che nella sua complessità e nelle sue regole ferree sembra confliggere, invece, con una società dimentica di ogni rito sacrale e di profondi signifcati, votata piuttosto a ciò che è opposto alla sacralità, quindi a tutto ciò che è terreno, con una forza che lambisce anche le inveterate mura vaticane, che sembrano tremare difronte a una crisi di valori antichi ritenuti universali e incrollabili, ma che si rivelano insicuri davanti all'emergere di una fragilità tutta umana, profondissimamente umana, incarnata in quella storia personale del un nuovo pontefice che, in preda a un vortice di incertezze e timori, sprofonda negli abissi del suo animo ferito, facendo ancor più sprofondare nel panico quanti gli ruotano attorno col preciso compito di condurre fino in fondo quanto è stato deciso dal conclave.
In certi momenti della narrazione ci coglie il brivido di assistere a una profezia. Ma forse, più modestamente, si tratta di un'interpretazione dei tempi che cambiano, che vanno verso una direzione difficile da prevedere.
Pluripremiato, giudicato in modi molto contrastanti, in ogni caso è da vedere per chi non l'ha mai visto, da rivedere per chi lo consoce già.
Pippo Lombardo

